Agricoltura e sviluppo del territorio

Relazioni che generano futuro. L’Italia che incontra il Texas

Intervista ad Alessia Paolicchi

di Marco Sbardella | 20 11 2025

Di cosa parliamo in questa intervista?

Questa intervista alla dott ssa Alessia Paolicchi, Direttrice Esecutiva della Italy-America Chamber of Commerce of Texas, esplora le connessioni economiche e culturali tra Italia e Texas, con particolare attenzione al ruolo del Made in Italy agroalimentare come strumento di identità e diplomazia economica.

Attraverso un racconto che intreccia storie di migrazioni, impresa e innovazione, emerge l’immagine di una comunità italiana capace di rinnovare la propria presenza negli Stati Uniti, costruendo ponti tra tradizione e modernità. Il dialogo con Paolicchi mette in luce le sfide e le opportunità per le piccole e medie imprese italiane nei mercati americani, sottolineando l’importanza della formazione, delle reti e della conoscenza del territorio come leve strategiche per una cooperazione sostenibile. Invitandoci a leggere l’agroalimentare non solo come settore economico, ma come ambito socio-culturale – oltre che produttivo – in cui si incontrano qualità, stile di vita e progettualità condivisa tra le due sponde dell’Atlantico.

Ambito di Intervento

Agricoltura e sviluppo del territorio

Questo articolo contribuisce alla ricerca del Centro Ricerche sAu sul ruolo sociale e culturale del cibo, per ridefinire e attualizzare il valore di costruzione di comunità che il cibo non può che continuare ad avere, tanto dal punto di vista della sua produzione quanto da quello del suo consumo

Dott.ssa Paolicchi, cominciamo dal contesto: come si compone storicamente la presenza italiana in Texas?

Quando pensiamo all’immigrazione italiana negli Stati Uniti, immaginiamo subito Ellis Island e New York: flussi massicci verso le Little Italy, le fabbriche del Nord-Est e i mestieri urbani. Sul Golfo, invece, i flussi furono più piccoli e diffusi, legati al mare, ai mercati e alle reti familiari tra Texas e Louisiana. In Texas, molti arrivarono a Galveston già nell’Ottocento, lavorando nella pesca e nell’ostricoltura; in Louisiana, attorno a New Orleans, si diffusero drogherie e fruttivendoli italiani.

È proprio lì che nacque anche uno dei simboli più gustosi di quell’incontro tra culture: la muffaletta, inventata nel 1906 da Salvatore Lupo, un immigrato siciliano che aprì il Central Grocery nel cuore del French Market. Un grande panino rotondo, farcito con salumi, formaggi e un’insalata di olive dal sapore mediterraneo — oggi un’icona della cucina di New Orleans.

A Houston, cognomi come Carrabba, Mandola e Butera hanno trasformato le ricette di casa in ristoranti iconici, mentre Tony Vallone ha portato l’alta cucina italiana ai massimi livelli. E dal ristorante di pesce del padre a Galveston, Tilman Fertitta è diventato miliardario: proprietario degli Houston Rockets (squadra di basket che gioca nella NBA), di centinaia di ristoranti, hotel e casinò negli Stati Uniti, e oggi anche Ambasciatore degli Stati Uniti in Italia e San Marino.

Il Texas è uno degli Stati americani più dinamici. Che tipo di italiani arrivano oggi? E come si integrano con la comunità storica già presente?

Oggi in Texas arriva un’immigrazione italiana piccola nei numeri ma altissima nel profilo: manager, ingegneri, medici, astronauti, ricercatori e imprenditori che si inseriscono ai vertici di settori quali oil & gas, biomedicale, aerospazio e IT/innovation. Si tratta di un vero salto di qualità professionale rispetto alla prima immigrazione, che era fatta di pescatori, artigiani e piccoli commercianti; ma sia allora che oggi, proprio perché i numeri sono sempre stati contenuti, l’integrazione è stata più naturale e positiva rispetto a quella vissuta sulla costa Est, dove le grandi ondate avevano generato stereotipi e diffidenze. Gli italiani di oggi si distinguono per competenze, spirito d’impresa e per quel mix di professionalità e pragmatismo che li rende interlocutori credibili e rispettati. Viene inoltre loro riconosciuto anche un ruolo di portatori di stile e di quella classe tipicamente Made in Italy, particolarmente apprezzata in questi Stati.

Quale ruolo gioca la Camera di Commercio nel supportare questa comunità?

La IACC-Texas vuol essere il partner che affianca le imprese italiane nell’ultimo tratto del loro percorso verso il mercato americano, aiutandole a trasformare i progetti in risultati concreti. La nostra business community è composta da realtà molto diverse: da un lato ci sono le aziende che investono in settori complessi come meccanica, aerospazio, energia, IT o biomedicale, dove è necessario un vero e proprio insediamento produttivo o operativo; dall’altro, ci sono le imprese dell’agroalimentare, del design, dell’artigianato e della moda, che cercano canali di distribuzione, visibilità e partnership commerciali. Le esigenze sono diverse, ma la sfida è la stessa: trasformare il potenziale italiano in successo sul mercato americano.

Progetto

Olio e vino. Costruiamo ponti tra Italia e America

Il progetto intende valorizzare l’agroalimentare italiano come parte integrante dell’identità nazionale. Attraverso il coinvolgimento delle comunità italiane, si mira a costruire reti globali in cui olio, vino e altre eccellenze non siano soltanto prodotti da esportare, ma simboli culturali, strumenti di connessione fra persone e culture, e ambasciatori del benessere, della sostenibilità e dell’“Italian Lifestyle”.

Per questo la Camera lavora per colmare l’ultimo tratto di strada tra l’idea e la realizzazione. Offriamo orientamento e assistenza pratica su aspetti legali, fiscali e operativi, anche grazie a una rete di professionisti di fiducia. Supportiamo le imprese nella definizione delle strategie di ingresso, nella ricerca di partner, distributori e clienti, e nel posizionamento sul territorio. Ma, soprattutto, attraverso la nostra business community, creiamo connessioni: un ecosistema di relazioni che permette alle aziende di dialogare con chi conosce bene entrambe le culture, quella italiana e quella texana, e di trovare nel nostro network un punto di riferimento stabile, concreto e vicino.

Che rapporto hanno i texani con l’Italia (e la Toscana)? In quanti la frequentano per venirci in vacanza, per lavoro, per motivi di studio?

I texani hanno un rapporto profondo con l’Italia, e la Toscana occupa un posto speciale nel loro immaginario: è un brand unico, riconosciuto come Ferrari, Prada o il Prosecco, sinonimo di qualità, bellezza e stile di vita. Forse solo la Sicilia, per ragioni storiche di immigrazione, può competere in termini di notorietà e legame affettivo.

Il turista texano, grazie al suo reddito medio elevato, non è solo il visitatore “mordi e fuggi” di Firenze o Roma: tende a tornare più volte in Italia, spesso scegliendo nuove destinazioni e cercando esperienze autentiche. Dalla cucina ai borghi, dal vino al design, è un pubblico che privilegia la qualità, l’accoglienza e la possibilità di vivere l’Italia in modo più profondo, fuori dai circuiti di massa e con budget rilevanti.

Sul piano accademico e formativo, il legame tra Texas e Toscana è in crescita. La città di Austin è gemellata con Firenze, e numerose università texane promuovono programmi di scambio e studio in Italia. Tra questi spiccano le collaborazioni con istituzioni come Polimoda, punto di riferimento internazionale per la formazione nel settore moda e design, che accoglie regolarmente studenti provenienti dal Texas.

Parliamo di Made in Italy agroalimentare: quanto è conosciuto e apprezzato dai texani? E quali sono i prodotti che riscuotono maggior successo?

Le nuove tariffe imposte sui prodotti agroalimentari europei rischiano di cambiare un equilibrio che, nell’ultimo decennio, aveva favorito una crescita costante del Made in Italy proprio qui, nel Texas e negli Stati del South Central. Nel periodo pre-tariffe, il quadro era particolarmente positivo. A differenza delle due coste, ormai piuttosto sature e quindi più complesse per l’espansione delle aziende italiane di piccola e media dimensione, il Texas e gli Stati limitrofi offrono ancora ampi margini di crescita, sia in termini di prodotti che di varietà di assortimento. Negli ultimi dieci anni, la domanda di Made in Italy in questa regione era aumentata a ritmi superiori rispetto agli altri Stati, sostenuta da un mercato dinamico, da consumatori curiosi e con un alto potere di spesa; un contesto favorevole anche per prodotti di nicchia e di fascia alta.

Tuttavia, rispetto ai mercati più maturi sul prodotto italiano — qui è ancora fondamentale costruire la narrativa: far conoscere l’origine, i valori del processo produttivo e la qualità che distinguono i nostri prodotti. È su questo piano che, secondo me, si gioca la vera sfida in tempi di tariffe. Credo che, se ben supportata da campagne di marketing mirate e da un serio lavoro di educazione del gusto, la capacità di spesa e l’interesse dei texani possa compensare, almeno in parte, l’impatto delle tariffe e mantenere il trend positivo di apprezzamento verso il Made in Italy agroalimentare.

Non solo fondi, ma visione: la PAC come strumento di coesione e sviluppo. Intervista a Dario Nardella

Dario Nardella, membro della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, ribadisce l’importanza di rilanciare la PAC come progetto politico europeo basato su solidarietà e coesione. Evidenzia la necessità di sostenere i piccoli e medi agricoltori, introdurre un tetto ai contributi e investire nei giovani, nella sostenibilità e nella tutela del paesaggio, affinché l’agricoltura torni a essere un pilastro dell’unità europea e dello sviluppo equo.

Tra i prodotti italiani più apprezzati in Texas spiccano senza dubbio i vini, a cominciare dal Prosecco, che negli ultimi anni ha conosciuto una crescita straordinaria e si è affermato come sinonimo di convivialità e stile italiano. Accanto alle bollicine, i rossi toscani — in particolare Chianti Classico, Brunello e Super Tuscan — continuano a essere percepiti come vini di qualità e di prestigio, molto presenti nei ristoranti e nelle carte dei vini di fascia alta. Accanto al vino, mantengono un forte appeal anche i formaggi DOP come Parmigiano Reggiano, l’olio extravergine d’oliva e una selezione crescente di pasta e prodotti da forno artigianali, scelti da un pubblico attento alla qualità e all’autenticità.

Molti italiani in Texas lavorano in ambito imprenditoriale o accademico. In che modo secondo lei possono diventare ponti tra le due sponde dell’Atlantico per promuovere il Made in Italy agroalimentare?

Gli italiani in Texas rappresentano un inestimabile strumento di marketing per il Made in Italy agroalimentare. Non solo perché sono consumatori naturali dei prodotti italiani e quindi contribuiscono ad alimentarne la domanda e ad ampliare la varietà dell’offerta sul mercato, ma anche perché sono ambasciatori spontanei del modo in cui quei prodotti si utilizzano e si valorizzano. Nelle loro comunità, nei contesti professionali e sociali che frequentano, trasmettono quotidianamente la cultura del cibo italiano in modo autentico e credibile, contribuendo a diffondere conoscenza, abitudini e curiosità verso la nostra tradizione gastronomica.

Un esempio concreto: solo dieci anni fa in Texas i panettoni e i pandori erano quasi introvabili, e molti italiani tornavano dall’Italia con le valigie piene di dolci natalizi. Oggi, invece, la maggior parte dei supermercati li propone regolarmente sugli scaffali. Non sempre, purtroppo, si tratta di prodotti autenticamente italiani — ma questo aprirebbe un annoso capitolo, quello dell’Italian sounding, che non è il caso di approfondire in questa sede.

Guardando al futuro, come vede la collaborazione tra Italia e Texas nei prossimi anni? Quali sono le sfide e le opportunità da cogliere?

Non vedo elementi che mi facciano pensare a un’inversione di tendenza rispetto alla crescita ed al rafforzamento dei rapporti economici, culturali e sociali tra Italia e Texas cui ho assistito nei miei quasi vent’anni di permanenza qui. Al contrario, credo che la collaborazione tra i due Paesi abbia davanti a sé prospettive ancora più interessanti e concrete.

Il Texas offre infatti un ambiente unico, dove i punti di forza italiani e americani possono incontrarsi in modo efficace. I solidi ecosistemi texani dell’aerospazio, della difesa e della manifattura avanzata si integrano naturalmente con la tradizione italiana di ingegneria di precisione e innovazione tecnologica. Le aziende italiane che portano macchinari specializzati, soluzioni di automazione e competenze digitali possono offrire un contributo reale ai settori texani che stanno crescendo rapidamente per rispondere alla domanda nazionale e globale.

Anche il tema dell’energia rappresenta un potente punto di contatto. Sebbene il Texas sia storicamente associato a petrolio e gas, oggi guida il Paese nella produzione di energia eolica e sta investendo con decisione nel solare e nell’idrogeno. Le imprese italiane con competenze nelle tecnologie pulite — dall’integrazione in rete alla carbon capture, fino ai materiali avanzati — hanno l’opportunità di proporsi come partner strategici in questo panorama energetico in evoluzione.

Naturalmente, insieme alle opportunità non mancano le sfide. L’economia italiana si fonda in larga parte su piccole e medie imprese, e investire in un Paese vasto e complesso come gli Stati Uniti richiede pianificazione, risorse e pazienza. Spesso si tende a sottovalutare il tempo e i costi necessari per avviare un’attività: dalla conformità fiscale e normativa alle regole sul lavoro e sull’immigrazione. Inoltre, gli Stati Uniti non sono un mercato unico: ogni Stato ha regole, culture d’impresa e aspettative dei consumatori diverse. A questo si aggiungono altre difficoltà pratiche — come l’accesso al credito, la gestione di assicurazioni e sistemi sanitari, e la costruzione di una rete locale di fiducia. Sono aspetti che richiedono una presenza strutturata e una conoscenza profonda del territorio, ma che, se gestiti con metodo e realismo, possono trasformarsi in vantaggi competitivi di lungo periodo.

Conclusioni

Il dialogo con Alessia Paolicchi ci restituisce un’immagine nitida di come il rapporto fra Italia e Texas non sia una questione di esportazione (di professionisti e/o di prodotti), ma di relazione: una trama di competenze, valori e visioni condivise che attraversa i confini e rilegge il significato stesso del “fare impresa” in chiave culturale.
Dietro l’incontro tra il Made in Italy e il dinamismo texano si disegna una nuova geografia del lavoro e dell’identità, dove la qualità diventa linguaggio comune e la sostenibilità assume la forma di una responsabilità condivisa tra territori diversi. L’agroalimentare, in questo contesto, è un elemento simbolico di un’Italia che continua a parlare al mondo non solo attraverso i suoi prodotti, ma attraverso il modo in cui li racconta e li vive. Ogni bottiglia di vino, ogni olio, ogni esperienza di gusto rappresenta un frammento di paesaggio, una storia di persone e territori che dialogano nella lunga durata della cultura mediterranea.
Il compito delle istituzioni e delle comunità italiane all’estero, come la Camera di Commercio guidata dalla dottoressa Paolicchi, è quello di custodire e innovare insieme, mantenendo viva la connessione fra la tradizione e le nuove frontiere dell’economia globale. In fondo, è proprio da queste esperienze — dal saper tessere legami tra persone, saperi e luoghi — che può rinascere una forma contemporanea di “sviluppo del territorio”: un modello capace di coniugare radici e futuro, e di riconoscere nel dialogo fra culture la vera risorsa del nostro tempo.

Autore

Marco Sbardella

Ph.D., Ricercatore e socio fondatore del Centro Ricerche scientia Atque usus per la Comunicazione Generativa ETS. Consulente presso il Generative Communication Lab.

Svolge ricerca negli ambiti dello sviluppo rurale, del climate change e della comunicazione sanitaria.

Intervistata

Alessia Paolicchi

Direttrice della Italy-America Chamber of Commerce of Texas. Laureata in Giurisprudenza a Pisa e con un Master in Risorse Umane a Bologna, ha maturato esperienza nel settore industriale e dei trasporti prima di trasferirsi a Houston. Dal 2012 guida la Camera di Commercio, promuovendo relazioni economiche tra Italia e Texas e supportando le imprese italiane nell’espansione negli Stati Uniti.