Una Noterella su “Salute e sanità”
La salute mentale nei giovani
Il futuro dipende anche da questo
di Fiammetta Cosci | 05 11 2025
Lo scorso 10 ottobre si è celebrata la Giornata Mondiale della Salute Mentale, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. La Giornata Mondiale ci ricorda con forza che non c’è salute senza salute mentale. Il vecchio adagio che la salute delle persone non possa essere declinata come assenza di malattia o di sintomi e non possa riferirsi soltanto ad essere fisicamente in forma, ha necessità di essere ricordato puntualmente ed annualmente. La salute è una condizione che prevede un benessere fisico, psichico e sociale che possono essere raggiunti se queste tre dimensioni sono coltivate dalle persone e tenute costantemente in un fragile e fluido equilibrio.
Sebbene questo concetto sia noto da alcuni decenni, siamo ancora legati al dualismo mente corpo che tende a spingere la nostra società, e le persone che la costituiscono, a pensare che “se sono in forma fisicamente o se non ho sintomi fisici, allora sto bene”. Niente di più fuorviante. Quante volte persone bellissime o in ottima salute fisica, in realtà soffrono nella propria mente, nelle proprie emozioni, nella propria dimensione intima.
Salute e sanità
Il Centro Ricerche sAu è da anni impegnato nella realizzazione di progetti incentrati sul coinvolgimento di portatori d’interesse con lo scopo di avviare processi generativi di conoscenza in cui aziende sanitarie e ospedaliere, associazioni, istituzioni cooperino per aumentare il livello di health literacy della cittadinanza in campo medico-scientifico. Con un focus sulla medicina del lavoro.
Dove sono i giovani?
Quando parliamo di sofferenza psichica o mentale sembra che non ci siano eccezioni, tutte le fasce di età sono colpite, tutti i sessi e generi sono colpiti così come tutte le razze. la sofferenza psichica o mentale è un concetto straordinariamente democratico e paritario. Però non necessariamente tutte le realtà qui elencate sono parimenti studiate e valorizzate. Una società come la nostra, basata sul principio della produttività economica, tende a focalizzarsi su chi è in età produttiva, i cosiddetti adulti; quindi, la ricerca scientifica e l’attenzione tendono a guardare in modo prevalente in quella direzione. Rimangono più in ombra gli anziani, i giovani, gli emarginati.
I bambini, gli adolescenti, i giovani adulti sono spesso lasciati indietro per diventare oggetto di attenzione soltanto quando saranno produttivi (adulti). Eppure, le radici della sofferenza psichica di un adulto possono essere rintracciate spesso proprio nella sua giovane età e magari se quell’inizio di sofferenza fosse stato visto, gestito, curato non sarebbe diventato un problema o un disturbo più tardi. Sembra quasi che le varie epoche della vita siano concepite a comparti stagni come se chi lavora con gli adulti tenda a osservare soltanto gli adulti senza riflette che l’adulto di oggi era il giovane di ieri; e chi lavora con i giovani guardi soltanto i giovani, quasi perdendo di vista la realtà che il giovane di oggi sarà l’adulto di domani. Questa continuità fra epoche di vita sembra spezzata sotto il peso dei gap generazionali. Sembra mancare la visione longitudinale delle vite di ognuno di noi che crea continuità, che crea ponti di collegamento fra ieri, oggi e domani. Ogni generazione sembra attenta soltanto alla propria coorte di nascita. Eppure, la divisione in coorti di nascita è un artifizio demografico; siamo tutti nella stessa comunità, contribuiamo tutti allo stesso progetto di benessere globale.
Un problema globale
Con globale non intendo riferirmi alla globalizzazione, che riguarda mercati, merci e danaro; con globale intendo richiamare quel concetto di salute fisica, psichica e sociale che da anni l’Organizzazione Mondiale della Sanità propone e proclama ma che con tanta fatica si incarna nelle nostre vite. Tra l’altro, oggi questo concetto globale non può escludere l’ambiente in cui siamo immersi. L’ambiente entra e condiziona le nostre vite quando succedono disastri naturali, conflitti ed emergenze di salute pubblica. Infatti, proprio questo tema è stato scelto per la Giornata Mondiale per la Salute Mentale 2025.
Tutti ricordiamo con preoccupazione come le nostre vite siano state stravolte in poche ore dalla pandemia da COVID, tutti ricordiamo la fatica dei giovani che hanno dovuto rinunciare in quei giorni ai loro pari ed alla vera socialità (non quella online) con essi, in un’epoca di vita in cui la socialità fra pari è fondamentale per un adeguato sviluppo emotivo, affettivo, cognitivo, esperienziale e sociale dell’individuo.
Dalla Library di sAu
Cosa sappiamo sulla salute mentale degli adolescenti?
Un approfondimento a cura di Openpolis sui dati riguardanti la salute mentale dei ragazzi e delle ragazze italiane a seguito del periodo pandemico.
L’ambiente, tuttavia, può entrare a vario titolo nelle nostre vite. Entra anche quando ci troviamo in condizioni di vita insalubri, disagiate dal punto di vista socio-economico. L’ambiente entra nelle nostre vite quando siamo isolati socialmente e quando ci sentiamo soli. L’isolamento sociale e l’eventuale solitudine dei giovani sono oggi un tema: giovani che vivono chiusi nelle proprie camerette esposti a stimoli virtuali di ogni genere ed ingaggiati in giochi, sfide, challenges che rischiano di diventare per loro la realtà. Ma se una persona vive così confinata, come può sentirsi a proprio agio ed adeguata quando esce fuori? Quando il mondo gli chiede di avere titoli di studio, di funzionare, di produrre? Quando la vita propone le proprie inevitabili asperità e le proprie emozioni necessitano di essere guardate in faccia, riconosciute, gestite?
C’è in gioco il futuro di tutti noi
Bisogna certamente attrezzarci ed attrezzare i nostri giovani per affrontare tutto questo. Una persona su cinque oggi soffre di un disturbo di salute mentale. È necessario essere pronti e sostenere i giovani di oggi affinché siano gli adulti di domani e siano a loro volta solidi abbastanza per sostenere i giovani che verranno. Sostenere il benessere mentale delle persone è importante sia come individui che come comunità. Ecco perché è essenziale che tutti, compresi i funzionari governativi, gli operatori sanitari e sociali, il personale scolastico e i gruppi comunitari, si uniscano. Lavorando fianco a fianco, possiamo costruire un ponte fra le generazioni, fra le persone affinché si generi il benessere di tutti. Investendo nella ricerca scientifica e promuovendo interventi solidi ed efficaci basati sulle comunità e sugli individui, possiamo rispondere ai bisogni di salute mentale e consentire alle persone e alle comunità di costruire quel sottile equilibrio fra le forze psichiche che ci consente di avere un benessere globale.
Resistiamo umani!
Il Master consulenziale sviluppa progetti che migliorano la comunicazione tra istituzioni, associazioni, aziende e cittadinanza.
Ogni corsista – oltre alle attività didattiche e ai laboratori – partecipa alla progettazione e allo sviluppo di interventi reali che ridefiniscono, migliorano, innovano la comunicazione di tutte quelle organizzazioni che, a diverso titolo, si occupano di ricerca e di servizi di ambito socio-sanitario
Autrice
Fiammetta Cosci
Professore Associato in Psicologia Clinica, Dipartimento di Scienze della Salute, Università degli Studi di Firenze), Editor in Chief del Journal of Psychosomatic Research. Ha pubblicato oltre 140 articoli su riviste internazionali. Relatore su invito di oltre 60 eventi (inter)nazionali.