Cultura e società
di Eugenio Pandolfini | 09 10 2025
Di cosa parliamo in questo articolo?
Viareggio non è soltanto un insieme di strade, edifici o servizi: è un organismo vivo, un ecosistema di memorie, pratiche quotidiane, economie locali e simboli condivisi che si intrecciano e si trasformano nel tempo. La sua identità è fatta di paesaggi materiali e immateriali: il mare e la Passeggiata, la Darsena e il Carnevale, la nautica e il florovivaismo, i luoghi della socialità e del lavoro, i ricordi familiari e le esperienze dei turisti. Sono paesaggi che spesso restano invisibili, nascosti, schiacciati da immagini stereotipate da cartolina, ma che custodiscono valori culturali, ecologici ed economici fondamentali per il futuro della città.
L’articolo Paesaggi nascosti e città future nasce per sensibilizzare le persone potenzialmente interessate al progetto “Viareggio Futura” sull’importanza che ha la percezione dei propri paesaggi di vita, di lavoro, di vacanza e di relazione quotidiana e – soprattutto – la condivisione di queste percezioni. Il testo invita a riconoscere i paesaggi come beni comuni, strumenti di cittadinanza e materia prima di una progettazione condivisa.
Nelle prossime fasi del progetto (attivo da settembre 2024 e dicembre 2025), alcuni portatori d’interesse saranno coinvolti per raccogliere il punto di vista sulle percezioni diffuse nelle loro reti sociali e professionali: come i cittadini, i turisti, i lavoratori e i residenti vedono il presente e immaginano il futuro della “loro” Viareggio.
Dai nostri territori in salute
il podcast delle comunità di sAu
Paesaggio nascosto e immaginario
Dal paesaggio-cartolina al paesaggio nascosto
Ancora oggi il paesaggio è spesso concepito come cartolina: un’immagine bella da conservare, immobile, da proteggere nella sua perfezione estetica. Questa riduzione ha avuto e sta avendo conseguenze pesanti: ha separato il paesaggio dalla vita quotidiana, relegandolo a oggetto di contemplazione e ha nascosto la sua natura dinamica e trasformativa.
Il paesaggio che qui definiamo nascosto è invece quello che sfugge a questa rappresentazione. È fatto di spazi di margine, di zone abbandonate, di luoghi che non necessariamente entrano nelle brochure turistiche, ma che hanno un ruolo fondamentale nella vita delle persone. È il paesaggio dei ricordi familiari, dei percorsi quotidiani, delle pratiche informali. È anche quello che viene deliberatamente occultato, per impedire, talvolta, che i cittadini ne riconoscano il valore politico e collettivo.
Dietro ogni paesaggio si nascondono almeno tre categorie di valori:
- valori estetici, che riguardano la percezione visiva e simbolica del bello, ma che spesso sono guidati da stereotipi mediatici o turistici;
- valori culturali, legati alla memoria, ai segni lasciati dalle generazioni passate, ai processi storici che hanno plasmato il territorio;
- valori ecologici, connessi alla capacità del sistema paesaggistico di garantire equilibrio ambientale, biodiversità, resilienza.
Questi valori non sono separabili: un campo coltivato, una piazza storica, un bosco periurbano hanno al tempo stesso una valenza estetica, culturale ed ecologica. La combinazione di questi valori determina l’essenza di un luogo, il suo valore economico, le sue conseguenze sul benessere di chi lo vive. Ma per riconoscerli, analizzarli, progettarne nuove configurazioni serve una nuova alfabetizzazione (paesaggistica): serve consapevolezza, capacità di osservazione, competenze di analisi ed elaborazione dati. Serve partire dall’immaginario, da quello che le persone sanno, vedono, riescono a percepire dei loro paesaggi di vita, di lavoro, di percorso; ma anche da quello che le persone pensano del futuro dei loro paesaggi.
Perché l’immaginario parte dal presente – per rispondere alla domanda: cosa significa questo paesaggio per me – ma porta con sé sempre una riflessione al futuro (del tipo: cosa potrà diventare nel futuro?).
Dietro la superficie estetica di ogni luogo, insomma, sono celate risorse culturali, ecologiche e sociali che rischiano di restare in ombra se non vengono riconosciute e che scompaiono, diventano invisibili se il paesaggio viene privato della sua complessità, della sua dinamicità e ridotto – da sequenza di piani sovrapposti nello spazio e nel tempo – a fotografia istantanea e piatta. I paesaggi contengono valori che magari non emergono nei discorsi ufficiali, ma che abitano l’immaginario dei cittadini. E costruiscono un territorio che è fatto di terre di mezzo (Toschi 2011) – da luoghi non ancora definiti, ma che sono estremamente potenziali per chi li sa analizzare, capire e ri-progettare – che sono l’espressione congiunta dei bisogni dei portatori d’interesse, delle aspirazioni dei cittadini e delle cittadine, e delle ambizioni dei rappresentanti delegati al suo governo.
“Viareggio Futura” in breve
Un progetto di ricerca-azione del Centro Ricerche sAu
in collaborazione con
Ambito di Intervento
Area di ricerca
Stiamo avviando un’indagine conoscitiva partecipata sul territorio di Viareggio per la redazione di un Progetto Strategico di Valorizzazione e Sviluppo della Città. Siamo al lavoro con un nucleo di portatori di interesse per favorire una riflessione aperta a tutta la cittadinanza sui tratti distintivi e valoriali dell’identità viareggina e sulla capacità delle imprese di progettare il futuro.
Paesaggio come bene comune e come strumento di cittadinanza
Il paesaggio non è solo un contenitore, ma un medium sociale: comunica valori, orienta comportamenti, produce identità. Proietta continuamente contenuti nell’immaginario delle persone, contenuti che possono determinare benessere come anche fastidio, malessere. Ma anche spunti per il futuro, idee, immagini di una configurazione spaziale e di conseguenti nuovi modelli di vita che ancora non ci sono.
In questo senso il paesaggio è un bene comune (Mattei, Capra 2017), non riducibile a proprietà privata o a risorsa economica. È strumento di cittadinanza perché permette di leggere la società e di immaginarne (per poi scriverne) il futuro.
Riconoscere il paesaggio come bene comune significa anche accettare che la sua trasformazione non può essere delegata a pochi, ma deve coinvolgere la collettività. Con tutte le difficoltà che da questa questione possono derivare…
Un progetto che costruisce “Territori in salute”
Ma Viareggio dov’è?
Il paesaggio nascosto
Quale comunicazione nei luoghi della complessità
L’idea della città come organismo vivente è un concetto introdotto dal biourbanismo e dal metabolismo urbano, che vede la città come un sistema complesso e in continua trasformazione, non come un’entità statica. Le città, come gli organismi, consumano risorse, producono scarti e si adattano ai cambiamenti, e questa analogia è usata per progettare città più sostenibili, efficienti e resilienti, basandosi su principi come l’ecologia, la bioarchitettura e la termodinamica.
Il progetto “Viareggio Futura”, tra paesaggi nascosti e Comunicazione Generativa
La città come laboratorio condiviso
Viareggio come sistema vivo e complesso
Viareggio è un territorio ricco di contraddizioni: città turistica e città industriale, località balneare e centro di cultura, comunità radicata e luogo di passaggio.
Questa complessità è la sua ricchezza, ma anche la sua sfida. Ogni decisione amministrativa riguarda non solo infrastrutture, ma anche immaginari, percezioni, relazioni. Pensare Viareggio come sistema vivo significa considerare l’interazione tra i diversi ambiti – turismo, attività produttive, scuola e formazione, ambiente e territorio, cultura, salute e benessere – come sottosistemi interconnessi, che si influenzano reciprocamente.
Identità frammentata e “viaregginità”
Da bene comune a terreno di progettazione condivisa
Dare un ruolo attivo alla cittadinanza per leggere e scrivere il paesaggio
Quale comunicazione per costruire comunità
La comunicazione tradizionale tende a essere trasmissiva: qualcuno produce un messaggio, qualcun altro lo riceve. La Comunicazione Generativa è invece aperta, orientata a produrre nuove connessioni. Non mira a ottenere consenso immediato, ma a creare fiducia e coinvolgimento.
I progetti di Comunicazione Generativa, come Viareggio Futura, si pongono l’obiettivo di avviare percorsi di costruzione di comunità mirati a coinvolgere un numero sempre maggiore di portatori di interesse in tutti gli ambiti del progetto. Un coinvolgimento che parte dalla fase di ideazione e si sviluppa progressivamente in tutti i momenti successivi della realizzazione, mantenendo fermo il timone sugli scopi e sugli obiettivi del progetto: superare i limiti attuali dei processi partecipativi progettando forme di comunicazione tra eletti ed elettori che, nella rigorosa distinzione dei ruoli, superino due in/volontarie solitudini e contribuiscano a svolgere un’indagine collettiva dei tratti distintivi e valoriali del territorio per valorizzare l’identità dinamica di Viareggio.
In Viareggio Futura, l’aspetto cruciale alla base del coinvolgimento della cittadinanza nel progetto è il ruolo attivo che questa deve assumere. Per evitare la passività rispetto a processi standard di partecipazione la differenza, nei progetti di Comunicazione Generativa, la fanno gli strumenti, che – a parte assicurare la pervasività dell’ascolto (domande, questionari, etc.) – sono orientati alla formazione di coloro che si trovano a usarli. Affinchè ogni processo partecipativo sia davvero anche un percorso in-formativo, che contribuisce all’awareness raising delle persone coinvolte.
L’Articolo racconta i momenti salienti della presentazione ufficiale del progetto Viareggio Futura (Viareggio, 30 giugno 2025), selezionato dal Comune attraverso un avviso pubblico.
L’incontro ha visto la partecipazione del sindaco Giorgio Del Ghingaro, che ha sottolineato il valore strategico del progetto nel contesto dell’attuazione del nuovo Piano Strutturale della città.
Comunicazione Generativa e partecipazione attiva: InComuneLab
La comunicazione non è mai neutrale: anche solo decidere cosa mostrare e cosa nascondere significa esercitare potere. La Comunicazione Generativa si oppone alla logica dell’occultamento e della spettacolarizzazione: non costruisce cartoline, ma spazi di dialogo. In questo senso è un atto politico, perché trasforma il modo in cui la società percepisce sé stessa e i suoi margini di azione, mettendo cittadini e cittadine in grado di partecipare veramente alla riprogettazione dei propri luoghi e dei modi di viverli insieme.
In questa prospettiva, partecipare non significa solo esprimere un’opinione, ma sentirsi parte di un processo di cui si conoscono gli scopi, gli obiettivi e sul quale si è costantemente informati. La Comunicazione Generativa rende possibile questo passaggio: attraverso gli strumenti messi in campo i cittadini non sono spettatori, ma autori di una narrazione collettiva.
InComuneLab per Viareggio Futura è l’applicativo dell’Ambiente Integrato Atque che permette di costruire – insieme a portatori d’interesse e cittadini – un nuovo modello di comunicazione tra governance e cittadinanza, per la progettazione condivisa del futuro del territorio di Viareggio.
Attraverso una specifica Officina, InComuneLab organizza azioni di ascolto, confronto e restituzione online e in presenza con portatori d’interesse, cittadini e cittadine che vogliono impegnarsi e dedicare un po’ del loro tempo al progetto.
È grazie a questa strumentazione e alle modalità operative basate sulla metodica della Comunicazione Generativa che, alla fine del progetto, consegneremo alla comunità di Viareggio:
- il Progetto Strategico di valorizzazione degli aspetti salienti e distintivi di Viareggio Futura;
- il prototipo funzionante di un nuovo modello di comunicazione tra governance e cittadinanza, basato su InComuneLab, per continuare ad alimentare il flusso di dialoghi, scambi e confronti che abbiamo avviato durante il progetto;
- un convegno e una pubblicazione che racconteranno e presenteranno nel dettaglio cosa abbiamo fatto insieme.
Analisi dell’immaginario: dal presente al futuro
Strumenti e metodi per raccogliere narrazioni e visioni
Analizzare l’immaginario significa raccogliere non solo dati quantitativi, ma storie, emozioni, ricordi. Gli strumenti sono molteplici: interviste qualitative, questionari online, condivisione di immagini significative e loro spiegazione, momenti di incontro che promuovano il confronto e il dibattito.
Raccoglieremo spunti ed elementi relativi all’immaginario da ogni strumento di ascolto che metteremo in campo, e chiederemo direttamente ad alcuni portatori d’interesse individuati ad hoc il loro punto di vista sui paesaggi diffusi nelle rispettive reti di relazioni. In ambito produttivo e turistico faremo domande del tipo: cos’è Viareggio per chi compra un grande yacht? E per chi compra una barca da diporto? Cos’è Viareggio per chi lavora nell’ambito della nautica? Cos’è Viareggio per chi fa shopping in Passeggiata? Cos’è Viareggio per chi lavora in ambito agricolo? E nell’ambito della pesca? E in ambito florovivaistico?
Per quanto riguarda l’ambiente, chiederemo: cos’è Viareggio per chi ama la natura? Quali sono i paesaggi più in salute di Viareggio? Quali paesaggi naturali rappresentano meglio l’identità di Viareggio?
InComuneLab coordina tutte queste attività – permette ai portatori d’interesse e a cittadini e cittadine di registrarsi, raccontare, e ai portatori d’interesse di fissare incontri e interviste in profondità -, raccoglie i dati e contribuisce alla costruzione del prototipo che successivamente sarà messo a disposizione delle comunità.
Dall’ascolto all’analisi, verso la restituzione dei valori collettivi
Le informazioni raccolte – tutte di ambito qualitativo – sono analizzate attraverso un percorso di content analysis, disegnato appositamente dai ricercatori e dalle ricercatrici del Centro Ricerche sAu e sviluppato parallelamente alla raccolta dei dati.
Attraverso questo lavoro di schedatura, l’eterogeneità dei materiali raccolti – report dei questionari, trascrizione delle interviste in profondità, immagini, racconti, etc. – sarà riportata ad alcuni comuni denominatori, che – a partire dai temi trasversali di progetto (sono temi intorno ai quali si concentrano le attività dei ricercatori: dal lavoro alla mobilità, dagli spazi urbani alle attività produttive, passando per la questione generazionale) – riconducono tutti i punti di vista raccolti ai 3 ambiti di ricerca che stanno alla base del progetto Viareggio Futura, relativi a:
- Quale cultura di progetto è diffusa tra la cittadinanza
- Quale idea di Futuro e in che termini temporali (breve, medio o lungo termine)
- Governance Territoriale (quali sono i punti di forza e le criticità relative al rapporto con le istituzioni, sia in ambito professionale che non)
Le occorrenze collegate all’ambito di ricerca Quale idea di futuro – soprattutto quelle legate ai temi con più spiccata natura territoriale, quali: spazi urbani, mobilità e turismo, salute del territorio, etc. – saranno messe a sistema tra loro e restituite sotto forma di mappe di valori: rappresentazioni visuali che, combinando i risultati raccolti e la loro intensità, illustrano i luoghi simbolici, le memorie condivise, i desideri diffusi.
Non si tratta di produrre un’unica verità, ma di far emergere la pluralità: la mappa diventa strumento per riconoscere conflitti e convergenze, e per orientare la progettazione.
È in questo senso che l’immaginario non deve essere considerato solo lo specchio del presente, ma una preziosa risorsa per il futuro. Dai racconti emergono potenzialità inespresse: spazi abbandonati che possono rinascere, pratiche sociali che possono diventare modello, memorie che possono orientare nuove identità.
La progettazione condivisa nasce proprio da qui: dal riconoscere l’immaginario come materia prima di trasformazione, e dall’avviare un dialogo costante tra governance e cittadinanza per fare in modo che questo scambio possa – da fenomeno una tantum – diventare un flusso costante di comunicazione tra le parti.
Il prototipo cui stiamo lavorando – che costituisce uno dei deliverable finali del progetto Viareggio Futura – va nella direzione di condividere con l’amministrazione uno strumento per la gestione, l’aggiornamento, lo sviluppo di questo processo.
Verso una progettazione condivisa della città del futuro
Bibliografia
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Autore
Eugenio Pandolfini