Salute e sanità
Highlights dell’intervista ad Andrea Minervini
di Amos Tozzini | xx xx 2026
Di cosa parliamo in questo articolo?
In questo articolo esponiamo i punti salienti dell’intervista a Andrea Minervini, Professore ordinario di Urologia presso il Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica, Università degli Studi di Firenze.
Minervini è direttore della SOD di Urologia Oncologica mini-invasiva ed Andrologica dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi e responsabile del programma di chirurgia robotica oncologica e urologica del Dipartimento di Urologia – Università degli Studi di Firenze. Inoltre, è membro del Comitato Tecnico Scientifico del Polo Regionale della Toscana in Chirurgia Robotica e del comitato esecutivo della Società Italiana di Urologia per il quadriennio 2021-2025, oltre che del Board dell’European School of Urology.
Abbiamo intervistato il professore per farci raccontare la sua esperienza con la chirurgia robotica e i benefici che questa ha sulla salute dei pazienti.
Di seguito, mettiamo in evidenza alcuni passaggi incisivi sulla scarsa invasività della chirurgia robotica, sulle innovazioni che ci aspettano e sulle sue possibili conseguenze etiche e sociali.
L’intervista, qui pubblicata sui Quaderni di sAu, presenta gli highlights di un colloquio esteso che sarà inserito in un progetto editoriale dedicato alla collana sAu Community.
Fonte: andreaminervini.it
Il Professor Minervini, Ordinario di Urologia dal Gennaio 2021 presso il Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica dell’Università degli Studi di Firenze, è tra i fondatori del Master in Comunicazione Medico Scientifica e dei Servizi Sanitari del Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica (Unifi) e del Centro Ricerche sAu.
La chirurgia del marshmallow
Uno dei test più noti e discussi della psicologia moderna è il cosiddetto “test del marshmallow”. L’esperimento venne condotto nel 1982 da Walter Mischel, professore di psicologia dell’Università di Stanford. L’intenzione era di studiare la resistenza alla tentazione. Lo svolgimento era semplice: alcuni bambini in età prescolare vennero lasciati da soli in una stanza per 15 minuti con la possibilità o di mangiare un marshmallow, o di resistere e poterne ottenere uno in più al termine dei 15 minuti.
Il test rivelò una tendenza diffusa a mettere in atto comportamenti anche evidentemente irrazionali: solo una minoranza dei bambini infatti preferì rinunciare al singolo marshmallow subito per due marshmallow dopo.
Inoltre, attraverso osservazioni di follow-up negli anni successivi, Mischel evidenziò numerosi correlazioni tra le caratteristiche di chi aveva effettuato una determinata scelta e vari aspetti emersi nel corso della loro vita. Ad esempio, i bambini che avevano atteso per la ricompensa maggiore avevano ottenuto risultati migliori ai test di ammissioni per l’università, una capacità di sopportare lo stress e un’autostima migliori.
Talvolta, le stesse dinamiche si verificano anche quando non si tratta di bambini o caramelle.
Se per un adulto particolarmente goloso il test del marshmallow sarebbe una passeggiata, ci sono numerosi casi in cui il rapporto costi-benefici non è altrettanto chiaro. La tecnologia è uno di questi. Si pensi agli smartphone e ai numerosi dibattiti che hanno suscitato e continueranno a suscitare. Se da un lato sono un accessorio utile e comodo in molti modi diversi, dall’altro sembrano aver generato altrettanti problemi, oltre ad averne risolti. Ad esempio, l’accesso a portata di click delle notizie del giorno ha portato ad una cittadinanza più informata? Oppure è stato un veicolo di fake-news e ignoranza? E ancora, vale la pena spendere centinaia di euro per il modello più performante sul mercato? O è meglio optare per uno più economico, ma meno performante e sicuro?
Ma anche quando la bontà di una tecnologia è nota, sostenerla e adottarla non è per questo scontato. Non solo nelle piccole scelte quotidiane (è preferibile un sistema di antivirus sicuro che protegga i miei dati o la smart tv con schermo ad alta risoluzione?), ma anche in quelle politiche, che coinvolgono intere comunità. Un governo che deve pensare alle generazioni future e allo stesso tempo al benessere di quelle presenti quanto dovrebbe investire in strumenti i cui benefici si avranno solo tra alcuni decenni, sottraendo risorse ad altri che avrebbero ricadute immediate?
Chi lavora in ambito chirurgico si trova frequentemente davanti a dilemmi simili, affrontando la sfida di tenere insieme i due estremi, ma con una visione sempre di lungo corso. Perché ciò che oggi è esclusiva della ricerca, che è ancora ad uno stadio sperimentale, nel giro di pochi anni potrebbe fare la differenza tra una condizione di vita tollerabile o meno, se non addirittura tra la vita e la morte. Se nei decenni passati non avessimo investito nelle tecniche di chirurgia mini-invasiva, oggi le fasi post-operatorie non sarebbero così leggere, i pazienti più fragili non potrebbero affrontare molte operazioni, e su molte patologie non si potrebbe intervenire.
In chirurgia, così come in tutti i settori che hanno a che fare con la salute delle persone, l’innovazione tecnologica è un tema centrale, perché, come emerge dalle parole del prof. Minervini, fa la differenza non tra una sanità all’avanguardia e una semplicemente “figlia del suo tempo”, ma tra una sanità efficiente ed una inefficiente.
Progetto
“Robotica, Intelligenza Artificiale, Chirurgia e Comunicazione”
L’intervista, pubblicata sui Quaderni di sAu, presenta gli highlights di un colloquio esteso inserito nel progetto editoriale del volume “Robotica e chirurgia: ieri, oggi e domani” della collana sAu Community.
La ricerca esplora l’impatto delle tecnologie sulla chirurgia, la relazione medico-paziente, la professionalità clinica e la formazione, valorizzando l’integrazione tra competenze umane e strumenti innovativi.
«Il danno tissutale, lo stress e anche il dolore post-operatorio sono minori. In altre parole, il recupero è molto più rapido. Vedere un paziente che, dopo un intervento chirurgico anche molto complesso, recupera rapidamente senza avere problemi di dolore, infezioni o complicanze di altro genere è per me la più grande soddisfazione e mi spinge sempre ad andare oltre: a mettere in discussione il dover mettere o non mettere un drenaggio e quindi a ridurre sempre di più l’impatto che questa chirurgia può avere sul paziente»
Prof. Andrea Minervini
Operare meno, operare meglio
L’innovazione tecnologica in campo chirurgico non passa solo per la chirurgia. Come recita un vecchio adagio del marketing, less is more. Allo stesso modo, l’operazione migliore è quella a cui non è necessario sottoporsi o, al più, quella meno invasiva possibile. Per questo, alcune tra le evoluzioni più promettenti sono al di fuori delle sale operatorie.
Come riconosce Minervini stesso, in futuro le terapie mediche giocheranno un ruolo sempre più centrale. Queste infatti, evitando o coadiuvando un intervento chirurgico, contribuiscono notevolmente nel migliorare la qualità della vita.
Per quanto riguarda ad esempio l’urologia, già oggi l’European Association of Urology (EAU), nelle sue linee guida, nei casi possibili, raccomanda alternative come l’uso di alfa-bloccanti o l’alcalinizzazione delle urine per l’espulsione dei calcoli renali, oltre che prescrizioni alimentari per uno stile di vita sano.
Potenziare le terapie già esistenti e sperimentarne di nuove è perciò il primo passo evitare ulteriori complicazioni.
La chirurgia poi guarda con interesse anche all’intelligenza artificiale. Al momento esse sono, di fatto, uno strumento che permette all’operatore di eseguire un intervento: non che sia poco, ma già si intravedono potenzialità ulteriori. Un domani, secondo Minervini, l’AI potrà portare avanti chirurgie dapprima di bassa, poi di media e infine di alta complessità in completa autonomia.
Anche qui, ciò a cui dobbiamo prestare attenzione è la qualità della performance chirurgica per il paziente. Nella prostatectomia radicale, ad esempio, la chirurgia robotica riduce sensibilmente la perdita di sangue rispetto alla chirurgia aperta, la percentuale di pazienti che necessitano di trasfusioni è inferiore al 2% con la chirurgia robotica (contro il 15-20% delle tecniche tradizionali), mentre i tempi di recupero e ospedalizzazione si riducono da 5 a 1-2 giorni, con complicanze funzionali molto minori.
Come raccontava il prof. Nicita in una nostra precedente intervista, il paradigma si è ribaltato Un intervento è tanto migliore quanto è meno invasivo: non più “grande chirurgo, grande taglio”, ma grande chirurgo, piccolo taglio. E per far sì che sia possibile, serve investire anche in quello che non è strettamente riconducibile alla chirurgia.
Anche qui, ciò a cui dobbiamo prestare attenzione è la qualità della performance chirurgica per il paziente. Nella prostatectomia radicale, ad esempio, la chirurgia robotica riduce sensibilmente la perdita di sangue rispetto alla chirurgia aperta, la percentuale di pazienti che necessitano di trasfusioni è inferiore al 2% con la chirurgia robotica (contro il 15-20% delle tecniche tradizionali), mentre i tempi di recupero e ospedalizzazione si riducono da 5 a 1-2 giorni, con complicanze funzionali molto minori.
Oggi segnaliamo
Human-AI collectives make the most accurate medical diagnoses
Fonte: cnr.it
La contrapposizione tra macchine ed esseri umani è una falsa domanda: non si tratta di competizione, ma di collaborazione. Uno studio del Max Planck Institute for Human Development in collaborazione con il CNR-ISTC mostra che gruppi ibridi uomo-AI producono diagnosi mediche più accurate rispetto a medici o sistemi di AI presi singolarmente, grazie a un rafforzamento reciproco.
La diffusione dell’intelligenza artificiale non implica quindi la sostituzione dell’essere umano, ma l’elaborazione di nuovi modelli collaborativi orientati al benessere collettivo. La ricerca evidenzia come l’integrazione tra competenze umane e tecnologie innovative possa migliorare la chirurgia, la relazione medico-paziente, la professionalità clinica e i processi di formazione.
Come raccontava il prof. Nicita in una nostra precedente intervista, il paradigma si è ribaltato Un intervento è tanto migliore quanto è meno invasivo: non più “grande chirurgo, grande taglio”, ma grande chirurgo, piccolo taglio. E per far sì che sia possibile, serve investire anche in quello che non è strettamente riconducibile alla chirurgia.
«Il futuro invece più lontano è difficile prevederlo, però sicuramente la chirurgia sarà molto, in primo luogo, più coadiuvata da terapie mediche che potrebbero ottenere ottimi risultati con o senza l’ausilio della chirurgia. Secondariamente, la chirurgia potrebbe essere maggiormente guidata dalle tecnologie robotiche anche nel guidare l’intervento, non solo nel permettere all’operatore di fare l’intervento. Una volta che l’intelligenza robotica diventerà autonoma potrà portare avanti chirurgie dapprima di bassa, poi di media e infine di alta complessità, senza l’ausilio dell’uomo»
Prof. Andrea Minervini
Oltre la sala operatoria
In filosofia si fa spesso ricorso a quelli che vengono chiamati “esperimenti mentali”. Si tratta di situazioni e scenari ipotetici, talvolta irrealistici, per presentare possibili soluzioni a problemi reali. Uno dei più noti è il cervello nella vasca di Hilary Putnam, nel quale ipotizza che un cervello sia imprigionato in una realtà simulata in cui ha esperienze consce senza però che queste siano collegate a cose o eventi nel mondo reale, per chiedersi se si avrebbe comunque esperienza del mondo reale o no. Per quanto fantascientifico, l’esperimento, formulato nel 1981, poneva questioni, come spesso accade in questi casi, non soltanto interessanti per il momento, ma che anticipano temi che negli anni diventano urgenze sociali. E il cervello nella vasca di Putnam, oggi che con i computer ci parliamo, lo dimostra.
Davanti a situazioni in costante divenire, un approccio simile può essere un vero e proprio strumento euristico per ideare soluzioni creative e prevenire gli scenari peggiori prima ancora che si materializzino. Soprattutto, sono l’occasione per osservare un fenomeno da angolazioni diverse e coglierlo nella sua tridimensionalità.
La chirurgia non è solo un medico che opera un paziente. La chirurgia è la vita di una persona dopo un intervento, è il difficile calcolo dei costi e dei benefici di esporsi a possibili rischi, è la necessità di spostarsi in un altro luogo con un’offerta sanitaria migliore, è l’investimento di un individuo per il benessere proprio o di un affetto, è il rapporto tra chi affida letteralmente la sua vita nelle mani di uno sconosciuto. In questo senso, la chirurgia ha bisogno, al di là degli aspetti tecnici e operativi, di farsi domande esistenziali per tutto ciò che moralmente, socialmente e giuridicamente verrà stravolto nei prossimi decenni.
E, visti gli infiniti sviluppi possibili, le domande non mancano.
Come cambierà la mobilità sanitaria quando sarà possibile operare a distanza di centinaia di chilometri? Come cambieranno le missioni assistenziali di professionisti e volontari in paesi lontani?
Quando i robot potranno operare in autonomia, chi sarà responsabile se qualcosa andrà storto? Quali tutele ci saranno per il paziente?
Rassegna stampa
Chirurgia urologica, il professore Minervini presenta le novità: “Firenze capitale della medicina del futuro”
A margine dell’evento “CILR and AI 25 – Challenges in Laparoscopy and Robotics and Artificial Intelligence”, è intervenuto il prof. Minervini, parlando del ruolo della robotica in ambito chirurgico e dell’importanza strategica dell’ A.O.U Careggi nel panorama nazionale e internazionale. La ricerca esplora l’impatto delle tecnologie sulla chirurgia, la relazione medico-paziente, la professionalità clinica e la formazione, valorizzando l’integrazione tra competenze umane e strumenti innovativi.
Se per operare saranno indispensabili avanzatissimi e costosissimi macchinari prodotti da poche grandi aziende, come cambieranno i rapporti di forza tra stati diversi e tra amministrazioni pubbliche ed enti privati? E come influenzeranno la salute delle persone questi rapporti?
Trovare delle risposte sarà difficile, e forse nemmeno necessario. Ma senza un adeguato progresso morale e valoriale, non ci può essere alcun progresso tecnologico. Per questo, la comunità scientifica e la cittadinanza tutta devono impegnarsi perché i due vadano di pari passo.
Perché, parafrasando una frase di José Mourinho, chi sa solo di chirurgia, non sa niente di chirurgia.
«In futuro la chirurgia robotica potrà essere eseguita, come già avviene, a centinaia o migliaia di chilometri di distanza tra l’operatore e il paziente. Allora, cosa potrebbe succedere in presenza di una problematica? Quale può essere il costo sociale di una telechirurgia che eviterebbe a molti pazienti di spostarsi lungo l’Italia per raggiungere la meta da loro scelta? Cosa potrebbe rappresentare non solo in un microcosmo italiano, ma a livello mondiale? Immaginate le grandi aziende americane che colonizzerebbero in maniera ancora più attiva l’Est asiatico o l’Africa: basterebbe dotarsi del robot senza avere il chirurgo in sede, ma avendo semplicemente degli assistenti»
Prof. Andrea Minervini
Conclusione
L’intervista a Andrea Minervini evidenzia come investire oggi in innovazione, anche a costo di rinunce nel presente, migliora qualità delle cure, recupero dei pazienti ed efficienza del sistema sanitario. Tuttavia, avverte anche come l’evoluzione tecnologica sollevi questioni etiche, sociali e politiche che richiedono una crescita morale parallela a quella scientifica.
Nell’ambito della chirurgia robotica in urologia, l’intervista al prof. Carini si collega a quelle del prof. Andrea Minervini, attuale primario a Careggi, e del prof. Nicita, che ha visto arrivare il primo Da Vinci a Firenze. Le tre interviste fanno parte del progetto editoriale che porta alla composizione del volume Robotica e chirurgia: ieri, oggi e domani della collana sAu Community.
Il destino della chirurgia nelle mani dei medici. Highlights dell’intervista a Giulio Nicita
di Amos Tozzini
In questo articolo esponiamo i punti salienti dell’intervista a Giulio Nicita, Professore Emerito di Urologia presso l’Università degli Studi di Firenze.
Nicita ha accumulato decenni di esperienza professionale e ha vissuto in prima persona il passaggio dalla chirurgia open alla laparoscopia. Oggi che siamo all’alba di un nuovo e radicale paradigma, quello della robotica, abbiamo chiesto al Professore quali siano, secondo lui, le potenzialità e le criticità che dovranno essere affrontate dalla comunità degli scienziati e dei cittadini.
Di seguito ci concentriamo sulle capacità operative dei robot in sala operatoria, sui cambiamenti nella relazione medico-paziente-familiari e sulla progettazione delle strategie di implementazione delle nuove tecnologie nel settore sanitario.
Bibliografia/Sitofragia
- European Association of Urology (EAU), EAU GUIDELINES ON UROLITHIASIS (2024). Online: https://uroweb.org/guidelines/urolithiasis
- Ferrario L., et altri, La chirurgia robotica e i suoi benefici: un viaggio multidimensionale guidati dall’HTA (29/1/25). Online: https://trendsanita.it/la-chirurgia-robotica-e-i-suoi-benefici-un-viaggio-multidimensionale-guidati-dallhta/
- Marino D., Chirurgia robotica, come funziona: sviluppi e prospettive (24/7/25). Online: https://www.agendadigitale.euH. Putnam, Brains in a Vat, 1981/sanita/chirurgia-robotica-come-funziona-sviluppi-e-prospettive/
- Mischel W., Il test del marshmallow, (2019), Carborio Editore, Milano.
- Pinker S., Razionalità. Una bussola per orientarsi nel mondo (2021), Mondadori, Milano.
- Putnam H.,The brain in a Vat (2016), Cambridge University Press, Cambridge.
Autore
Amos Tozzini
Laureato in Pratiche, linguaggi e cultura della comunicazione presso l’Università degli Studi di Firenze. È collaboratore presso il Centro Ricerche “scientia Atque usus” per la Comunicazione Generativa ETS.