Cultura e Società

Milano Partecipa: quando la partecipazione diventa
uno strumento di governo della città

I punti salienti di un’intervista con l’Ufficio Partecipazione e attuazione degli interventi partecipativi sul territorio del Comune di Milano

di Viola Davini | 05 10 2026

Di cosa parliamo in questo articolo? 

Negli ultimi anni la partecipazione civica è diventata una componente sempre più centrale nelle politiche pubbliche. Non si tratta soltanto di consultare la cittadinanza, ma di costruire percorsi strutturati che permettano alle persone di contribuire concretamente alle decisioni che riguardano la città.

In questa intervista, il team di Milano Partecipa racconta il percorso che ha portato il Comune di Milano a sviluppare una piattaforma digitale basata sul software open source Decidim e, soprattutto, una nuova cultura della partecipazione, capace di integrare strumenti digitali, incontri in presenza e processi deliberativi.

Dall’inclusione dei city user alle sperimentazioni con assemblee civiche, dai kit partecipativi alle strategie per coinvolgere persone con background migratorio e giovani, emerge una riflessione più ampia sul rapporto tra istituzioni e cittadinanza. Al centro vi è una domanda fondamentale: come costruire processi partecipativi realmente accessibili, inclusivi e capaci di incidere sulle politiche pubbliche?

Viareggio Futura

Un progetto di ricerca-azione condotto dal Centro Ricerche sAu 

In collaborazione con

Stiamo realizzando un’indagine conoscitiva partecipata sul territorio di Viareggio per la redazione di un Progetto Strategico di Valorizzazione e Sviluppo della Città.

Siamo a lavoro con un nucleo di portatori di interesse per favorire una riflessione aperta a tutta la cittadinanza sui tratti distintivi e valoriali dell’identità viareggina e sulla capacità delle imprese di progettare il futuro

 

Come nasce Milano Partecipa?

Milano Partecipa nasce ufficialmente nel novembre 2020 come piattaforma digitale costruita sul software open source Decidim, sviluppato originariamente dal Comune di Barcellona. Fin dall’inizio, però, il progetto non è stato soltanto tecnologico.

La progettazione della piattaforma è stata infatti accompagnata da una riflessione sul significato stesso della partecipazione pubblica. Questo percorso ha portato alla revisione del Regolamento della partecipazione popolare, il cui testo precedente risaliva al 2016. Il nuovo regolamento, approvato dal Consiglio comunale nel giugno 2021, ha introdotto la possibilità di accedere anche in formato digitale ai principali strumenti di partecipazione, tra cui petizioni, referendum e proposte di deliberazione di iniziativa popolare.

Lo stesso regolamento è stato costruito attraverso un percorso partecipativo ospitato sulla piattaforma, consentendo ai cittadini di presentare osservazioni e contributi online.

Milano è stata tra le prime amministrazioni italiane a sperimentare Decidim in versione open source, una scelta che negli anni successivi è stata seguita anche da altre amministrazioni pubbliche, fino all’adozione della piattaforma da parte del Ministero per la Pubblica Amministrazione. Tra i primi processi attivati figurano le petizioni, i referendum e numerose consultazioni pubbliche, tra cui il Piano Aria e Clima, ancora oggi uno dei percorsi partecipativi più significativi della città.

Homepage del portale “Milano Partecipa”, dedicato alla partecipazione dei cittadini e alla vita della città. 

 

https://partecipazione.comune.milano.it/ 

Una delle principali innovazioni riguarda l’apertura ai cosiddetti city user. Perché avete scelto questa strada?

Durante la revisione del regolamento ci siamo chiesti chi fossero realmente le persone che vivono la città.

Milano non è frequentata soltanto dai residenti. Ogni giorno migliaia di persone vi lavorano, studiano, utilizzano i servizi, si spostano con i mezzi pubblici o trascorrono parte della loro giornata negli spazi urbani. Anche queste persone sviluppano un rapporto quotidiano con la città e maturano esperienze e punti di vista che riguardano temi come la mobilità, l’istruzione, i servizi e lo spazio pubblico.

Per questo abbiamo scelto di ampliare la platea dei partecipanti, permettendo anche ai city user di contribuire ai processi partecipativi disponibili sulla piattaforma, autenticandosi tramite SPID.

Ambito di Intervento

Cultura e Società

Se vogliamo che la complessità sia un valore e non una fonte di crescenti problemi, è necessario elaborare una visione e delle pratiche che ridefiniscano il rapporto fra scientia e usus. Per una società che abbandoni la cultura e le relative pratiche meccanicistiche

Al di là degli strumenti digitali, quali elementi rendono un percorso partecipativo realmente efficace?

In questi anni abbiamo sperimentato sia percorsi prevalentemente digitali sia percorsi ibridi, ma la nostra esperienza ci porta a valorizzare soprattutto questi ultimi.

Uno degli esempi più significativi è rappresentato dal progetto MOVES, dedicato ai temi della mobilità sostenibile. In questo caso abbiamo introdotto dei kit partecipativi che consentono ad associazioni, gruppi e realtà territoriali di organizzare incontri seguendo una metodologia comune e di raccogliere i contributi attraverso modalità condivise.

Questi strumenti non servono soltanto a uniformare il processo, ma aiutano anche le persone a organizzare le proprie idee e a partecipare con maggiore facilità. Una struttura chiara rende infatti il confronto più accessibile e facilita anche la restituzione dei risultati.

Questo aspetto diventa particolarmente importante quando si affrontano temi sensibili, come la pedonalità o la ciclabilità, sui quali il dibattito pubblico è spesso molto acceso. Disporre di modalità ordinate di confronto permette di mantenere il dialogo costruttivo.

Allo stesso tempo siamo consapevoli che la partecipazione esclusivamente online rischia di escludere alcune categorie di persone. Per questo continuiamo a investire nei percorsi ibridi, che consentono di raccogliere una pluralità di punti di vista.

In questa direzione si inserisce anche l’Assemblea dei cittadini per il Piano Aria Clima, nella quale i partecipanti sono stati selezionati tramite sorteggio, con particolare attenzione alla rappresentatività della popolazione. Esperienze di questo tipo permettono di coinvolgere persone che normalmente non prendono parte ai processi partecipativi e di ampliare la varietà delle prospettive raccolte.

Coinvolgere tutta la città è una delle principali sfide della partecipazione. Come lavorate sull’inclusione?

L’inclusione rappresenta uno degli aspetti su cui abbiamo investito maggiormente negli ultimi anni. Il nostro obiettivo è raggiungere tutte le persone che vivono e frequentano Milano, anche quelle che tradizionalmente partecipano meno ai processi pubblici.

Tra i gruppi più difficili da coinvolgere ci sono le persone con background migratorio e le giovani generazioni. Per questo abbiamo sperimentato modalità di ascolto costruite direttamente nei luoghi frequentati dalle comunità.

Un’esperienza particolarmente significativa ha riguardato la riqualificazione dell’ex mercato comunale di San Siro, uno spazio oggi destinato ad attività sportive, sociali e aggregative. Il quartiere è caratterizzato da una forte presenza di cittadini con background migratorio e il percorso partecipativo ci ha permesso di sperimentare nuove modalità di coinvolgimento, in particolare con donne arabofone. Grazie al lavoro di mediatrici linguistiche e culturali siamo riusciti a incontrare direttamente circa sessanta donne all’interno di una scuola di lingua araba.

Esperienze di questo tipo ci hanno confermato che le barriere alla partecipazione non sono soltanto linguistiche, ma anche culturali. Molte persone non sono abituate a pensare che la propria esperienza possa contribuire alla progettazione della città. Quando però riusciamo a creare le condizioni perché prendano parte al confronto, emergono punti di vista che raramente trovano spazio nei percorsi più tradizionali.

Per questo è importante fornire informazioni semplici e accessibili fin dall’inizio del processo, affinché ogni partecipante possa esprimersi con la stessa consapevolezza. Spesso ai nostri incontri partecipano professionisti, associazioni o portatori di interesse che possiedono strumenti e competenze specifiche. La sfida è valorizzare anche le opinioni di chi conosce la città soprattutto attraverso la propria esperienza quotidiana.

Viareggio Futura. Un nuovo patto comunicativo tra chi governa e chi è governato per scrivere insieme il futuro della Città di Viareggio

di Cristina Colosimo

Il 30 giugno 2025, presso la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea “Lorenzo Viani” di Viareggio, si è tenuta la presentazione ufficiale del progetto Viareggio Futura, selezionato dal Comune attraverso un avviso pubblico. L’incontro ha visto la partecipazione del sindaco Giorgio Del Ghingaro, che ha sottolineato il valore strategico del progetto nel contesto dell’attuazione del nuovo Piano Strutturale della città.

Avete sperimentato percorsi specifici anche sul tema della sicurezza urbana. Che cosa avete imparato?

Il tema della sicurezza è un esempio molto interessante di come la partecipazione possa far emergere aspetti che difficilmente sarebbero visibili attraverso i soli dati quantitativi.

Abbiamo realizzato un percorso rivolto principalmente alle donne, composto esclusivamente da incontri in presenza, lavorando anche con associazioni che coinvolgono persone con background migratorio. L’obiettivo era comprendere quali elementi dello spazio pubblico influenzassero la percezione di sicurezza. Da questo confronto sono nate alcune sperimentazioni dedicate all’illuminazione urbana in un’ottica di genere. Stiamo infatti valutando come la progettazione della luce possa incidere sulla percezione degli spazi pubblici e sulla loro fruibilità.

Questi percorsi mostrano quanto sia importante distinguere tra la situazione oggettiva e la percezione delle persone. Entrambe sono rilevanti per progettare una città più vivibile e inclusiva.

Come restituite gli esiti dei percorsi partecipativi a chi vi prende parte?

La restituzione rappresenta uno dei momenti più delicati dell’intero processo. Organizziamo sempre incontri pubblici dedicati alla restituzione e pubblichiamo online tutti i materiali prodotti. Sappiamo però che questo non è sempre sufficiente. Le persone desiderano vedere come i propri contributi incidano concretamente sulle decisioni dell’amministrazione e, soprattutto, vorrebbero che questo avvenisse in tempi brevi.

L’esperienza del bilancio partecipativo ha reso evidente questo aspetto. La distanza tra i tempi della pubblica amministrazione e le aspettative della cittadinanza può generare frustrazione e, in alcuni casi, scoraggiare una partecipazione futura. In realtà molti contributi influenzano realmente la progettazione dei servizi e delle politiche pubbliche. Il problema è che la loro traduzione in interventi concreti richiede procedure amministrative, affidamenti e tempi tecnici spesso molto lunghi. Per questo riteniamo che una parte importante del lavoro consista anche nel comunicare con maggiore trasparenza il funzionamento del processo decisionale, spiegando che l’ascolto rappresenta una fase fondamentale ma inserita all’interno di un percorso molto più ampio.

Negli anni abbiamo inoltre sperimentato strumenti semplici ma efficaci, come i cartelloni su cui le persone possono scrivere direttamente osservazioni e suggerimenti. È un gesto apparentemente semplice, ma rafforza il senso di partecipazione e restituisce il valore di ogni contributo raccolto.

Quanto queste esperienze hanno trasformato il modo di comunicare dell’amministrazione?

Per coinvolgere pubblici differenti abbiamo dovuto ripensare linguaggi, strumenti e canali di comunicazione. Oltre ai canali istituzionali, abbiamo lavorato con associazioni, spazi di quartiere, esercizi commerciali e reti territoriali, diffondendo i materiali anche in più lingue e utilizzando modalità comunicative molto più semplici e accessibili.

In questa direzione si collocano anche alcune sperimentazioni di legal design, come il Vademecum per la trascrizione delle nascite. Il documento è stato costruito insieme a futuri genitori, neogenitori e famiglie, con l’obiettivo di trasformare un tema giuridicamente complesso in informazioni comprensibili e facilmente consultabili.

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In arrivo

Podcast sAu On Air – “Pratiche di democrazia partecipata”

Una serie audio dedicata alle migliori
esperienze di democrazia partecipata in Italia e nel mondo.
Ogni episodio racconterà una buona pratica, con il contributo di esperti, amministratori e cittadini attivi.

💬 Hai un’esperienza da condividere?

🏛️ Rappresenti un Comune, un Ente Locale o un’organizzazione impegnata a rafforzare il rapporto tra governance e cittadinanza?

📍 Stiamo cercando esperienze concrete di democrazia partecipata!

Un approccio analogo è stato adottato anche nella comunicazione di Milano Attiva, un avviso pubblico rivolto alla cittadinanza. Abbiamo scelto una veste grafica più leggibile e ordinata rispetto alla tradizionale comunicazione amministrativa, cercando di rendere il contenuto immediatamente comprensibile.

Queste esperienze ci hanno mostrato che una comunicazione più chiara non serve soltanto a informare meglio, ma aiuta anche le persone a comprendere come il proprio contributo sia stato preso in considerazione all’interno delle decisioni pubbliche.

L’ultima edizione del bilancio partecipativo risale al 2017-2018. Perché avete scelto di non riproporlo?

L’ultima edizione del bilancio partecipativo si è svolta tra il 2017 e il 2018 e, successivamente, abbiamo deciso di non riproporla. Le ragioni sono diverse e riguardano sia la pandemia sia alcune criticità emerse nella gestione dello strumento.

L’esperienza ci ha mostrato quanto sia difficile conciliare le aspettative della cittadinanza con i tempi di realizzazione delle opere pubbliche. Molti dei progetti selezionati richiedevano interventi complessi, soggetti a procedure amministrative lunghe e a priorità che, nel tempo, possono cambiare. Questo ha generato delusione in alcune persone che avevano partecipato con grande entusiasmo.

Resta però la convinzione che il bilancio partecipativo sia uno strumento importante. Probabilmente funziona meglio quando viene applicato a progetti di dimensioni più contenute, nei quali i tempi di realizzazione sono più rapidi e il collegamento tra proposta e intervento risulta più evidente.

Da questo punto di vista ci ha colpito l’esperienza di Trutnov, nella Repubblica Ceca, conosciuta durante un programma europeo di scambio di buone pratiche dedicato alla partecipazione e allo spazio pubblico. In una città di circa trentamila abitanti il bilancio partecipativo viene utilizzato per finanziare interventi di piccola scala, con budget limitati e procedure snelle. È un modello che dimostra come, in contesti più circoscritti, questo strumento possa produrre risultati concreti in tempi più brevi.

Questa riflessione ci porta a immaginare che, anche in una città complessa come Milano, il bilancio partecipativo potrebbe trovare una dimensione più efficace a livello di Municipio, dove la vicinanza tra amministrazione e cittadini rende più semplice accompagnare l’intero processo.

Milano, Lyon e Trutnov: scambio di competenze per progettare lo spazio pubblico

Trutnov, città della Repubblica Ceca, sta lavorando per migliorare la qualità degli spazi pubblici e per renderli più accessibili, sicuri e sostenibili. Nel fare ciò, favorisce una maggiore partecipazione da parte dei cittadini, avviando così un progetto con le città di Milano e Lyon dal nome “City-to-City Exchange”. Le due città sono state individuate per la loro esperienza di tactical urbanism: la sperimentazione di interventi temporanei e a basso costo in grado di trasformare gli spazi urbani. 

Conclusioni

L’esperienza di Milano Partecipa mostra come la partecipazione non possa essere ridotta a un insieme di strumenti digitali o a momenti di consultazione episodici. Costruire processi realmente inclusivi significa ripensare il rapporto tra amministrazione e cittadinanza, sperimentando nuove modalità di ascolto, comunicazione e progettazione condivisa.

Dall’apertura ai city user ai percorsi rivolti alle comunità meno rappresentate, dall’utilizzo di assemblee civiche estratte a sorte fino alle sperimentazioni di legal design, emerge una concezione della partecipazione come pratica quotidiana di governo della città. In questo quadro, la tecnologia rappresenta un’opportunità, ma il suo valore dipende dalla capacità di costruire relazioni, creare fiducia e rendere accessibili i processi decisionali.

Accanto ai risultati, il racconto evidenzia anche le difficoltà che accompagnano questo lavoro. La distanza tra i tempi dell’amministrazione e le aspettative della cittadinanza, la necessità di coinvolgere pubblici sempre più eterogenei e la complessità della restituzione degli esiti restano sfide aperte. Affrontarle significa riconoscere che la partecipazione richiede continuità, cura e trasparenza.

L’esperienza di Milano suggerisce infine che la qualità della partecipazione non si misura soltanto dal numero delle persone coinvolte, ma dalla capacità delle istituzioni di trasformare l’ascolto in un elemento stabile delle politiche pubbliche. È in questo passaggio che la partecipazione diventa uno strumento di innovazione democratica e contribuisce a costruire città più inclusive, consapevoli e capaci di rispondere ai bisogni di chi le vive ogni giorno.

Autrice

Viola Davini

Ph.D., Ricercatrice e socia fondatrice del Centro Ricerche “scientia Atque usus” per la Comunicazione Generativa ETS
Consulente presso Lab CfGC del PIN di Prato

Intervistate

Annunziata Picariello

Ufficio Partecipazione e attuazione degli interventi partecipativi sul territorio – Comune di Milano

Giulia Conese

Assessorato Decentramento, Quartieri e Partecipazione, Servizi Civici e Generali – Comune di Milano