Cultura e Società

Sapere è potere

Come si costruiscono le basi di un processo di ricerca-azione che metta al centro la comunità
La lezione di Viareggio Futura

di Marco Sbardella | 25 08 2026

Di cosa parliamo in questo articolo?

Come si coinvolge una comunità nella costruzione del futuro di un territorio? Quali soggetti ne fanno parte, e con quali strumenti, nei processi di sviluppo locale e co-progettazione?

A partire dall’esperienza di Viareggio Futura, l’articolo riflette sull’applicazione pluriennale della Comunicazione Generativa al rapporto tra governance e cittadinanza. Presenta inoltre l’avvio di una nuova ricerca del Centro in Val di Cecina, territorio segnato da residenti, nuovi abitanti e flussi turistici con bisogni e identità diverse.

In contesti così articolati, attivare un territorio richiede conoscerlo a fondo. In Viareggio Futura la mappatura della comunità non è partita da uno schema top-down, ma da un lavoro mirato a individuare portatori di interesse, raccogliere dati e costruire relazioni prima ancora che informazioni. Ne è emerso un elemento inatteso: molti dei dati necessari non erano disponibili, talvolta nemmeno presso chi avrebbe dovuto possederli. L’articolo ripercorre le scelte fatte per trasformare questa assenza in un punto di partenza: cercare i dati diventa occasione di ascolto e costruzione di comunità. Dall’esperienza di Viareggio lo sguardo si sposta sulla Val di Cecina, dove le stesse domande aprono un nuovo percorso di ricerca e progettazione.

Ambito di Intervento

Cultura e Società

Se vogliamo che la complessità sia un valore e non una fonte di crescenti problemi, è necessario elaborare una visione e delle pratiche che ridefiniscano il rapporto fra scientia e usus. Per una società che abbandoni la cultura e le relative pratiche meccanicistiche

Le domande che pochi si fanno

Prima di attivare un progetto di ricerca-azione orientato alla costruzione di comunità, bisogna rispondere a una domanda semplice e quasi sempre sottovalutata: di cosa stiamo parlando? E chi dovrebbe parlarne?

La risposta che diamo a questa domanda dice molto del modo in cui intendiamo la ricerca. Il modello della Comunicazione Generativa, che orienta tutto il lavoro del Centro Ricerche sAu, assume come propria invariante la trasformazione del rapporto tradizionale tra scientia e usus: da una parte il mondo della ricerca, delle competenze scientifiche, degli esperti e delle istituzioni; dall’altra la dimensione quotidiana della vita, dei territori, delle comunità, delle esperienze che si sviluppano fuori dagli ambiti accademici. Nel modello classico – quello del trasferimento – la conoscenza nasce nella scientia e viene trasferita all’usus, dall’alto verso il basso. Nel nostro, la conoscenza viene generata dentro un processo continuo di ascolto, relazione, interpretazione e progettazione condivisa. L’usus non è il destinatario della ricerca: ne è uno dei principali protagonisti. Le esperienze quotidiane, la memoria dei luoghi, le competenze professionali, le pratiche sociali sono risorse essenziali per comprendere la realtà, non un pubblico a cui spiegarla.

A Viareggio, dove abbiamo condotto l’indagine partecipata alla base del Progetto Strategico di Valorizzazione e Sviluppo della città, questa impostazione ha avuto una conseguenza immediata e molto concreta: non siamo partiti da un elenco di persone da coinvolgere. Siamo partiti dai contenuti. La prima sfida è stata delimitare gli ambiti di intervento intorno ai quali costruire il percorso di ascolto — attività produttive, turismo, commercio, cultura, salute, ambiente, scuola — e poi articolarli in ambiti specifici, sempre più circoscritti. A ogni ambito abbiamo associato categorie di portatori di interesse, distinguendo tra soggetti con ruolo istituzionale e gatekeeper riconosciuti a livello territoriale, spesso decisivi per l’accesso a informazioni e reti locali. Una partizione che è il risultato via via più preciso di un percorso iterativo di ascolto e coinvolgimento dei portatori d’interesse del territorio. Alcuni ambiti si sono ridefiniti strada facendo. Solo per fare un esempio, l’agricoltura e la pesca, che nel racconto pubblico della città sembravano quasi scomparse, sono riemerse dalle interviste come radici vive dell’identità viareggina, e hanno preteso uno spazio che all’inizio nessuno aveva previsto per loro.

C’è una ragione metodologica precisa dietro questa scelta. Partire subito dai nominativi significa coinvolgere quasi inevitabilmente i soggetti già conosciuti, facilmente raggiungibili, tradizionalmente riconosciuti come rappresentativi.

Progetto

Viareggio Futura

Il progetto è risultato vincitore all’avviso pubblico indetto dal Comune di Viareggio per condurre un’indagine partecipata finalizzata alla realizzazione di un Progetto strategico di valorizzazione e sviluppo della Città. L’indagine vuole dare forma a una visione che possa valorizzare il patrimonio materiale e immateriale che distingue il territorio di Viareggio. Una risorsa straordinaria che necessita di una progettualità capace di agire sul presente secondo una programmazione che deve avere una precisa pianificazione a lungo termine.

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La mappatura finisce così per riprodurre reti, gerarchie ed equilibri esistenti, lasciando invisibili competenze, esperienze e conoscenze meno strutturate ma potenzialmente decisive. La mappatura generativa segue il movimento inverso: dal progetto alle persone, attraverso cinque livelli connessi tra loro — ambito, ambito specifico, categoria di portatore di interesse, livello di coinvolgimento e, solo alla fine, la persona. La letteratura sulla stakeholder analysis, da Freeman alla matrice potere/interesse di Mendelow al modello di salienza di Mitchell, Agle e Wood, si chiede: chi sono gli stakeholder del progetto? Noi ci chiediamo qualcosa di diverso: di quali relazioni, competenze e conoscenze abbiamo bisogno perché questo progetto possa generare trasformazione?

Raccogliere i dati costruendo relazioni

La mappatura non ha rappresentato, quindi, una fase preliminare destinata a concludersi con la compilazione di un elenco, ma un processo aperto di ricerca, ascolto e progettazione. Interviste in profondità, incontri, dati istituzionali, questionari, ricontatti e contributi diretti sono stati integrati all’interno di un’unica architettura relazionale. Ogni strumento ha contribuito non solo a raccogliere informazioni, ma anche ad ampliare la rete, far emergere competenze meno visibili e individuare nuove persone da coinvolgere.

Anche le rilevazioni quantitative hanno assunto, in questa prospettiva, una funzione diversa da quella di un’indagine tradizionale. Non è stato costruito un unico questionario rivolto a una comunità considerata omogenea, ma un sistema modulare di strumenti differenziati in base ai temi, ai territori, alle fasce d’età, agli ambiti professionali, alle condizioni di fragilità e alle diverse forme di relazione con la città. Residenti, lavoratori, studenti, turisti, operatori sanitari o professionisti della nautica vivono infatti il territorio da posizioni differenti e non possono essere ascoltati attraverso le stesse domande.

Questa articolazione consente di leggere i dati nel contesto in cui vengono prodotti, evitando che le medie aggregate nascondano bisogni, esperienze e punti di vista specifici.

Non per le comunità ma con le comunità. I test di usabilità per Viareggio Futura

Viareggio Futura non mira solo a consegnare un progetto strategico e un prototipo digitale, ma alla creazione di una comunità capace di adottare e trasformare gli strumenti oltre la conclusione della ricerca-azione. Sulla base di questo obiettivo, i test di usabilità diventano pratiche politico-sociali di inclusione, che trasformano gli utenti in veri e propri co-progettisti. In questo intreccio tra scientia e usus si genera conoscenza condivisa: il futuro progettato prende senso solo se vissuto e adottato dalla comunità.

Il cuore del metodo è stato un database di domande di ricerca organizzate per ambito tematico. Per ciascun ambito abbiamo individuato ambiti specifici e formulato domande operative, calibrate sugli interlocutori da coinvolgere. Questo inventario ha orientato l’intera raccolta dei dati e si è evoluto man mano che la ricerca avanzava. Perché nella ricerca generativa ogni strumento è anche un’occasione di relazione: un questionario può diventare un ricontatto, un ricontatto un’intervista, un’intervista può generare nuovi contatti e questi, a loro volta, alimentare tavoli di lavoro e nuove progettualità. La ricerca, seguendo questo approccio, costruisce relazioni prima ancora che raccogliere dati. Infatti, le persone che si attivano in questo processo restano parte della rete anche dopo la conclusione del progetto, pronte a riattivarsi intorno a nuovi bisogni e opportunità.

A supporto di questa struttura abbiamo sviluppato due strumenti complementari: una Library, l’anagrafica delle fonti (bibliografie, sitografie, report istituzionali), e Matrix, l’indirizzario dei soggetti individuali e collettivi che collaborano alla ricerca condividendo dati, informazioni e competenze. Library e Matrix sono due degli strumenti dell’Ambiente Integrato Atque, la tecnologia — inserita nella cornice più ampia di GENESIS, l’Ambiente Generativo del Centro Ricerche sAu — attraverso cui è stato costruito InComuneLab: l’applicazione realizzata per Viareggio Futura che ha reso possibile raccogliere, condividere e restituire la conoscenza in modo trasparente e tracciabile.

Questo lavoro ha alimentato le SWOT di ambito (e in alcuni casi di sotto-ambito) su cui sono state ideate e testate le proposte del piano strategico, poi sottoposte all’approvazione degli stessi portatori d’interesse. Con un’avvertenza: non si trattava di generare conoscenza per la conoscenza, ma di costruire una base operativa per decisioni, politiche e progetti concreti. La restituzione, in questo senso, non è stata un adempimento finale ma un momento centrale del processo: condividere interpretazioni preliminari, metterle in discussione insieme alla comunità, far dialogare gruppi che normalmente non entrano in relazione. È così che bisogni apparentemente settoriali possono essere riletti come risorse comuni.

InComuneLab

InComuneLab è un prodotto ideato dal Centro Ricerche sAu per supportare le amministrazioni pubbliche nella costruzione di alleanze territoriali e nell’attivazione di percorsi di governance civica.

Attraverso l’approccio della Comunicazione Generativa, InComuneLab favorisce la cooperazione tra istituzioni, cittadinanza, realtà imprenditoriali e associative, con l’obiettivo di riportare al centro della progettazione i bisogni reali delle comunità.

E se i dati non ci sono?

Una delle scoperte più significative del lavoro su Viareggio non ha riguardato i dati in sé, ma la loro assenza. Ad aggravare il quadro c’è la natura stessa del territorio: uno spazio che non si limita a chi vi risiede stabilmente, ma si attraversa — pendolari, nuove mobilità, flussi turistici e stagionali — mentre i dati disponibili restano spesso organizzati per singolo ente o settore, cioè verticali, e raramente restituiscono questa complessità.

Quando abbiamo iniziato a porre le domande di ricerca agli stakeholder — non solo a quelli direttamente coinvolti in Viareggio Futura, ma anche a enti, istituzioni e operatori che quelle informazioni avrebbero dovuto averle — ci siamo resi conto che molti dati semplicemente non esistevano in forma organizzata. Oppure esistevano, ma frammentati tra soggetti diversi che non dialogavano tra loro. Chi custodisce un dato spesso non sa che quel dato è prezioso per gli altri. Chi ha bisogno di un’informazione non sempre sa a chi chiederla.

Questa constatazione, che sembrava un ostacolo, si è rivelata il vero punto di partenza. InComuneLab per Viareggio Futura nasce esattamente da qui: non dall’elaborazione di una base dati già disponibile, ma dalla necessità di costruirla da zero, coinvolgendo gli stessi portatori di interesse nel processo di raccolta. Alcune delle informazioni più utili della ricerca non erano pubblicate da nessuna parte: sono state condivise su richiesta da soggetti che ne erano in possesso, dentro una relazione di fiducia costruita nel tempo. La mappatura è diventata così un atto di costruzione di comunità prima ancora che di conoscenza.

Non c’è filologia senza critica, ovvero come gestire e restituire i risultati di ricerca

Sarebbe disonesto raccontare il percorso come se fosse stato privo di ostacoli. Tre nodi, in particolare, hanno richiesto scelte precise.

Il primo è il rischio di frammentazione: raccogliere dati da decine di soggetti diversi senza una struttura che li tenga insieme significa produrre un archivio inservibile. Lo abbiamo affrontato facendo di InComuneLab l’ambiente unico di raccolta e condivisione, dove ogni informazione resta collegata a chi l’ha fornita e al contesto in cui è nata.

Il secondo è la difficoltà di coinvolgere attori con linguaggi e culture molto diverse. L’ascolto è partito dalle reti formali — istituzioni, sistema economico, associazioni di categoria — per estendersi progressivamente verso reti informali, comunità di pratica, gruppi spontanei e singoli cittadini, con strumenti personalizzati: online e in presenza, strutturati e aperti. Un’attenzione particolare l’abbiamo riservata ai corpi intermedi, che non consideriamo soltanto soggetti di rappresentanza ma anche realtà da osservare e rafforzare nella loro capacità di mantenere un dialogo effettivo con la propria base sociale. È spesso lì, nell’incontro tra competenze istituzionali e conoscenze diffuse, che nasce l’innovazione.

Il terzo nodo è forse il più insidioso: la tentazione di restituire tutto senza selezionare. Ogni analisi è anche una proposta, e non c’è filologia senza critica. Il punto di partenza è stata un’idea chiara di cosa potrebbe essere la comunità di Viareggio nel futuro — la visione “Viareggio vista dal mare” — e il percorso di ascolto è servito a confermare, perfezionare e rendere operativa quell’idea, non a sostituirla con un catalogo indistinto di desideri.

Da Viareggio alla Val di Cecina

È in questa prospettiva che si colloca anche il progetto di ricerca-azione Un nuovo patto comunicativo tra governance e cittadinanza, che il Centro Ricerche sAu sta sviluppando proprio a partire dall’esperienza di Viareggio Futura: interviste ad amministratori e protagonisti di esperienze di democrazia partecipata, una Conversazione pubblica a Firenze con il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università degli Studi di Firenze, e un volume dedicato alle pratiche analizzate — per capire quali condizioni comunicative, organizzative e culturali rendano possibile una partecipazione reale e continuativa, e non un episodio isolato.

Quello che abbiamo sperimentato a Viareggio non è un modello replicabile meccanicamente, ma una metodica che può essere adattata, con i dovuti accorgimenti, a qualsiasi territorio che voglia costruire una visione condivisa del proprio futuro. La condizione necessaria è sempre la stessa: avere il coraggio di partire dall’ammissione che i dati mancano (o comunque non sono a disposizione di chi dovrebbe averli), e trasformare questa mancanza nel motore di un processo di ascolto e co-progettazione collettivo.

Territori come la Val di Cecina — con la loro complessità economica, identitaria e ambientale, e con la rete di comuni, imprese, associazioni e istituzioni che compongono il Distretto Rurale e Biologico — sono esattamente il tipo di contesto in cui questa metodica può generare valore. Il Centro Ricerche sAu sta avviando qui una collaborazione che muove dagli stessi presupposti: senza una conoscenza condivisa non è possibile parlare di vera partecipazione.

Progetto

Un nuovo patto comunicativo tra governance e cittadinanza

Il Centro Ricerche sAu sviluppa un progetto dedicato alle pratiche di democrazia partecipata e ai modelli di comunicazione capaci di rafforzare il rapporto tra istituzioni, territori e comunità.

La ricerca prende avvio dall’esperienza di Viareggio Futura, il più recente tra i progetti realizzati dal Centro in oltre trent’anni di attività, e analizza come amministrazioni, organizzazioni e cittadinanza possano costruire processi continuativi di ascolto, confronto e progettazione condivisa.

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Questo articolo vuole essere il primo passo di un percorso di ricerca-azione partecipata. Non rappresenta un punto di arrivo, ma uno strumento per attivare la voce di chi opera quotidianamente nel territorio e contribuire alla costruzione di una conoscenza condivisa.

Comprendere un territorio significa innanzitutto conoscere le persone che lo abitano e lo rendono vivo: le imprese, gli enti, le associazioni, i servizi, le istituzioni e tutte le realtà che, attraverso il proprio lavoro, producono valore economico, sociale, culturale e ambientale. Per questo motivo, l’obiettivo è avviare un processo di ascolto capace di ricostruire la rete delle relazioni, dei servizi, delle produzioni e delle competenze presenti, trasformando il patrimonio di conoscenze diffuse in una base comune per la progettazione.

L’invito è quindi a partecipare attivamente a questo percorso, affinché la conoscenza del territorio diventi il punto di partenza per costruire insieme un progetto di ricerca-azione fondato sulla collaborazione, sulla condivisione dei dati e sulla valorizzazione delle risorse locali.

Sei un ente, un’impresa, un’associazione o un’istituzione che opera in uno dei comuni del Distretto Rurale e Biologico della Val di Cecina?

Stiamo costruendo una base dati condivisa sul territorio — attività produttive, turismo, ambiente, cultura, salute, scuola — e abbiamo bisogno dei dati che solo chi lavora e vive qui può fornire. Si tratta di mettere a sistema ciò che già esiste, perché diventi utile a tutti. Se vuoi contribuire, scrivi a direzione@sau-centroricerche.org

Perché sapere è potere — ma solo se il sapere è di tutti.

Vuoi scoprire i tanti progetti di costruzione di comunità portati avanti dal Centro Ricerche sAu a livello locale, nazionale e internazionale?

Bibliografia

  • Freeman, R.E. (1984). Strategic Management: A Stakeholder Approach. Boston: Pitman.
  • Mendelow, A.L. (1981). “Environmental Scanning: The Impact of the Stakeholder Concept.” Proceedings of the Second International Conference on Information Systems, Cambridge, MA, pp. 407-418.
  • Mitchell, R.K., Agle, B.R., & Wood, D.J. (1997). “Toward a Theory of Stakeholder Identification and Salience: Defining the Principle of Who and What Really Counts.” Academy of Management Review, 22(4), 853-886.

Autore

Marco Sbardella

Ph.D., Ricercatore e socio fondatore del Centro Ricerche scientia Atque usus per la Comunicazione Generativa ETS. Consulente presso il Generative Communication Lab.