Sostenibilità quotidiana e Clima
Territorio, risorsa idrica e sicurezza: la missione dei consorzi di bonifica
Intervista a Fabio Zappalorti
di Marco Sbardella | 20 04 2026
Di cosa parliamo in questo articolo?
Nell’intervista, realizzata in preparazione dell’evento “Acqua, agricoltura e territorio: sfide e soluzioni per il futuro”, Fabio Zappalorti (Direttore Generale del Consorzio di Bonifica 6 Toscana Sud) racconta come il ruolo dei consorzi di bonifica sia oggi molto più ampio della sola manutenzione del reticolo idrografico.
Al centro del loro operato ci sono la gestione della risorsa idrica, la difesa del suolo, il supporto all’agricoltura e la tutela ambientale, in un contesto reso sempre più complesso dagli effetti del cambiamento climatico. Tra siccità prolungate, eventi estremi e nuove esigenze dei territori, emerge la necessità di un approccio integrato, capace di coniugare manutenzione ordinaria, innovazione tecnologica, collaborazione con gli agricoltori e programmazione infrastrutturale.
L’intervista mette in luce anche il valore strategico dei consorzi come presidio di prossimità, fondamentale per la sicurezza, la resilienza e la qualità del paesaggio.
Acta diurna
Evento “Acqua, agricoltura e territorio: sfide e soluzioni per il futuro”
25 aprile 2026, Braccagni (GR)
Nell’ambito della Fiera del Madonnino, un incontro promosso dalla Fondazione per il Clima e la Sostenibilità e dal Centro Ricerche sAu per riflettere sulle sfide legate all’acqua, ai cambiamenti climatici e al futuro dei territori agricoli e costieri.
Introduzione
L’acqua non è soltanto una risorsa naturale da amministrare: è una chiave attraverso cui leggere il rapporto tra clima, territorio, agricoltura, servizi, paesaggio e vita quotidiana. In una fase storica segnata dall’intensificarsi della crisi climatica, dall’alternanza tra siccità prolungate ed eventi meteorologici estremi, e dalla crescente pressione sugli ecosistemi, il tema dell’acqua si impone come uno dei nodi centrali per il futuro dei territori. Non si tratta più solo di gestire emergenze o garantire approvvigionamenti, ma di ripensare il modo in cui una comunità riconosce, usa, protegge e rigenera le risorse di cui vive.
È in questa prospettiva che si colloca l’intervista a Fabio Zappalorti, Direttore Generale del Consorzio di Bonifica 6 Toscana Sud, che parla di una realtà chiamata ogni giorno a confrontarsi con le fragilità e le potenzialità del territorio. Il suo contributo aiuta a comprendere come i consorzi di bonifica non siano soltanto soggetti tecnici deputati alla manutenzione del reticolo idraulico, ma presìdi strategici nella difesa del suolo, nella gestione della risorsa idrica, nel supporto al sistema agricolo e nella costruzione della resilienza territoriale.
Partiamo dai consorzi di bonifica: che ruolo svolgono nei territori?
Oltre ai compiti istituzionali di manutenzione ordinaria del reticolo idrografico, i consorzi giocano un ruolo importantissimo sia nella gestione della risorsa idrica a fini irrigui che a livello ambientale. Infatti, oggi i consorzi svolgono la loro attività primaria di manutenzione dei corsi d’acqua con un approccio integrato che tiene necessariamente conto degli ecosistemi in cui operano, diventando l’attività stessa uno strumento di salvaguardia dei valori ambientali oltre che di mitigazione del rischio idraulico. A questa funzione si aggiunge il ruolo dei consorzi come veri e propri custodi del paesaggio: operare sui canali significa anche preservare i corridoi ecologici e la biodiversità locale. Ultimo, ma non meno importante, i consorzi svolgono anche un servizio di vigilanza diffusa sul territorio che consente di poter intervenire in tutti quei casi dove è necessario un pronto intervento. Questa presenza costante agisce come un presidio di legalità e sicurezza, permettendo di intercettare scarichi abusivi o piccoli smottamenti prima che degenerino in criticità ambientali. Da una parte, quindi, garantiscono la manutenzione di tutto il reticolo idraulico regionale, contribuendo alla diminuzione del rischio idraulico; dall’altra, contribuiscono a garantire la risorsa idrica affinché l’agricoltura toscana possa continuare a produrre alimenti di altissima qualità in un periodo particolarmente complicato.
L’Atlante dell’Acqua realizzato dalla Heinrich-Böll-Stiftung Francia & Italia e da Legambiente è un lavoro interdisciplinare che raccoglie studi, dati scientifici e analisi su usi, consumi e impatti sull’acqua nel mondo e in Italia.
Quali sono i segnali più evidenti del cambiamento climatico osservati quotidianamente nella gestione dell’acqua?
I cambiamenti climatici oggi sono evidenti e forse non serve precisare quei segnali che sono ormai all’attenzione di tutti. Piuttosto vale la pena far presente che il regime delle piogge sta cambiando in modo sempre più marcato, concentrando le precipitazioni in modo anomalo (periodi siccitosi alternati ad altri con fenomeni meteorologici estremi), tanto da doversi tutelare contemporaneamente da entrambi, sia con opere di difesa dalle piene (o in generale per i dissesti idrogeologici) che con infrastrutture per la gestione delle risorse idriche nei periodi di siccità estrema. Siamo di fronte a quella che gli esperti definiscono “tropicalizzazione” del clima mediterraneo, che ci impone di trasformare il territorio in una sorta di “spugna” capace di trattenere l’acqua quando abbonda per restituirla nei mesi di carenza. Tra l’altro questo fenomeno è più accentuato in Toscana che in altre regioni. Quotidianamente osserviamo che le attività agricolo-colturali stanno cambiando sia nei tempi che nelle modalità in campo. Anche alcune fasi fenologiche delle piante sono cambiate e gli agricoltori stanno virando verso varietà colturali più resistenti a determinati stress. Stiamo in generale assistendo ad una lenta fase di adattamento globale di cui non conosciamo ancora gli esiti, perché le variabili in gioco legate ai cambiamenti climatici non sono né del tutto note, né prevedibili.
Ambito di Intervento
Sostenibilità quotidiana e Clima
L’articolo contribuisce alla ricerca del Centro Ricerche sAu, impegnato a colmare la distanza tra il patrimonio di conoscenze oggi disponibile sui temi della sostenibilità e la loro concreta traduzione nei comportamenti individuali e collettivi. L’obiettivo è favorire un dialogo continuo tra ricerca e società, mettendo in relazione chi produce conoscenza e chi può applicarla in pratiche condivise.
Come cambia il rapporto con gli agricoltori quando l’acqua diventa scarsa e imprevedibile?
Prima di tutto è bene precisare che la scarsità della risorsa idrica o la sua imprevedibilità devono essere viste come un’opportunità per migliorare le conoscenze ambientali e del sistema e allo stesso tempo porre in atto strategie che aumentino la resilienza del territorio e degli agricoltori. Per questo il rapporto con gli agricoltori diventa centrale per qualsiasi strategia di gestione delle emergenze idriche: migliorare il dialogo e la collaborazione con gli agricoltori per sviluppare insieme le giuste azioni per mitigare e prevenire gli effetti delle crisi trasforma ogni singolo agricoltore da utente passivo di un servizio a parte attiva nelle attività di programmazione e cooperazione irrigua. In questo contesto, la tecnologia gioca un ruolo chiave: stiamo implementando sistemi di monitoraggio digitale e “irrigazione di precisione” che permettono di ottimizzare ogni goccia d’acqua, riducendo gli sprechi e garantendo la sopravvivenza dei raccolti anche nei momenti più critici.
Esistono conflitti tra territori o usi diversi dell’acqua? Come vengono gestiti?
Nel nostro territorio esiste un comprensorio irriguo di 3.300 ettari ormai consolidato e ne stiamo attivando e completando altri due. Stiamo inoltre progettando altri impianti perché riteniamo che solo con l’irrigazione collettiva si possano affrontare le problematiche legate alla moderna tecnica irrigua e le crisi legate alla scarsità della risorsa. Devo dire che sia nel territorio grossetano che in quello senese, al momento non percepiamo conflitti per usi diversi della risorsa idrica; al contrario di altre parti del territorio nazionale, il nostro rapporto con il gestore del servizio idrico integrato è ottimo. Con Acquedotto del Fiora stiamo collaborando su vari livelli, in particolare sul riutilizzo delle acque depurate dei centri abitati più importanti. Uno su tutti il progetto che abbiamo presentato nel PNIISSI (Piano Nazionale di Interventi Infrastrutturali e per la Sicurezza del Sistema Idrico) per il riutilizzo ai fini irrigui delle acque del depuratore di Grosseto. Questo approccio di economia circolare permette di soddisfare le esigenze agricole senza intaccare le riserve idropotabili, creando una sinergia virtuosa tra città e campagna. È chiaro che spesso possono esserci obiettivi contrastanti se non concorrenti, ma è assolutamente indispensabile operare affinché la collaborazione possa portare vantaggi per il territorio dove tutti operiamo e viviamo.
Progetto
Intelligenza liquida. Il vero valore dell’acqua
Il progetto nasce con l’obiettivo di sviluppare un ambiente di Comunicazione Generativa e partecipata dedicato al tema dell’acqua, capace di integrare ricerca scientifica, governance istituzionale, innovazione tecnologica, divulgazione e partecipazione culturale. L’intento è promuovere una nuova consapevolezza sull’uso sostenibile delle risorse idriche, in ambito agricolo e più in generale nei diversi contesti territoriali e produttivi.
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Quanto conta la manutenzione ordinaria soprattutto del reticolo minore rispetto alle grandi opere?
Come accennato prima, oggi la manutenzione ordinaria si svolge integrando sia aspetti ambientali che idraulici. Oggi è essenziale parlare più di interventi di riqualificazione fluviale a salvaguardia del territorio piuttosto che di semplice difesa dello stesso, perché i cambiamenti climatici ci impongono un approccio diverso. Sia per gli interventi di manutenzione ordinaria che per le grandi opere, non possiamo più ragionare in termini di eliminazione del rischio idraulico, bensì di gestione del rischio residuo attraverso interventi mirati e coordinati con la protezione civile. In questa ottica nel 2012 la Regione Toscana, in maniera lungimirante, approvò la legge regionale 79 di revisione del sistema dei Consorzi di Bonifica, stabilendo che, in attesa delle risorse, sempre più rare, per realizzare le grandi opere strutturali per diminuire il rischio idrogeologico, fosse necessario, anzi indispensabile, manutenere quelle esistenti. Un fosso pulito correttamente e un sistema di paratoie efficiente possono prevenire danni immensi che nessuna grande diga potrebbe arginare se il reticolo minore fosse abbandonato. Oggi, dopo diversi anni e molti eventi alluvionali a livello nazionale, questa volontà sta emergendo a livello italiano, tanto che una norma che segue questa logica è in discussione alla Camera dei Deputati su proposta del CNEL.
Cosa bisognerebbe far capire meglio all’opinione pubblica rispetto al lavoro dei consorzi di bonifica?
Prima di tutto i consorzi devono riuscire a comunicare meglio chi sono e cosa fanno quotidianamente sul territorio perché spesso, nonostante gli sforzi fatti, l’attività dei consorzi non è nota all’opinione pubblica, che si ricorda di noi solo quando arriva il tributo da pagare o si ingrossano i fiumi per le piene. È fondamentale che il cittadino percepisca il tributo di bonifica non come una tassa, ma come un investimento sulla propria sicurezza e sulla qualità dell’ambiente in cui vive. In questo senso sarebbe importante che venisse capito che i consorzi sono un ente dal taglio estremamente operativo che svolge attività sul territorio quotidianamente ed è in grado di risolvere tanti problemi. Siamo un ente di prossimità che conosce ogni criticità del suolo; questa conoscenza capillare è l’unica vera difesa che abbiamo contro l’incertezza climatica. Non è facile, ma quella di venire compresi meglio nella propria natura è certamente una delle sfide più impegnative e allo stesso tempo stimolanti che attendono i consorzi già nel presente.
Conclusione
Dalle parole di Fabio Zappalorti emerge con chiarezza che oggi la gestione dell’acqua coincide sempre più con la capacità di rendere il territorio resiliente di fronte agli effetti del cambiamento climatico. Siccità, piogge intense ed eventi estremi impongono una manutenzione costante, una programmazione attenta e una visione integrata tra difesa del suolo, agricoltura e tutela ambientale.
In questa prospettiva, è particolarmente efficace l’immagine del territorio come “spugna”: un sistema capace di trattenere, regolare e restituire l’acqua, invece di subirla soltanto come emergenza o scarsità. È in questa direzione che il lavoro dei consorzi di bonifica assume un valore strategico, non solo tecnico ma anche culturale, per il futuro delle comunità e del paesaggio. Un futuro che tutti siamo chiamati a costruire con “responsabilità comuni ma differenziate”, per richiamare una formula ampiamente diffusa nell’ambito dello sviluppo sostenibile.
Autore
Marco Sbardella
Ph.D., Ricercatore e socio fondatore del Centro Ricerche scientia Atque usus per la Comunicazione Generativa ETS. Consulente presso il Generative Communication Lab
Intervistato
Fabio Zappalorti
Direttore Generale del Consorzio di Bonifica 6 Toscana Sud e Direttore di ANBI Toscana