Agricoltura e sviluppo del territorio
Il valore di una comunicazione scientifica consapevole
Dalla divulgazione alla partecipazione: riflessioni dall’incontro “Comunicare la scienza in maniera etica ed efficace” all’Accademia dei Georgofili
di Matilde Mariella Agostini | 12 10 2026
Di cosa parliamo in questo articolo?
Come si comunica la scienza quando i temi in gioco riguardano i cittadini e le cittadine e il futuro della società tutta? Agricoltura, ambiente e alimentazione sono questioni di rilievo nel dibattito pubblico, ma al contempo sono ambiti nei quali una comunicazione poco accurata può sfociare in disinformazione, semplificazione e allarmismo. L’evento “Comunicare la scienza in maniera etica ed efficace. Quando la divulgazione è costruttiva”, organizzato dall’Accademia dei Georgofili il 1° ottobre 2026, ha messo a confronto ricercatori e giornalisti per riflettere su come rendere accessibile la complessità del sapere scientifico e delle informazioni senza però impoverirla e su come costruire una comunicazione capace di generare interesse, confronto e partecipazione.
Acta diurna
Comunicare la Scienza in maniera etica ed efficace. Quando la divulgazione è costruttiva
Accademia dei Georgofili, 01/10/2026
Giovedì 1 ottobre, all’Accademia dei Georgofili di Firenze, si è tenuto l’incontro dedicato alla divulgazione di temi complessi legati ad agricoltura, ambiente e alimentazione e agli strumenti per una comunicazione rigorosa, chiara e coinvolgente.
Un nuovo patto per comunicare la scienza
L’incontro all’Accademia dei Georgofili ha messo in evidenza come la divulgazione non possa essere considerata compito esclusivo degli scienziati. Di fronte alla complessità di temi come agricoltura, ambiente e alimentazione orientarsi nell’informazione richiede un confronto continuo tra competenze e soggetti diversi: il mondo della ricerca, i media, le istituzioni e le realtà del territorio.
Da qui emerge la necessità di costruire un nuovo patto comunicativo, capace di mettere in relazione chi genera la conoscenza, chi la racconta e chi ne fruisce; un patto, dunque, che permetta ai cittadini e alle cittadine, agli operatori e alle operatrici del mondo agricolo e alle associazioni di categoria di orientarsi nell’informazione di qualità, comprendendone la complessità e partecipando così al confronto.
Comunicare la scienza, dunque, non coincide con la mera trasposizione delle informazioni da parte di chi le possiede a chi non le possiede, ma significa creare le condizioni perché quelle informazioni possano essere comprese, messe in relazione con punti di vista diversi e con le esperienze di chi le riceve, nonché messe in discussione. Secondo questa prospettiva, quindi, il destinatario non è un soggetto passivo, bensì un interlocutore con il quale costruire un rapporto. È proprio su queste basi che si sono articolati gli interventi dei relatori dell’incontro: rendere comprensibile la complessità senza banalizzarla, fronteggiare la disinformazione e raccontare la crisi ambientale lasciando a tutti e tutte la possibilità di agire. A seguire, alcuni dei passaggi più significativi emersi dagli interventi dei relatori.
Progetto
L’intervista è stata realizzata nel contesto del progetto Intelligenza Idrica, dedicato alla costruzione di una cultura sistemica dell’acqua e allo sviluppo di strategie condivise per la sua gestione sostenibile, mettendo in dialogo ricerca scientifica, istituzioni, innovazione tecnologica, sistemi produttivi e comunità territoriali.
Luca Toschi – Per una comunicazione che genera comunità di interessi
Luca Toschi, direttore del Centro Ricerche “scientia Atque usus” per la Comunicazione Generativa ETS, del Generative Communication Lab della Fondazione PIN dell’Università di Firenze, professore dell’Università degli Studi di Firenze e Accademico dei Georgofili, ha riflettuto sul ruolo della comunicazione scientifica, intesa non come semplice trasferimento di informazioni, ma come strumento per creare le condizioni necessarie alla costruzione di una comunità di interesse. In questa prospettiva, la comunicazione non può essere considerata un passaggio successivo alla realizzazione di un progetto, da attivare quando il prodotto è già pronto e deve essere presentato. Al contrario, il rapporto con le persone interessate dovrebbe iniziare già nella fase di ideazione, quando il progetto prende forma, attraverso l’ascolto dei bisogni, il coinvolgimento e il confronto dei diversi soggetti. In questo modo, la comunità non viene individuata come destinatario di qualcosa che è già stato deciso e realizzato, ma diventa parte del processo stesso di ideazione e costruzione. Coinvolgere le comunità significa quindi ascoltare i bisogni e le esigenze di coloro che saranno chiamati a utilizzare quel dato prodotto, a conoscere e a vivere quel progetto, contribuendo così alla sua costruzione.
Coinvolgere le comunità significa quindi ascoltare i bisogni e le esigenze di coloro che saranno chiamati a utilizzare quel dato prodotto, a conoscere e a vivere quel progetto, contribuendo così alla sua costruzione. Un esempio di questa impostazione è il progetto “Intelligenza Idrica”, progetto patrocinato dalla Regione Toscana, nel quale l’acqua viene assunta come punto di incontro tra agricoltura, ambiente, salute, economia, territorio e comunità. L’obiettivo non è soltanto aggregare e diffondere informazioni sull’acqua, ma mettere in relazione dati, ricerca scientifica, conoscenze dei territori e partecipazione, costruendo fin dall’inizio una comunità capace di riconoscerne il valore e di contribuire alle scelte che la riguardano. Così, anche il modo di raccontare l’agricoltura dovrebbe muoversi in questa direzione, andando oltre le sole difficoltà del settore per valorizzarne, invece, il legame con benessere, salute e qualità della vita. Si tratta di un modo di comunicare che non si limita a presentare l’agricoltura come un ambito distante, ma che la mette in relazione con le persone e con ciò che riguarda la loro quotidianità. Proprio attraverso questo rapporto, la comunità può diventare parte della comunicazione e non soltanto un destinatario finale, prendendo forma attraverso il confronto e la partecipazione. In una società sempre più frammentata, il rischio è proprio quello per cui la comunicazione finisca per ridursi a un rapporto diretto tra chi produce le informazioni e chi le riceve, mentre per rendere le informazioni realmente accessibili diventa necessaria una forma di mediazione, capace di creare interesse, inteso come “ciò che sta in mezzo”: quello spazio che permette a persone diverse di riconoscersi intorno a qualcosa e di costruire così comunità. Così, anche il modo di raccontare l’agricoltura dovrebbe muoversi in questa direzione, andando oltre le sole difficoltà del settore per valorizzarne, invece, il legame con benessere, salute e qualità della vita. Si tratta di un modo di comunicare che non si limita a presentare l’agricoltura come un ambito distante, ma che la mette in relazione con le persone e con ciò che riguarda la loro quotidianità. Proprio attraverso questo rapporto, la comunità può diventare parte della comunicazione e non soltanto un destinatario finale, prendendo forma attraverso il confronto e la partecipazione. In una società sempre più frammentata, il rischio è proprio quello per cui la comunicazione finisca per ridursi a un rapporto diretto tra chi produce le informazioni e chi le riceve, mentre per rendere le informazioni realmente accessibili diventa necessaria una forma di mediazione, capace di creare interesse, inteso come “ciò che sta in mezzo”: quello spazio che permette a persone diverse di riconoscersi intorno a qualcosa e di costruire così comunità.
Nunzio d’Agostino – Dalla ricerca al racconto: come rendere comprensibile la complessità
Nunzio d’Agostino, professore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e Accademico dei Georgofili, ha affrontato il tema della comunicazione scientifica dalla prospettiva di chi si occupa di ricerca, soffermandosi sulla difficoltà di rendere comprensibili contenuti complessi senza però impoverirli. Nel suo intervento, la distinzione tra “complicato” e “complesso” è centrale poiché se ciò che è complicato può risultare difficile da comprendere, la complessità implica invece relazioni tra diversi elementi che possono essere resi accessibili solo attraverso una mediazione efficace. Da qui la necessità di trovare un equilibrio tra una semplificazione eccessiva – che rischia di distorcere il contenuto – e una complessità lasciata senza strumenti per essere attraversata. Comunicare la ricerca significa quindi trovare un equilibrio tra linguaggio scientifico e forme di racconto capaci di rendere comprensibili i contenuti: non si tratta semplicemente di tradurre delle informazioni, ma di costruire un percorso che permetta anche a chi non appartiene al mondo della ricerca di comprenderne il significato. In questo senso, lo storytelling diventa uno strumento per dare una struttura alla conoscenza e accompagnare il pubblico attraverso concetti che potrebbero risultare difficili da comprendere se presentati unicamente attraverso il linguaggio scientifico.
Alessandra Bondi Bartolini – Debunking e rettifiche: sono davvero efficaci?
Alessandra Bondi Bartolini, giornalista e Accademica dei Georgofili, ha dedicato il suo intervento al debunking, mettendo in discussione l’idea che contrastare la disinformazione significhi semplicemente stabilire ciò che è vero e ciò che è falso. Difatti, una smentita efficace deve innanzitutto interrogarsi su come una determinata informazione si sia diffusa e sulle ragioni per cui le persone abbiano scelto di credervi, portando così in primo piano i nostri bias, la dimensione emotiva e il rapporto di fiducia che ciascuno costruisce con le proprie fonti. L’obiettivo non è unicamente combattere la disinformazione, bensì costruire un’informazione di qualità, senza trasformare la smentita in un giudizio su chi ha creduto a quell’informazione e creando le condizioni per un confronto. Questo significa comprendere che una persona può accettare un’informazione non soltanto sulla base delle proprie conoscenze, ma anche in relazione alle proprie convinzioni, alle proprie esperienze e alle fonti che considera affidabili. Per questo motivo, trattare la smentita come una semplice correzione rischia di interrompere il dialogo invece di favorirlo: se chi riceve l’informazione si sente giudicato, la comunicazione può diventare meno efficace. La smentita dovrebbe quindi partire dalla comprensione delle ragioni che hanno contribuito alla diffusione di quella determinata informazione, offrendone un’alternativa di qualità senza trasformare il debunking in un giudizio sulle persone.
Marco Merola – Terra, ambiente, clima: come il giornalismo costruttivo può battere la “news avoidance”
Marco Merola, giornalista e Accademico dei Georgofili, si è soffermato sulla comunicazione della crisi climatica, analizzando da vicino i rischi legati all’infodemia e al modo in cui i media contribuiscono a costruire la percezione dell’emergenza ambientale. Di fianco al negazionismo climatico, Merola ha richiamato l’attenzione sugli “apocalittici climatici”, ovvero su quelle narrazioni che, pur riconoscendo appieno la gravità della crisi in atto, finiscono per trasmettere l’idea che non sia più possibile fare niente. Il rischio è proprio quello che una comunicazione esclusivamente catastrofica produca rassegnazione, impotenza e passività al posto di favorire consapevolezza e partecipazione. Da qui nasce la necessità di un giornalismo in grado di raccontare la gravità della situazione senza però rinunciare alla possibilità di agire.
Conclusioni
Con questo incontro si è confermato l’impegno dell’Accademia nel promuovere e rafforzare la comunicazione come strumento di conoscenza, confronto e valorizzazione delle attività sia di chi lavora nell’ambito accademico sia di chi lavora nel campo dei media. Le riflessioni emerse durante il confronto mostrano come comunicare la scienza oggi significhi non solo rendere accessibili contenuti complessi, ma anche creare occasioni di dialogo e partecipazione tra ricerca, informazione e società. Gli interventi hanno messo in luce da prospettive differenti, la necessità di superare la concezione di comunicazione come semplice trasmissione di informazioni, poiché comunicare significa costruire relazioni, individuare forme di mediazione in grado di rendere attraversabile la complessità e creare le condizioni affinché le persone possano comprendere, confrontarsi e prendere parte al dibattito. In questo processo, assumono un ruolo importante sia la capacità di raccontare la ricerca attraverso linguaggi accessibili sia l’attenzione alle modalità con cui le informazioni vengono ricevute, interpretate e messe in relazione con le convinzioni e le esperienze individuali. Dunque, comunicare la scienza in maniera etica ed efficace significa interrogarsi continuamente su come, perché e per chi si comunica, riconoscendo che la modalità in cui la conoscenza viene raccontata può influenzare il modo in cui viene compresa e discussa. La comunicazione scientifica diventa così uno spazio nel quale ricerca, informazione e società possono incontrarsi, favorendo non soltanto una maggiore consapevolezza, ma anche la possibilità di partecipare al confronto sui temi che riguardano la collettività.
Ogni goccia conta
Intervista a Elena Bresci sulle strategie per raccogliere e conservare l’acqua, tra nuove tecnologie e pratiche antiche
Nell’intervista a Elena Bresci, Professoressa Ordinaria dell’Università di Firenze e direttrice del Water Harvesting Lab, il tema dell’acqua viene affrontato a partire dalle strategie per raccoglierla, conservarla e renderla disponibile nei momenti di maggiore scarsità. Dalle pratiche tradizionali alle nuove tecnologie, fino al rapporto tra grandi infrastrutture, territori e comunità locali, l’intervista offre uno sguardo sulle sfide della gestione idrica e sulle prospettive future anche per la Toscana.
Matilde Mariella Agostini
Studentessa del Corso di Laurea Magistrale in Pratiche, linguaggi e culture della comunicazione presso l’Università degli Studi di Firenze; corsista al Master di 1° livello in Pubblicità, Comunicazione e Creazione di Eventi presso Università degli Studi di Firenze.
Attualmente collabora con il Centro di Ricerche “scientia Atque usus” per la Comunicazione Generativa ETS nell’ambito di uno stage finalizzato alla redazione della tesi di laurea.