Agricoltura e sviluppo del territorio
Non solo fondi, ma visione: la PAC come strumento di coesione e sviluppo
Intervista a Dario Nardella
di Marco Sbardella | 21 10 2025
Di cosa parliamo in questa intervista?
In occasione dell’evento “Il futuro delle politiche agricole comunitarie fra conoscenza, visione e obiettivi”, in programma venerdì 24 ottobre 2025 all’Accademia dei Georgofili di Firenze, abbiamo intervistato Dario Nardella, membro della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento Europeo.
L’onorevole Nardella sottolinea nelle sue risposte la necessità di rilanciare la Politica Agricola Comune come vero progetto politico europeo, fondato su solidarietà e coesione. La PAC deve sostenere i piccoli e medi produttori, riequilibrare le risorse con un capping dei contributi e investire nei giovani, nella sostenibilità e nella tutela del paesaggio. Solo così l’agricoltura potrà tornare simbolo dell’unità europea e motore di sviluppo equo e duraturo.
Ambito di Intervento
Agricoltura e sviluppo del territorio
Questo articolo contribuisce alla ricerca del Centro Ricerche sAu sul ruolo sociale e culturale del cibo, per ridefinire e attualizzare il valore di costruzione di comunità che il cibo non può che continuare ad avere, tanto dal punto di vista della sua produzione quanto da quello del suo consumo
Negli ultimi anni si è parlato del rischio che la Politica Agricola Comune perda la sua natura condivisa e di sistema, trasformandosi in una somma di interessi nazionali (magari anche tra loro contrastanti). Come garantire, in un contesto generale di grande stress per l’Europa, che la PAC diventi ancor più uno strumento europeo, capace di difendere i produttori – a partire da quelli piccoli e medi – su scala comunitaria?
Il rischio c’è stato e c’è tuttora, basti guardare alla nuova proposta per il bilancio europeo 2028-2034. In questa nuova proposta della Commissione europea la PAC come la abbiamo conosciuta fino ad oggi rischia di diventare una “non politica” alla mercé degli interessi nazionali, perdendo così la sua natura condivisa e di sistema. Se vogliamo che l’Europa resti davvero un progetto politico, e non solo economico, dobbiamo rimettere la solidarietà e la coesione al centro di tutte le sue politiche. La PAC non può limitarsi a distribuire fondi: deve servire a costruire un modello agricolo europeo, che difenda i produttori — soprattutto i piccoli e medi — e garantisca condizioni di concorrenza eque tra i Paesi. Personalmente credo e lavorerò per una PAC dotata di strumenti comuni di gestione delle crisi, regole semplici e risorse adeguate a sostenere chi produce cibo di qualità e tutela quotidianamente i nostri territori. L’agricoltura deve tornare a essere un simbolo dell’unità europea, non una sua frattura.
Le regole di accesso ai fondi spesso favoriscono le aziende più grandi. Come si possono ricalibrare i criteri di distribuzione per assicurare un sostegno vero a chi lavora in territori difficili, con produzioni di qualità ma di volume ridotto?
Le regole di accesso ai fondi devono essere ricalibrate per sostenere anche chi lavora in territori difficili e con produzioni di qualità, ma di piccola scala. Uno strumento per raggiungere questo obiettivo può essere il capping obbligatorio dei pagamenti diretti, tra 75.000 e 95.000 euro per beneficiario, accompagnato da degressività e dalla possibilità di dedurre i costi del lavoro. Questa misura permetterebbe di redistribuire le risorse verso piccole e medie aziende, giovani agricoltori e aree svantaggiate, contrastando la concentrazione dei fondi tra poche imprese. Insieme a strumenti come il Just Transition Fund per l’agricoltura, il capping aiuterebbe a garantire un sostegno reale e mirato a chi produce valore economico, sociale e ambientale nelle realtà rurali. La PAC deve tornare a essere una politica di equità, coesione e qualità, non di quantità.
Acta Diurna
Il futuro delle politiche agricole comunitarie
24 ottobre – Accademia dei Georgofili
Venerdì 24 ottobre alle ore 10:30 si terrà presso l’Accademia dei Georgofili l’evento organizzato insieme a Confagricoltura Toscana e intitolato Il futuro delle politiche agricole comunitarie. Fra conoscenza, visioni e obiettivi.
Oltre a quello del reddito agricolo, ci sono i temi del ricambio generazionale, della sostenibilità ambientale e della cura del paesaggio. Insomma, del valore sociale a tutto tondo dell’Agricoltura. Quali misure auspica perché la PAC 2028-2032 non si limiti a sostenere la produzione, ma affermi anche il ruolo sociale e ambientale dei piccoli agricoltori?
Quando parliamo di agricoltura non dobbiamo mai dimenticare che non è solo produzione, è anche comunità, presidio del territorio e tutela del paesaggio. Se vogliamo che la prossima PAC riconosca davvero questo valore, dobbiamo cambiare prospettiva. Serve una politica che investa sui giovani agricoltori, rendendo più accessibile il settore con strumenti concreti — come l’accesso alla terra, al credito e alla formazione — e che garantisca redditi dignitosi per chi vive e lavora nelle aree rurali. Una politica che metta al centro le persone, non solo la produzione. Un primo passo in questa direzione può essere quello di accompagnare il sostegno della PAC con misure nazionali su pensioni, fiscalità e riforma fondiaria. Inoltre, gli stati membri dovrebbero destinare ai giovani agricoltori una percentuale più elevata dei loro piani nazionali.
Dazi, accordi commerciali squilibrati e concorrenza internazionale minacciano i settori di punta dell’agroalimentare europeo e italiano. Quali strumenti concreti dovrebbe introdurre la nuova PAC per proteggere i produttori medio-piccoli da questi rischi esterni?
I produttori agricoli europei e italiani sono stretti tra accordi commerciali sbilanciati, concorrenza sleale e crisi climatiche sempre più devastanti. Negli ultimi trent’anni le perdite di reddito dovute ai disastri naturali sono cresciute del 151%, con 7 miliardi di euro di danni l’anno e una prospettiva di 100 miliardi di perdite nel valore dei terreni entro il 2040. Dati che mostrano tutta la fragilità del sistema agricolo e la necessità di una politica comune più europea e meno nazionale. La gestione dei rischi in agricoltura nell’Unione europea soffre tuttora dell’assenza di una visione chiara e coordinata. È necessario rafforzare l’assistenza tecnica agli agricoltori e sviluppare un nuovo modello di intervento pubblico, capace di integrare prevenzione, resilienza e sostegno mirato. Occorre inoltre investire in ricerca e innovazione per migliorare la conoscenza delle specificità territoriali e delle diverse tipologie di aziende agricole, così da rendere le politiche di gestione del rischio più efficaci e aderenti alla realtà dei territori.
Dove sono le politiche del cibo?
Da diversi anni si rileva una crescente attenzione nei confronti del cibo. Esso è un elemento centrale della nostra salute, un fattore di benessere psicofisico, un medium di socialità. Ma chi ne stabilisce le politiche a livello locale, nazionale ed europeo?
Conclusioni
Le parole di Dario Nardella offrono una riflessione che va oltre la Politica Agricola Comune: pongono l’accento sulla necessità di restituire alla politica europea una dimensione di senso, di visione e di responsabilità condivisa. La sfida che si apre con la PAC 2028–2034 non riguarda soltanto la distribuzione delle risorse o l’adeguamento delle norme, ma la capacità dell’Europa di riscoprirsi comunità. In un’epoca segnata da crisi ambientali, sociali e geopolitiche, l’agricoltura diventa una chiave per ripensare il rapporto fra conoscenza e territorio, fra innovazione e tradizione, fra sviluppo economico e coesione sociale.
È in questa prospettiva che il contributo del Centro Ricerche sAu trova il suo significato più profondo. La missione del Centro — promuovere processi di comunicazione capaci di generare relazioni, conoscenza condivisa e partecipazione attiva — si intreccia con la visione espressa da Nardella: un’Europa che non si limita ad amministrare politiche, ma che “coltiva” relazioni e responsabilità. Il Centro Ricerche sAu lavora da anni, portando avanti progetti a livello locale, regionale, nazionale e internazionale per costruire un modello di comunicazione che metta al centro le persone e i territori, valorizzando la conoscenza diffusa e promuovendo un dialogo tra istituzioni, comunità locali, imprese e mondo accademico, nella convinzione che solo una cultura condivisa può sostenere il cambiamento di cui oggi abbiamo bisogno.
Autore
Marco Sbardella
Ph.D., Ricercatore e socio fondatore del Centro Ricerche scientia Atque usus per la Comunicazione Generativa ETS. Consulente presso il Generative Communication Lab.
Svolge ricerca negli ambiti dello sviluppo rurale, del climate change e della comunicazione sanitaria.
Intervistato
On. Dario Nardella
Membro della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento Europeo, è stato sindaco di Firenze, Deputato e Presidente di Eurocities.