Salute e sanità
Il destino della chirurgia nelle mani dei medici
Highlights dell’intervista a Giulio Nicita
di Amos Tozzini | xx xx 2026
Di cosa parliamo in questo articolo?
In questo articolo esponiamo i punti salienti dell’intervista a Giulio Nicita, Professore Emerito di Urologia presso l’Università degli Studi di Firenze.
Nicita ha accumulato decenni di esperienza professionale e ha vissuto in prima persona il passaggio dalla chirurgia open alla laparoscopia. Oggi che siamo all’alba di un nuovo e radicale paradigma, quello della robotica, abbiamo chiesto al Professore quali siano, secondo lui, le potenzialità e le criticità che dovranno essere affrontate dalla comunità degli scienziati e dei cittadini.
Di seguito ci concentriamo sulle capacità operative dei robot in sala operatoria, sui cambiamenti nella relazione medico-paziente-familiari, e sulla progettazione delle strategie di implementazione delle nuove tecnologie nel settore sanitario.
L’intervista, qui pubblicata sui Quaderni di sAu, presenta gli highlights di un colloquio esteso che sarà inserito in un progetto editoriale dedicato alla collana sAu Community.
Fonte: Researchgate
Il prof. Nicita è Professore Emerito di Urologia presso l’Università degli Studi di Firenze, Medico chirurgo urologo con oltre 45 anni di esperienza in ambito universitario, clinico e ospedaliero.
Un medium caldo o freddo?
Marshall McLuhan, sociologo e studioso dei media canadese tra i più importanti del secolo scorso, divideva i media tra caldi e freddi. I primi sono media che trasmettono molti e dettagliati dati attraverso un canale sensoriale specifico, che non richiedono particolari integrazioni di informazioni e che quindi si caratterizzano per una fruizione passiva. I secondi, viceversa, forniscono un numero minore e a definizione inferiore di dati stimolando più canali sensoriali e richiedono per questo una partecipazione attiva per completare il messaggio.
Se volessimo ricondurre ad una di queste due categorie dicotomiche i robot usati nelle sale operatorie, medium del presente e ancora di più del futuro della chirurgia, ci troveremmo tuttavia in difficoltà. Da una parte, per usare le parole di McLuhan, sono strumenti ad altissima definizione, in grado di fornire informazioni puntualissime e di potenziare di molto i sensi. Visori e proiettori, ad esempio, rendono visibili sezioni del corpo altrimenti inaccessibili non solo al chirurgo che sta operando, ma a tutta l’equipe medica presente. Dall’altra, essi non si limitano alla sola vista e funzionano con il coinvolgimento attivo di chi ne fa uso. Punte orientabili e braccia comandabili permettono di eseguire tagli precisissimi senza alcuno sforzo fisico, ampliando e migliorando le azioni che il chirurgo può decidere di eseguire.
L’introduzione di nuove tecnologie spesso spaventa perché comportano una conoscenza distaccata e quindi inautentica, se non addirittura falsa. Per la chirurgia robotica è vero il contrario. In questo caso, una fruizione mediata della realtà si risolve in un’esperienza più vicina alle cose: un’iper-realtà non parziale o riprodotta, ma più completa che mai. Strumenti come i sistemi Da Vinci, Hugo o Monarch fanno vedere dettagliatamente, capire chiaramente, agire in modi nuovi e con maggiore libertà.
«Fu subito chiaro che il robot rappresentava un notevole progresso rispetto alla laparoscopia. La visione è tridimensionale, gli strumenti hanno la punta orientabile, le legature si eseguono facilmente. Non c’è neppure la fatica fisica di impugnare gli strumenti. La visuale nel campo operatorio raggiunge aree che prima erano difficilmente accessibili, persino con la chirurgia open. Il vero progresso introdotto dal robot è quello di aver reso molte manovre più facili.»
Prof. Giulio Nicita
Fonte: swissmedical.net
Il robot da Vinci è il sistema di chirurgia mininvasiva più avanzato al mondo, utilizzato per interventi ad alta precisione in urologia, ginecologia e chirurgia generale. Il chirurgo, attraverso dei joystick, manovra braccia robotiche da una stazione con visione 3D. La console consente così movimenti estremamente precisi, elimina il tremore tipico della mano umana e restituisce una magnificazione delle immagini e un’angolazione visuali altrimenti impossibili.
La ricerca esplora l’impatto delle tecnologie sulla chirurgia, la relazione medico-paziente, la professionalità clinica e la formazione, valorizzando l’integrazione tra competenze umane e strumenti innovativi.
Il (con)tatto umano
I robot non sostituiranno il medico. Per quanto superiori possano essere, per quanto perfetti possano sembrare, avremo comunque a che fare con macchine che sanno solo imitare l’intelligenza e il comportamento umani. Anzi, più saranno efficaci e capaci di cose all’essere umano impossibili, tanto più, paradossalmente, il ruolo dei professionisti in carne e ossa sarà centrale. Tanto nelle sue criticità quanto nelle sue potenzialità, la robotica esalta le peculiarità umane: quello che di cui solo essa è capace, assume un senso in quanto strumento per i medici; quello di cui non è capace, è una qualità personale insostituibile.
Esalta le competenze teoriche e intellettuali, perché le analisi e le previsioni che i computer possono elaborare ma non comprendere hanno valore se usate da un esperto in grado di contestualizzarle e declinarle in soluzioni creative adatte al caso specifico. Esalta le competenze tecniche e manuali, perché aghi e forbici di precisione sono utili solo nelle mani di persone che capiscono cosa fare e dove farlo grazie a un’intelligenza multisensoriale e organica.
Ma esalta anche le qualità meno tangibili e misurabili. Le qualità relazionali ed emotive sono da sempre indispensabili in qualunque area della medicina, e non inizieranno certo adesso a perdere rilevanza. Le evoluzioni sociali e tecnologiche che la sanità sta vivendo e che stanno cambiando i rapporti tra professionisti e pazienti non ne stanno mettendo in dubbio l’importanza. Piuttosto, evidenziano la necessità di un adattamento alle nuove esigenze e ai nuovi bisogni.
Progetto
“Robotica, Intelligenza Artificiale, Chirurgia e Comunicazione”
L’intervista, pubblicata sui Quaderni di sAu, presenta gli highlights di un colloquio esteso inserito nel progetto editoriale del volume “Robotica e chirurgia: ieri, oggi e domani” della collana sAu Community.
La ricerca esplora l’impatto delle tecnologie sulla chirurgia, la relazione medico-paziente, la professionalità clinica e la formazione, valorizzando l’integrazione tra competenze umane e strumenti innovativi.
Occorre capire le paure e le aspettative di chi deve sottoporsi a un intervento delicato. Serve spiegare in modo semplice ed esaustivo ciò che i pazienti sanno in modo inesatto o che non sanno. Serve informare i familiari su quello di cui si è certi e, con la stessa chiarezza, su quello che è solo probabile. E per tutto questo è necessaria l’empatia che si crea solo nei rapporti vissuti vis a vis e che ci qualifica come esseri umani.
L’unicum, per così dire, antropologico è il tatto. Il tatto sensoriale della mano del chirurgo che la macchina non restituisce (vulnus più evidente della robotica che infatti già sta venendo colmato). Il tatto empatico di una persone che ascolta l’altro e non solo ne capisce (intellettualmente) i bisogni medici, ma ne sente (emotivamente) le esigenze individuali.
«Un limite della chirurgia robotica, tuttora in fase di superamento con i nuovi modelli, è l’assenza di sensibilità tattile. […]
Direi che non c’è più paura della tecnologia, anzi. Il problema, semmai, è che l’aspettativa è a volte troppo alta: c’è l’idea che l’intervento con il robot non abbia alcuna conseguenza. Poi, quando qualcosa va storto, anche se rientra nella normalità chirurgica, c’è delusione, e questo può generare astio nei confronti del chirurgo. E questo astio, spesso, non viene solo dal paziente, ma anche dai familiari. Bisogna parlarne chiaramente fin dall’inizio.»
Prof. Giulio Nicita
Una digitalizzazione da progettare
Se è chiara la centralità dell’esperienza e dei valori umani, è altrettanto chiaro che un’offerta sanitaria di qualità non potrà non passare per la robotica e l’intelligenza artificiale. Gli ospedali e i centri migliori saranno quelli dove queste ultime saranno disponibili. Le scuole e le università che formeranno i professionisti più preparati saranno quelle dove gli studenti verranno addestrati ad usarle. I centri di ricerca che faranno le scoperte più impattanti saranno quelli dove si potrà sperimentare con esse. Per non creare strutture e medici di serie B e per non costringere i cittadini ad accontentarsi di soluzioni peggiori di quelle a cui potrebbero legittimamente aspirare o, qualora se lo potessero permettere, a una “migrazione sanitaria”, occorre una strategia tecnologica nazionale. Per questo motivo, il finanziamento della cosiddetta e-Health è un tema non tanto economico, ma piuttosto sociale.
Nel 2018 in Italia, stando a uno studio di Emilio Sacco, Riccardo Bientinesi, Pier Francesco Bassi, erano presenti 73 dispositivi Da Vinci: 44 nel Nord, 20 nel Centro e 9 nel Sud. Secondo un report dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, ci sono forti differenze in base alle tipologie di strutture. Gli IRCCS pubblici, ad esempio, nel 2023 hanno effettuato più del doppio di interventi di chirurgia robotica delle aziende ospedaliere nel 2023. Altro fattore discriminante è la geografia: se in Lombardia, prima regione per numero di interventi di chirurgia robotica, si contano 7.045 casi, in Veneto, la seconda, se ne contano 4.477, poco più della metà. Numeri che confermano la necessità di agire per portare tutti al medesimo livello.
La crescente presenza dei robot pone poi la questione della loro proprietà: quali sono le aziende produttrici? Come creano i loro prodotti? Con quali scopi?
Sebbene la concorrenza negli ultimi tempi sia aumentata, il mercato è dominato da pochi attori: Intuitive Surgical con Da Vinci, Medtronic plc e il suo Hugo, e il Rosa Robot della Zimmer Biomet Robotics, per citare i più noti. Va da sé che una cerchia così ristretta può permettersi di fare la voce grossa sui prezzi e sulle condizioni. Infatti, come evidenzia lo stesso prof. Nicita, l’etica che guida gli operatori del settore non è diversa da quelle delle altre industrie: l’etica del profitto. Gli interessi dei pazienti e della ricerca, per quanto di natura evidentemente più sensibile e intima che in altri ambiti, vengono perciò ascoltati e soddisfatti solo nella misura in cui coincidono con maggiori entrate.
Serve un’azione per colmare queste lacune. Serve che i chirurghi non rimangano esclusi dai processi industriali di strumenti che saranno l’estensione dei loro organi. Serve che la privacy, la sicurezza e la salute dei cittadini venga tutelata. La tecnologia non è mai neutra, ma veicolo di valori e pratiche di chi ne definisce le funzioni: se la svolta dell’e-Health si rivelerà un beneficio per la cittadinanza, lo sarà non per gentile concessione, ma per scelta.
Oggi segnaliamo
Geniale. Come l’intelligenza artificiale sta cambiando le nostre vite, in collaborazione con FAIR
Tutti parlano di intelligenza artificiale, ma pochi la conoscono davvero? Cosa è, in concreto? Cosa fa di tanto rivoluzionario? Come cambia, e come cambierà, le nostre vite? In questo podcast realizzato nel contesto del progetto FAIR, Matteo Bordone intervista in 10 puntate 20 esperti ed esperte per aiutare a fare chiarezza su un argomento tanto complesso. Creare ponti tra il mondo della ricerca e quello delle persone comuni è la sola strada per una progettazione socialmente impattante: per questo anche il Centro Ricerche sAu è impegnato in progetti e linee di ricerca che mettano la collettività al centro delle nuove tecnologie.
«Il robot, idealmente, dovrebbe essere presente in tutte le sale operatorie, proprio come lo è oggi l’attrezzatura laparoscopica. Purtroppo, per motivi di costo, solo i centri più grandi ne sono dotati. Questa è una politica discutibile, perché penalizza i chirurghi degli ospedali più piccoli, che diventano di fatto “medici di serie B”, privati della possibilità di eseguire interventi sempre più richiesti. Serve una strategia per abbattere i costi e rendere disponibile il robot in tutte le strutture. Le aziende dovrebbero collaborare con i chirurghi per sviluppare strumenti realmente utili. Purtroppo, l’etica industriale non è molto diversa da quella di qualsiasi altra impresa commerciale: l’obiettivo è il profitto.»
Prof. Giulio Nicita
Conclusione
L’intervista a Giulio Nicita illumina come la robotica non sostituisca l’umano nella chirurgia, ma lo potenzi, democratizzando l’accesso, personalizzando le cure e rivoluzionando la formazione attraverso simulatori e realtà aumentata. Emerge un bisogno urgente di prendere coscienza della trasformazione in atto e dei suoi effetti sulla società tutta. Una conditio sine qua non per iniziare a progettare il domani di un sistema sanitario democratico ed etico.
Nell’ambito della chirurgia robotica in urologia, l’intervista al prof. Carini si collega a quelle del prof. Andrea Minervini, attuale primario a Careggi, e del prof. Nicita, che ha visto arrivare il primo Da Vinci a Firenze. Le tre interviste fanno parte del progetto editoriale che porta alla composizione del volume Robotica e chirurgia: ieri, oggi e domani della collana sAu Community.
La medicina del futuro non esiste, la medicina si fa curando. Highlights dell’intervista a Marco Carini
di Amos Tozzini
L’articolo sintetizza un’intervista a Marco Carini, Professore Emerito di Urologia e Chirurgia Andrologica presso l’Università degli Studi di Firenze, figura di riferimento della chirurgia urologica e robotica italiana. A partire dalla sua lunga esperienza clinica e accademica, Carini riflette su come la chirurgia sia profondamente cambiata nel tempo e su come potrà evolvere in futuro. L’intervista mette in evidenza l’impatto della robotica sul lavoro dei medici, i benefici concreti per i pazienti e la trasformazione dei percorsi di formazione professionale, sottolineando il ruolo centrale dell’integrazione tra competenze umane, tecnologia e innovazione organizzativa.
Bibliografia/Sitofragia
- Agenzia per l’Italia Digitale (2024), Strategia Italiana per l’Intelligenza Artificiale 2024-2026. Online: https://www.agid.gov.it/sites/agid/files/2024-07/Strategia_italiana_per_l_Intelligenza_artificiale_2024-2026.pdf (data ultima consultazione: 24/10/24)
- Bassi P., Bientinesi R., Sacco e., I numeri della chirurgia robotica urologica italiana, in Urologia Journal, 82 (Suppl 1): S8-S10, Ottobre 2015. Online: https://www.researchgate.net/publication/282569004_Current_Status_of_Robotic_Urologic_Surgery_in_Italy (data ultima consultazione: 24/10/24)
- Catania Daniela et altri., Sistemi di Chirurgia Robotica, in Chirurgia Generale, Ginecologia e Urologia, Roma, Giugno 2025. Online: https://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato1756973256.pdf (data di ultima consultazione: 20/10/25)
- Deloitte (2024), Outlook Salute Italia: Prospettive e sostenibilità del Sistema Sanitario. Online: https://www.deloitte.com/content/dam/assets-zone2/it/it/docs/industries/government-public-services/2024/deloitte-2024-outlook-salute-italia.pdf (data ultima consultazione: 24/10/24)
- Fera B. et altri, Building and maintaining health care consumers’ trust in generative AI (6/6/25). Online: https://www.deloitte.com/us/en/insights/industry/health-care/consumer-trust-in-health-care-generative-ai.html (data ultima consultazione: 24/10/24)
- McLuhan M. (2015), Gli strumenti del comunicare, Il Saggiatore, Milano.
Autore
Amos Tozzini
Laureato in Pratiche, linguaggi e cultura della comunicazione presso l’Università degli Studi di Firenze. È collaboratore presso il Centro Ricerche “scientia Atque usus” per la Comunicazione Generativa ETS.