Cultura e Società

La partecipazione nasce dalla prossimità: il modello della

Fondazione IU Rusconi Ghigi di Bologna

I punti salienti dell’intervista a Elisabetta Caruso per la Fondazione

di Viola Davini | 05 10 2026

Di cosa parliamo in questa intervista? 

Coinvolgere la cittadinanza nei processi decisionali non significa soltanto organizzare incontri pubblici o mettere a disposizione piattaforme digitali. Significa soprattutto costruire relazioni di fiducia con le comunità, intercettarne i bisogni e creare le condizioni affinché tutte le persone possano contribuire alla vita della città.

In questa intervista, la Fondazione IU Rusconi Ghigi racconta l’esperienza sviluppata a Bologna negli ultimi anni, nella quale l’approccio di prossimità svolge un ruolo centrale: un modello che integra il lavoro quotidiano nei quartieri, gli strumenti digitali, i processi partecipativi e la coprogettazione con cittadini, associazioni e istituzioni.

Dai Laboratori di Quartiere al Bilancio Partecipativo, dall’Assemblea cittadina per il clima fino ai progetti di rigenerazione urbana, emerge una visione della partecipazione come processo continuo di ascolto, costruzione di relazioni e innovazione pubblica.

La Fondazione IU Rusconi Ghigi nasce nel 2024 dalla fusione di tre realtà bolognesi: Fondazione Rusconi, Fondazione Villa Ghigi e Fondazione Innovazione Urbana. Unisce competenze legate alla cultura, al patrimonio verde e alla trasformazione urbana, con l’obiettivo di promuovere una città più partecipata e sostenibile.

 

L’approccio di prossimità rappresenta uno degli elementi più innovativi del vostro lavoro. Come nasce questa esperienza?

L’approccio di prossimità è oggi uno degli elementi che caratterizzano maggiormente il lavoro della Fondazione. Fino a pochi anni fa ricoprivo personalmente il ruolo di agente di prossimità, mentre oggi coordino il gruppo di colleghe e colleghi che svolgono questa attività nei diversi quartieri della città.

L’agente di prossimità è una figura professionale che lavora direttamente sul territorio. Il suo compito è conoscere le comunità locali, ascoltarne i bisogni, individuare le energie civiche presenti nei quartieri e trasformare questo patrimonio di relazioni in percorsi di partecipazione e progettazione condivisa.

Questa figura non nasce da un modello già definito, ma da un processo di sperimentazione avviato nel 2017 con la prima edizione dei Laboratori di Quartiere. Negli anni si è progressivamente consolidata fino a diventare un punto di riferimento sia per le istituzioni sia per le comunità.

L’agente di prossimità svolge una duplice funzione: da un lato intercetta bisogni, idee e opportunità presenti sul territorio; dall’altro accompagna le persone verso gli strumenti di partecipazione promossi dall’amministrazione, come il Bilancio Partecipativo, i Laboratori di Quartiere o i percorsi di coprogettazione.

Più che comunicare informazioni, il suo lavoro consiste nel costruire relazioni di fiducia. La partecipazione nasce infatti dall’incontro con le persone nei luoghi della loro quotidianità, spesso ben oltre gli spazi tradizionalmente dedicati alla partecipazione.

Homepage del sito della Fondazione IU Rusconi Ghigi, dedicato alla progettazione del presente e del futuro della città, valorizzando le risorse ambientali e sociali come beni comuni.

https://fondazioneiu.it/

Quali sono oggi le principali sfide nel coinvolgere la cittadinanza?

La difficoltà principale consiste nel riuscire a coinvolgere una platea realmente rappresentativa della popolazione.

Anche quando si organizzano incontri accessibili, esisteranno sempre persone che, per motivi di lavoro, di cura familiare o di mobilità, non riusciranno a partecipare. Per questo motivo una parte fondamentale del nostro lavoro consiste nel raggiungere direttamente quelle comunità che rischiano di rimanere escluse dai percorsi più tradizionali.

Lo stesso vale per gli strumenti digitali. Da un lato permettono di coinvolgere persone che difficilmente parteciperebbero agli incontri in presenza; dall’altro possono escludere una parte della popolazione, in particolare le persone anziane, che incontrano maggiori difficoltà nell’utilizzo delle tecnologie.

Per noi la soluzione non consiste nello scegliere tra partecipazione online e partecipazione in presenza, ma nell’integrare entrambe. È proprio la combinazione tra strumenti digitali e lavoro di prossimità che consente di ampliare realmente le opportunità di partecipazione.

Ambito di Intervento

Cultura e Società

Se vogliamo che la complessità sia un valore e non una fonte di crescenti problemi, è necessario elaborare una visione e delle pratiche che ridefiniscano il rapporto fra scientia e usus. Per una società che abbandoni la cultura e le relative pratiche meccanicistiche

In questo percorso quale ruolo svolge la piattaforma Partecipa?

La piattaforma Partecipa, sviluppata dal Comune di Bologna anche sulla base dell’esperienza di Decidim, rappresenta il principale punto di accesso digitale ai processi partecipativi della città. Al suo interno vengono pubblicate tutte le opportunità di partecipazione, dai percorsi di quartiere alle consultazioni cittadine, consentendo ai cittadini di informarsi, contribuire con proposte e partecipare alle diverse iniziative. La piattaforma è particolarmente importante per il Bilancio Partecipativo, perché accompagna tutte le fasi del processo: dalla presentazione delle proposte fino alla votazione finale.

Anche in questo caso, però, lo strumento digitale non sostituisce il lavoro sul territorio. La piattaforma rappresenta uno spazio fondamentale di partecipazione, ma è l’attività quotidiana degli agenti di prossimità che permette di raggiungere pubblici diversi e rendere questi strumenti realmente accessibili.

Costruire reti è altrettanto importante quanto coinvolgere i singoli cittadini. Come lavorate con le comunità del territorio?

Un agente di prossimità segue mediamente un intero quartiere di Bologna, che conta tra i 40.000 e i 50.000 abitanti. È evidente che una sola persona non possa entrare direttamente in relazione con tutti. Per questo il nostro lavoro si basa sulla costruzione di reti territoriali. Collaboriamo stabilmente con associazioni, gruppi informali e realtà civiche che rappresentano diversi segmenti della popolazione e che svolgono un ruolo fondamentale di collegamento tra amministrazione e comunità.

Questo approccio è particolarmente importante quando lavoriamo con persone che, per motivi linguistici, culturali o sociali, partecipano meno ai processi istituzionali. Un esempio riguarda le comunità con background migratorio. Non disponendo internamente di figure specializzate nella mediazione culturale, abbiamo scelto di costruire relazioni con organizzazioni che operano già all’interno di queste comunità, come il Centro Interculturale del Comune di Bologna, gruppi di donne, associazioni e altre realtà territoriali. L’obiettivo è raggiungere le persone attraverso reti di fiducia già esistenti. In questo modo riusciamo a coinvolgere punti di vista che difficilmente emergerebbero nei percorsi partecipativi più tradizionali.

Il nostro è un approccio che si sviluppa su più livelli: dal singolo cittadino alle associazioni, fino ai servizi comunali e alle istituzioni. È una modalità di lavoro che richiama il modello della Quintuple Helix, mettendo in relazione soggetti diversi per costruire processi partecipativi più inclusivi.

Decidim: costruire la democrazia attraverso la tecnologia. Partecipazione, open source e innovazione democratica nell’intervista a Elsa Boloix, responsabile della comunicazione di Decidim
L’intervista a Elsa Boloix, responsabile della comunicazione di Decidim, racconta la storia e il funzionamento della piattaforma open source nata a Barcellona per favorire la partecipazione dei cittadini. Un approfondimento su come tecnologia, governance partecipativa e collaborazione possano contribuire a costruire nuove relazioni tra istituzioni e comunità.

Negli ultimi anni avete sperimentato anche l’Assemblea cittadina per il clima. Che cosa ha rappresentato questa esperienza?

L’Assemblea cittadina per il clima ha rappresentato un’evoluzione importante rispetto agli strumenti partecipativi che avevamo sperimentato fino a quel momento.

L’iniziativa nasce nell’ambito del percorso che vede Bologna impegnata a raggiungere la neutralità climatica entro il 2030. L’obiettivo era coinvolgere una rappresentanza della cittadinanza nella definizione di raccomandazioni rivolte all’amministrazione comunale. A differenza dei Laboratori di Quartiere, l’Assemblea aveva una funzione consultiva formalmente riconosciuta e le indicazioni emerse sono state assunte dalla Giunta e dal Consiglio comunale all’interno della programmazione delle politiche cittadine. Anche la selezione dei partecipanti è stata diversa rispetto agli altri percorsi. In collaborazione con l’Ufficio Statistica del Comune è stato costruito un campione rappresentativo della popolazione, tenendo conto di variabili come età, genere, livello di istruzione, condizione occupazionale e background migratorio. Le persone sono state poi estratte a sorte e invitate a partecipare. Per consentire una partecipazione realmente inclusiva è stato previsto anche un riconoscimento economico, così da compensare il tempo dedicato all’Assemblea e gli eventuali costi sostenuti dai partecipanti.

L’aspetto più innovativo è stato però il percorso formativo che ha preceduto la fase deliberativa. Prima di formulare le proprie raccomandazioni, i partecipanti hanno seguito incontri con esperti ed esperte nazionali e internazionali sui temi del cambiamento climatico.

L’obiettivo non era orientarne le opinioni, ma fornire una base comune di conoscenze scientifiche e tecniche. Solo successivamente l’Assemblea è entrata nella fase di confronto e di elaborazione delle proposte. Crediamo che questo sia uno degli elementi più significativi dell’esperienza: le persone hanno potuto esprimersi a partire da informazioni condivise, costruendo un confronto più consapevole e informato.

Negli ultimi anni la Fondazione ha attraversato un’importante evoluzione. Come è cambiato il vostro modo di lavorare?

La nostra evoluzione organizzativa riflette anche un cambiamento nel modo di intendere la partecipazione.

Siamo nati molti anni fa come Urban Center Bologna, con una funzione prevalentemente dedicata alla comunicazione delle trasformazioni urbane. Nel tempo ci siamo resi conto che informare i cittadini non era sufficiente: era necessario coinvolgerli direttamente nei processi di trasformazione della città.

Da questa consapevolezza sono nati, nel 2017, i Laboratori di Quartiere e il Bilancio Partecipativo. È in quel momento che prende forma l’Ufficio Immaginazione Civica, con l’obiettivo di progettare percorsi partecipativi capaci di valorizzare le competenze, le relazioni e la capacità progettuale delle comunità.

L’idea di immaginazione civica parte proprio da questo presupposto: le persone non sono soltanto portatrici di bisogni, ma possono contribuire a immaginare e costruire il futuro della città insieme alle istituzioni.

Successivamente questa esperienza ha portato alla nascita della Fondazione Innovazione Urbana e, più recentemente, alla fusione con Fondazione Villa Ghigi e Fondazione Rusconi Ghigi.

Questa trasformazione ha ampliato il patrimonio di competenze della Fondazione. In particolare, l’esperienza di Villa Ghigi nell’educazione ambientale e nella sostenibilità ha rafforzato il lavoro sui temi del clima, mentre tutte le reti costruite negli anni sono diventate un patrimonio condiviso dell’intera organizzazione.

Oggi l’immaginazione civica non identifica più un singolo ufficio, ma rappresenta un approccio trasversale che orienta tutte le attività della Fondazione.

Oltre ai processi partecipativi, avete sperimentato anche nuovi modi di vivere gli spazi urbani. Che cosa rappresenta l’esperienza di Bologna Attiva?

Bologna Attiva nasce nell’ambito della rigenerazione dell’ex scalo ferroviario oggi conosciuto come DUMBO.

L’idea era sperimentare nuovi usi temporanei di uno spazio destinato a una futura riqualificazione, trasformandolo progressivamente in un luogo aperto alla città.

La sfida era evitare che diventasse soltanto uno spazio per eventi. Volevamo costruire un luogo capace di ospitare attività culturali, ma anche servizi, spazi di lavoro condivisi, iniziative civiche e occasioni di incontro per la comunità.

Attraverso il progetto sono stati riqualificati alcuni capannoni destinandoli a funzioni differenti: coworking, attività per le industrie culturali e creative, spazi per eventi e ambienti dedicati a iniziative promosse direttamente dalle associazioni del territorio. Una delle esperienze più significative è stata la realizzazione di un’aula studio in collaborazione con la biblioteca di quartiere. Questo ha permesso di modificare gradualmente il modo in cui lo spazio veniva vissuto: non più soltanto luogo per concerti o eventi serali, ma anche spazio quotidiano per studiare, lavorare, incontrarsi e partecipare ad attività culturali.

Parallelamente abbiamo messo gratuitamente a disposizione alcuni spazi affinché associazioni e realtà locali potessero sperimentare nuove attività. L’obiettivo era costruire un collegamento tra il distretto e i quartieri circostanti, favorendo relazioni che continuassero anche oltre la durata del progetto.

Sebbene Bologna Attiva si sia concluso con il termine del finanziamento regionale, molte delle relazioni costruite in quegli anni sono rimaste attive e alcune delle funzioni sperimentate entreranno a far parte del progetto definitivo di riqualificazione dell’area, oggi sostenuto dai finanziamenti del PNRR.

DumBO è uno spazio di rigenerazione urbana temporanea nato nell’ex scalo merci Ravone di Bologna. Un’area multifunzionale dedicata a cultura, arte, musica, sport e inclusione sociale, dove cittadini, associazioni e imprese collaborano e sviluppano nuovi progetti. Un luogo di sperimentazione e partecipazione, aperto alla città e al territorio.

https://dumbospace.it/

Conclusioni

L’esperienza della Fondazione IU Rusconi Ghigi mostra come la partecipazione non possa essere ridotta a un singolo processo, a uno strumento digitale o a una procedura formale. Organizzare un laboratorio, aprire una piattaforma o convocare un’assemblea non è sufficiente, da solo, a creare un coinvolgimento reale.

La partecipazione nasce dalla qualità delle relazioni costruite nel tempo. Significa essere presenti nei quartieri, conoscere le persone, comprenderne i bisogni e creare occasioni di confronto realmente accessibili e inclusive. In questo senso, la figura dell’agente di prossimità rappresenta uno degli elementi più originali del modello bolognese: la sua presenza continuativa sul territorio consente di intercettare esigenze, valorizzare le energie civiche e mantenere un collegamento stabile tra cittadinanza e amministrazione.

Gli strumenti digitali, le assemblee cittadine, i Laboratori di Quartiere e i percorsi di coprogettazione acquistano pieno significato quando si inseriscono all’interno di una rete di relazioni quotidiane con le comunità. Esperienze diverse, come l’Assemblea cittadina per il Clima e Bologna Attiva, mostrano inoltre come la partecipazione possa adattarsi a obiettivi, temi e contesti differenti, mantenendo però una stessa impostazione: mettere le persone nelle condizioni di contribuire alle trasformazioni della città non soltanto come destinatarie delle politiche pubbliche, ma come protagoniste del loro sviluppo.

Più che un insieme di tecniche partecipative, il modello sviluppato a Bologna propone quindi una diversa idea di innovazione pubblica, fondata sull’ascolto, sulla fiducia e sulla capacità di integrare presenza sul territorio, strumenti digitali e reti civiche. È in questa prospettiva che la prossimità smette di essere una semplice modalità operativa e diventa un vero metodo di co-progettare la città attraverso un coinvolgimento costante delle comunità.

Autrice

Viola Davini

Ph.D., Ricercatrice e socia fondatrice del Centro Ricerche “scientia Atque usus” per la Comunicazione Generativa ETS
Consulente presso Lab CfGC del PIN di Prato

Intervstata

Elisabetta Caruso
Coordinatrice Agenti di Prossimità, Area Design dei processi e prossimità della Fondazione IU Rusconi Ghigi di Bologna