Agricoltura e sviluppo del territorio

L’acqua come chiave del futuro agricolo
Intervista a Marco Napoli su come ripensare l’agricoltura attraverso una visione sistemica della risorsa idrica

di Marta Guarducci | 21 09 2026

Di cosa parliamo in questo articolo?

I cambiamenti climatici stanno modificando in profondità il rapporto tra agricoltura, acqua e territorio, soprattutto nel bacino del Mediterraneo. La maggiore irregolarità delle precipitazioni, l’alternanza tra periodi siccitosi ed eventi estremi e la necessità di migliorare la capacità dei suoli e dei territori di infiltrare e conservare l’acqua impongono di ripensare i modelli di gestione agricola.

In questa intervista, Marco Napoli, Professore Associato nel settore Agronomia e coltivazioni erbacee presso l’Università di Firenze, affronta tre questioni centrali: quanto i cambiamenti climatici stiano mettendo sotto pressione l’attuale modello agricolo; perché la gestione dell’acqua non possa essere separata da quella del suolo e del territorio; e in che misura innovazione digitale e smart farming possano diventare strumenti realmente accessibili anche alle piccole e medie aziende agricole.

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Marco Napoli è Professore Associato nel settore scientifico-disciplinare di Agronomia e coltivazioni erbacee presso l’Università degli Studi di Firenze

Introduzione

Parlare oggi di acqua in agricoltura significa andare oltre il tema della sola irrigazione. La disponibilità idrica dipende certamente dalle precipitazioni, ma anche dalla capacità dei suoli e dei territori di intercettare, assorbire e conservare l’acqua.

Nel Mediterraneo, dove gli effetti dei cambiamenti climatici risultano particolarmente accentuati, il problema è reso ancora più complesso dalla maggiore irregolarità delle precipitazioni, dalla riduzione dell’accumulo nivale in molte aree montane e dall’aumento di alcuni eventi climatici estremi. A questi fattori si aggiungono le trasformazioni del territorio, l’impermeabilizzazione del suolo e, in alcuni contesti, la perdita o il progressivo abbandono delle tradizionali sistemazioni idraulico-agrarie.

Con il Professor Marco Napoli affrontiamo questi fenomeni in una prospettiva integrata, mettendo in relazione disponibilità idrica, gestione del suolo, organizzazione delle aziende agricole e nuove tecnologie.

In che misura i cambiamenti climatici e la crescente instabilità della disponibilità idrica stanno mettendo in discussione l’attuale modello agricolo, a scala regionale, nazionale e più in generale mediterranea?

I cambiamenti climatici stanno introducendo elementi di forte criticità, soprattutto nel bacino del Mediterraneo, dove i loro effetti tendono a manifestarsi con particolare intensità. Il problema, tuttavia, non riguarda soltanto la quantità complessiva delle precipitazioni, ma soprattutto la loro distribuzione nel tempo.

Assistiamo sempre più spesso a periodi prolungati di siccità alternati a eventi piovosi molto intensi e concentrati. Quando grandi quantità d’acqua cadono in poco tempo, può essere superata la capacità di infiltrazione del suolo e aumentare il ruscellamento superficiale. Si crea così un apparente paradosso: anche in presenza di precipitazioni abbondanti, i territori possono continuare a soffrire di carenza idrica, perché una parte significativa dell’acqua defluisce rapidamente invece di infiltrarsi e contribuire alla ricostituzione della riserva idrica del suolo e, attraverso la percolazione profonda, poter contribuire alla ricarica delle falde.

Questo fenomeno ha conseguenze anche sulla qualità e sulla fertilità dei suoli. Il ruscellamento, infatti, non comporta soltanto una perdita d’acqua, ma trascina con sé particelle di terreno e nutrienti, accentuando i processi di erosione e impoverimento del suolo.

A questa dinamica si aggiunge la progressiva riduzione delle precipitazioni nevose. La neve ha storicamente svolto, soprattutto nei bacini montani, la funzione di un grande serbatoio naturale, accumulando acqua durante l’inverno e rilasciandola gradualmente nei mesi successivi con la fusione. La diminuzione dell’accumulo nivale e una fusione più precoce modificano questa funzione di regolazione, anticipando la disponibilità della risorsa rispetto ai periodi nei quali la domanda idrica diventa maggiore.

Progetto

Intelligenza idrica. Il vero valore dell’acqua
Condotto dal Centro Ricerche sAu
in collaborazione con:
FCS

L’intervista è stata realizzata nel contesto del progetto Intelligenza Idrica, dedicato alla costruzione di una cultura sistemica dell’acqua e allo sviluppo di strategie condivise per la sua gestione sostenibile, mettendo in dialogo ricerca scientifica, istituzioni, innovazione tecnologica, sistemi produttivi e comunità territoriali.

A questo si aggiunge l’effetto dell’aumento delle temperature, che accresce la domanda evaporativa dell’atmosfera e l’evapotraspirazione. Di conseguenza, anche a parità di precipitazione, una quota maggiore di acqua può essere restituita all’atmosfera e una quantità minore rimanere disponibile per le colture, proprio nei periodi in cui la loro domanda idrica è maggiore.

L’agricoltura si trova così a dover affrontare una risorsa idrica non solo più scarsa in alcuni periodi, ma soprattutto più incerta e discontinua. Questa condizione mette inevitabilmente in discussione anche alcune scelte colturali: in determinati territori sarà sempre più difficile sostenere colture particolarmente idroesigenti se la disponibilità d’acqua non è sufficiente o non è più prevedibile come in passato.

La questione, quindi, non consiste semplicemente nel continuare a produrre nello stesso modo utilizzando meno acqua. È necessario ripensare i sistemi agricoli in una prospettiva di maggiore resilienza, adattando le scelte produttive agli effetti dei cambiamenti climatici, alle caratteristiche dei territori e alle risorse effettivamente disponibili.

Lei si occupa da anni di sistemazioni idraulico-agrarie e gestione delle risorse idriche. Oggi la priorità è soprattutto aumentare l’efficienza nell’uso dell’acqua oppure serve una strategia più ampia, capace di integrare gestione del suolo, risorse idriche e territorio?

L’efficienza nell’uso dell’acqua è certamente importante, ma non possiamo pensare di affrontare il problema concentrandoci esclusivamente sull’irrigazione. La gestione della risorsa idrica comincia infatti molto prima, a partire dal suolo, che rappresenta il primo vero serbatoio d’acqua del sistema agricolo.

Un terreno con una buona struttura, una porosità adeguata e un buon contenuto di sostanza organica è in grado di assorbire e trattenere una quantità maggiore di acqua. Al contrario, un suolo degradato o compattato favorisce il ruscellamento superficiale e riduce la quota che riesce a infiltrarsi e a rimanere disponibile nel tempo. Per questo è fondamentale chiedersi non soltanto come utilizzare meglio l’acqua irrigua, ma anche quanta acqua riusciamo a intercettare quando piove, quanto a lungo riusciamo a conservarla nel sistema e in che modo possiamo favorirne l’infiltrazione.

In questa prospettiva assume un ruolo centrale anche il recupero delle sistemazioni idraulico-agrarie. Fossi, scoline, terrazzamenti e piccoli invasi non hanno soltanto un valore storico o paesaggistico, ma svolgono, con modalità diverse, un ruolo concreto nella regolazione dell’acqua nel territorio agricolo, nella gestione degli eccessi idrici e nel controllo dell’erosione. Il punto, infatti, non è trattenere sempre e comunque l’acqua, ma governarne il movimento. Nei terreni soggetti a ristagno è necessario favorire il drenaggio e allontanare l’acqua in eccesso; in altri contesti è invece importante rallentarne il deflusso, favorirne l’infiltrazione e, dove possibile, intercettarla e conservarla per renderla disponibile nei periodi di maggiore necessità. Una gestione moderna dovrebbe quindi cercare un equilibrio tra drenaggio, infiltrazione, rallentamento dei deflussi e accumulo.

sAu Community
Acqua e Futuro  
Fare sistema per governare il cambiamento    

Nella collana “sAu Community” del Centro Ricerche sAu è inoltre in corso di pubblicazione il Dossier “Acqua e Futuro. Fare sistema per governare il cambiamento”, un approfondimento dedicato al valore sistemico dell’acqua e ai contenuti emersi dal progetto Intelligenza Idrica. Il Dossier raccoglie esperienze, conoscenze e prospettive con l’obiettivo di favorire il dialogo tra ricerca, istituzioni, sistemi produttivi e società civile.

Gli studi condotti sul bacino dell’Elsa mostrano come la progressiva riduzione dell’intensità delle sistemazioni idraulico-agrarie, insieme all’aumento delle superfici impermeabilizzate, abbia modificato la risposta idrologica del bacino, favorendo un aumento delle portate di picco.

Per questo serve una strategia integrata, nella quale l’efficienza irrigua, la gestione del suolo e quella del territorio siano considerate parti di uno stesso sistema. Migliorare la struttura e la funzionalità del suolo e mantenere o recuperare adeguate sistemazioni idraulico-agrarie può contribuire a regolare i deflussi, limitare l’erosione e migliorare la gestione dell’acqua. A queste azioni possono affiancarsi pratiche agronomiche finalizzate ad aumentare la sostanza organica, favorire la biodiversità e incrementare lo stoccaggio del carbonio nel suolo.

Il tema dell’acqua, quindi, non può essere affrontato come una questione esclusivamente tecnica o irrigua, ma deve rientrare in una gestione complessiva del territorio agricolo, tanto più necessaria di fronte agli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici.

Lei si occupa anche di innovazione digitale e smart farming. Quanto è accessibile questa transizione alle piccole e medie aziende agricole italiane e quanto è concreto il rischio di ampliare il divario tecnologico?

Questo rischio esiste, soprattutto se identifichiamo l’innovazione digitale esclusivamente con l’acquisto di macchinari sofisticati e molto costosi. In realtà, proprio nella gestione dell’acqua l’agricoltura di precisione può offrire un contributo importante, perché consente di utilizzare le risorse in modo più mirato e di intervenire sulla base delle reali esigenze delle colture.

L’agricoltura digitale, però, non si riduce alla disponibilità di mezzi tecnologicamente avanzati. Oggi possiamo accedere gratuitamente a grandi quantità di dati satellitari, come quelli messi a disposizione dal programma Copernicus, e questo ha ridotto alcune delle barriere economiche all’accesso alle informazioni.

Il vero nodo è trasformare questi dati in indicazioni utili per l’agricoltore. Nel caso dell’acqua, significa riuscire a capire con maggiore precisione quando intervenire, dove farlo e quanta risorsa utilizzare, evitando sprechi e distribuendola in funzione delle effettive necessità. Lo stesso principio vale per nutrienti e altri input: il valore della tecnologia sta nella capacità di tradurre le informazioni disponibili in decisioni agronomiche concrete.

Territorio, risorsa idrica e sicurezza: la missione dei consorzi di bonifica Intervista a Fabio Zappalorti

Fabio Zappalorti sottolinea il ruolo strategico e multifunzionale dei consorzi di bonifica, che vanno oltre la manutenzione idraulica per occuparsi di gestione dell’acqua, difesa del suolo, agricoltura e ambiente. Di fronte al cambiamento climatico, diventa centrale un approccio integrato basato su innovazione, collaborazione e pianificazione. I consorzi emergono così come presidi territoriali essenziali per sicurezza e qualità del paesaggio.

Da questo punto di vista, il ruolo della consulenza diventa fondamentale. Servono tecnici capaci di integrare le competenze agronomiche tradizionali con la capacità di leggere e interpretare i dati digitali, restituendo all’agricoltore indicazioni semplici e affidabili. La tecnologia deve facilitare la gestione aziendale e contribuire a un uso più efficiente delle risorse, non aggiungere un ulteriore livello di complessità.

Per le piccole e medie imprese entra poi in gioco un secondo aspetto: non tutte le tecnologie devono necessariamente essere acquistate e possedute dalla singola azienda. Su superfici ridotte, l’investimento in macchinari e attrezzature avanzate può essere difficile da ammortizzare e non sempre rappresenta la soluzione economicamente più razionale.

Contoterzisti, cooperative e consorzi possono quindi svolgere un ruolo importante, permettendo di condividere macchinari, servizi e competenze e rendendo accessibili strumenti che una singola azienda difficilmente potrebbe sostenere.

Restano, infine, barriere non soltanto economiche, ma anche culturali e organizzative. Nelle aziende familiari il tempo è una risorsa limitata e introdurre nuove tecnologie significa modificare pratiche consolidate e assumersi un certo grado di rischio. Non si tratta necessariamente di una resistenza all’innovazione: per essere realmente adottata, l’innovazione deve quindi dimostrare un vantaggio concreto: ridurre i costi e i tempi di lavoro, migliorare le decisioni e, soprattutto, consentire un uso più efficiente dell’acqua e degli altri input.

La sfida della transizione digitale sarà dunque quella di rendere tecnologie e informazioni realmente utilizzabili anche dalle aziende di dimensioni più ridotte, costruendo servizi, competenze e forme di cooperazione capaci di tradurre l’innovazione tecnologica in decisioni agronomiche migliori per una gestione più efficiente e sostenibile delle risorse.

Guardando al 2050, quali trasformazioni ritiene inevitabili per l’agricoltura mediterranea, soprattutto rispetto alla gestione dell’acqua e all’adattamento ai cambiamenti climatici?

Da qui al 2050 dovremo necessariamente costruire un’agricoltura più resiliente, capace di adattarsi a una disponibilità idrica sempre più variabile e agli effetti dei cambiamenti climatici. Non potremo limitarci a rendere più efficienti le pratiche attuali: in molti casi sarà necessario ripensare anche le scelte produttive in funzione delle caratteristiche dei territori e delle risorse effettivamente disponibili.

Questo riguarda innanzitutto le colture. Dove l’acqua diventerà più scarsa o meno prevedibile, sarà sempre più difficile mantenere sistemi produttivi fortemente dipendenti dall’irrigazione. Sarà quindi necessario valutare con maggiore attenzione quali colture siano più adatte alle condizioni locali e quali possano garantire una maggiore capacità di adattamento.

Allo stesso tempo dovremo utilizzare le risorse con maggiore precisione. Acqua, fertilizzanti, carburanti ed energia dovranno essere impiegati soltanto dove e quando sono realmente necessari. In questo senso, innovazione digitale, agricoltura di precisione e capacità di interpretare i dati possono offrire un contributo importante, purché siano inserite all’interno di una strategia agronomica più ampia.

Un’altra trasformazione riguarderà la gestione del suolo. Mantenerne struttura, sostanza organica e funzionalità sarà sempre più importante per favorire l’infiltrazione e la conservazione dell’acqua e rendere i sistemi colturali più resilienti agli estremi climatici. Anche le modalità di lavorazione sono quindi destinate a evolvere: tecniche di minima lavorazione o, dove applicabile, di semina su sodo possono contribuire a ridurre il numero di passaggi, i consumi di carburante e i costi di produzione, oltre a favorire una gestione più conservativa del suolo.

La trasformazione, però, non sarà soltanto tecnica, ma anche organizzativa. La frammentazione delle aziende agricole rende sempre più importante la cooperazione tra imprese, la condivisione di macchinari e servizi e il ricorso a competenze specialistiche. In molti casi sarà proprio la capacità di collaborare a rendere economicamente sostenibile l’adozione di nuove tecnologie e nuove pratiche.

La sfida sarà quindi costruire sistemi agricoli capaci di utilizzare gli input in maniera sempre più efficiente e mirata, riducendo le perdite senza compromettere produttività e competitività. 

Conclusione

L’acqua non è soltanto una risorsa da utilizzare con maggiore efficienza, ma un elemento che mette in relazione agricoltura, suolo e territorio. I cambiamenti climatici rendono questa interdipendenza sempre più evidente: nello stesso territorio possiamo trovarci a dover affrontare periodi di scarsità idrica ed eventi caratterizzati da precipitazioni molto intense. La sfida, quindi, non è soltanto avere più acqua a disposizione, ma riuscire a governarla meglio quando arriva, conservarla dove possibile e utilizzarla in maniera più efficiente quando serve.

Per farlo è necessario superare approcci troppo settoriali. Gestione del suolo, sistemazioni idraulico-agrarie, scelte colturali, irrigazione e innovazione tecnologica devono essere considerate componenti di uno stesso sistema. Le nuove tecnologie possono aiutarci a conoscere meglio questo sistema e a prendere decisioni più precise, ma devono essere accompagnate dalla conoscenza agronomica, dalla formazione e da una capacità di gestione che vada oltre i confini della singola azienda.

La prospettiva, soprattutto nel Mediterraneo, è quindi quella di costruire sistemi agricoli più resilienti, capaci di utilizzare meglio le risorse disponibili e di adattarsi a condizioni climatiche sempre più variabili, mantenendo al tempo stesso produttività e competitività. In questo senso, governare meglio l’acqua significa anche governare meglio il territorio agricolo.

Autrice

Marta Guarducci

Socia fondatrice del Centro Ricerche “scientia Atque usus” per la Comunicazione Generativa ETS; assegnista di ricerca presso l’Università di Firenze; membro della redazione della collana “sAu Community”

Intervistato

Marco Napoli

Professore Associato, settore Agronomia e coltivazioni erbacee, Università degli Studi di Firenze