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Noterella al telefono con Armando Sarti

Le mani della politica sul cibo

Quando la salute alimentare diventa propaganda

di Amos Tozzini | 12 05 2026

Di cosa parliamo in questa Noterella al telefono

Il Ministero della Salute statunitense ha pubblicato nel gennaio 2026 le nuove linee guida alimentari per gli USA. Sebbene non tutte le raccomandazioni si discostino dalle più condivise evidenze scientifiche, la loro comunicazione ha destato non poche perplessità. L’immagine con cui si è deciso di sintetizzare le linee guida infatti è una piramide rovesciata, dove gli alimenti che dovrebbero essere alla base della dieta quotidiana e quelli che dovrebbero essere consumati occasionalmente sono invertiti, sconfessando le raccomandazioni del documento stesso. Di fatto, si è trattata di un’operazione che confonde le persone e lascia intendere che mangiare carne rossa ogni giorno sia la scelta migliore per la salute.

In questa noterella facciamo luce sul complicato rapporto tra cibo e politica, facendo luce su come spesso la seconda faccia uso e abuso della prima, tradendo il vero potere che l’alimentazione esercita.

Il report da cui siamo partiti

piramide

Dietary Guidelines for Americans, 2025–2030

Il report dello U.S. Department of Health and Human Services e dello U.S. Department of Agriculture presenta le ultime linee guida del Governo USA in tema di alimentazione.

L’esperto al telefono

Armando Sarti è medico e specialista in cardiologia, pediatria, anestesia e rianimazione, già primario dell’ospedale Santa Maria Nuova

La longa manus delle lobby

Le Dietary Guidelines for Americans, 2025-2030 sono un documento ambiguo: se da un lato invitano a  consumare “cibo vero”, dall’altro la mancanza di attenzione per le conseguenze, dal punto di vista ambientale, di una dieta povera di prodotti di origine vegetale rischia di non mettere in evidenza i rischi di alcune scelte alimentari. E proprio la sproporzionata rilevanza data alle proteine provenienti da carni e latticini ha sollevato più di qualche perplessità.

In effetti, il processo che ha portato alla stesura di queste nuove linee guida è stato diverso dal solito. Solitamente il governo statunitense si affida a un rapporto redatto dal Dietary Guidelines Advisory Committee (DGAC), un comitato tecnico-scientifico indipendente composto da 20 scienziati tra medici, nutrizionisti e ricercatori, che costituisce il riferimento entro cui redigere le raccomandazioni effettive. Questa volta però, il Dipartimento guidato da Robert F. Kennedy, Jr. ha ignorato il rapporto del DGAC, a sua detta ideologicamente orientato, nominando una commissione ristretta alternativa. Ed è guardando ai suoi membri che potrebbero trovare spiegazione le accuse di esperti e associazioni che denunciano come le linee del documento favoriscano in modo palese l’industria animale.

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Cos’è

La Noterella al telefono?

Le Noterelle al Telefono sono uno strumento con il quale selezioniamo e segnaliamo studi e ricerche affini agli ambiti del Centro Ricerche sAu, proponendo riflessioni che non sono soltanto comunicative ma che coinvolgono anche esperti ed esperte delle diverse materie in conversazioni di commento e approfondimento.
Come accade per le recensioni, anche per i dati riteniamo necessario mediare tra i bisogni di conoscenza di un pubblico non specialistico e la garanzia della scientificità e dell’interpretazione qualificata dei contenuti.

Come riportato dal New York Times, infatti, tre di essi hanno ricevuto sovvenzioni o svolto attività di consulenza per la National Cattlemen’s Beef Association, la più grande e potente lobby della carne bovina negli Stati Uniti; uno ha ricevuto una borsa di ricerca dal National Pork Board, il braccio marketing dei produttori di carne di maiale, per cui ricopre il ruolo di consulente; almeno tre hanno legami finanziari con organizzazioni del settore lattiero-caseario, come il National Dairy Council, l’ente che finanzia ricerche per spingere il consumo di latte e formaggi. Parallelamente poi, diverse organizzazioni hanno criticato la scelta di ignorare le raccomandazioni che prescrivono di coinvolgere la cittadinanza attraverso incontri pubblici e opportunità di commento. Il sospetto quindi è che molti dei contenuti diffusi siano frutto dell’opera di influenza delle lobby più che delle ultime evidenze scientifiche.

L’amministrazione Trump non sarebbe nuova a strumentalizzazioni di questo genere. Viene dunque da chiedersi se le Dietary Guidelines for Americans siano, come dovrebbero, una guida per la salute dei cittadini o, piuttosto, un mezzo per esercitare influenza politica.

Quando il cibo diventa strumento di potere

Al di là della fondatezza delle accuse, il dibattito che si è sviluppato attorno alle Dietary Guidelines for Americans è solo l’ennesimo caso di uso del cibo come strumento di esercizio del potere. Infatti, proprio per la vitale importanza nella sussistenza e nella qualità della vita dei popoli, gli alimenti assumono spesso funzioni che vanno al di là di quella meramente nutritiva. Senza tornare al panem et circenses di epoca romana, anche oggi che, almeno per la maggior parte di noi, la sicurezza alimentare è una certezza ormai scontata, assistiamo continuamente all’intreccio tra alimentazione e interessi politici e ideologici.

Guardando allo scenario internazionale, si pensi al rinnovato scontro israelo-palestinese e al blocco degli aiuti umanitari destinati alla popolazione della Striscia di Gaza, o alla guerra tra Russia e Ucraina e alla centralità del grano nelle varie trattative tra i due paesi. Ma al di là delle situazioni più estreme, anche nella diplomazia ordinaria assistiamo all’uso (e talvolta all’abuso) dei beni alimentari come mezzo di influenza e pressione.

Progetto

Comunicare il cibo per costruire comunità in salute

Il progetto di ricerca “Comunicare il cibo per costruire comunità in salute” promuove una strategia di Comunicazione Generativa per costruire una comunità di portatori di interesse impegnati a diffondere stili di vita sani, accessibili e sostenibili per tutte le famiglie.

Negli ultimi anni lo hanno dimostrato la Corea del Sud e altre nazioni asiatiche, investendo decine di milioni di dollari nella gastro-diplomazia, il tentativo di migliorare la reputazione e il peso internazionale di un paese attraverso la promozione della sua tradizione culinaria nel mondo.

Stringendo il campo allo spazio dell’Unione Europea, vengono in mente due casi che rendono particolarmente evidente come il cibo possa diventare terreno di scontro tra interessi diversi, che non necessariamente sono quelli della maggioranza. Il primo è l’approvazione da parte del Parlamento Europeo di un emendamento per il quale termini riferiti alla carne (come burger, salsiccia o bistecca) non potranno essere associati anche a quelli a base vegetale o coltivati in laboratorio, cosa che danneggerebbe gli allevatori di animali. Il secondo è il tortuoso percorso che ha portato all’approvazione (per ora in via provvisoria) dell’accordo di libero scambio con il Mercosur, il mercato comune sudamericano di cui sono membri Argentina, Bolivia, Brasile, Paraguay e Uruguay, che da un lato consentirebbe un aumento dell’esportazione da parte dell’UE, ma dall’altro aprirebbe la porta alla concorrenza dei prodotti agricoli sudamericani. 

Anche in Italia, che basa molto della sua identità sulla propria cultura alimentare, si è assistito allo sfruttamento politico e comunicativo di quest’ultima. Nel 2018, quando la Lega era all’apice del proprio successo, Matteo Salvini, leader del partito, ha fatto delle abitudini culinarie un elemento fondamentale della sua propaganda, con post e video in cui assaggiava specialità regionali o preparava piatti tipici, presentandosi così come uomo del popolo e difensore della tradizione. Più recentemente, è stata data grande rilevanza all’ingresso della cucina italiana tra i patrimoni dell’Unesco, in un’immagine che secondo alcuni esperti però non racconta la realtà della nostra storia e fa poco per tutelare il benessere alimentare di un paese che, a ben vedere, adotta una dieta lontana da quella celebrata.

Il vero potere politico del cibo

Per quanto diversi, ciò che accomuna tutti gli esempi citati è una sorta di slittamento semantico del potere politico del cibo, da bene essenziale di tutti a strumento dell’interesse di pochi. 

In realtà, il cibo ha una forza originaria diversa e ben più impattante. Come afferma la World Health Organization (WHO), esso è un elemento essenziale della Salute con la S maiuscola. Della salute dei singoli, perché mangiare in modo misurato combatte il rischio di malattie che possono peggiorare la qualità di vita. Della salute della cittadinanza, perché privilegiare alimenti naturali e locali alleggerisce i sistemi sanitari, crea rapporti economici virtuosi e genera legami umani profondi. Della salute del territorio, perché una filiera sostenibile riduce i consumi, le emissioni e lo sfruttamento delle risorse, contribuendo all’equilibrio di tutto l’ecosistema.  Il benessere alimentare e il benessere del pianeta, insomma, coincidono. 

E dunque, nella misura in cui si tratta di un tema globale, qualunque decisione che venga presa nel chiuso di una stanza sarà sempre miope: perché anche se sostenuta dalla scientia più rigorosa e attendibile, sarà monca della voce dell’usus che quelle scelte dovrà fattualmente sostenerle e subirle. 

Per costruire vere politiche del cibo allora è indispensabile coltivare il rapporto di fiducia tra istituzioni, scienza e cittadini attraverso processi inclusivi che non sono una concessione, ma un diritto: il diritto a partecipare a un fondamentale atto di civiltà con cui ci prendiamo cura di noi stessi e degli altri.

L’esperto al telefono

La nuova piramide alimentare di Kennedy-Trump

di Armando Sarti

Il rovesciamento della piramide

L’amministrazione Trump, tramite il ministro della Salute Robert F. Kennedy Jr., ha recentemente pubblicato le nuove Linee guida alimentari 2025-2030 sulla sana alimentazione degli adulti, che capovolgono la piramide alimentare.
La nuova piramide colloca in alto, nello spazio più ampio della piramide rovesciata, tra i cibi da consumare ogni giorno, bistecche, pollame, formaggi stagionati e latte intero. Solo in fondo, indicando quindi un consumo ridotto, compaiono i cereali integrali e, subito sopra, la frutta fresca.
Gli ortaggi e le verdure compaiono in alto e nella parte centrale assieme ai legumi, i quali però sono rappresentati come fagiolini verdi in scatola e piselli impacchettati in busta, lontani dal concetto di freschezza.
Rilevante è poi l’incongruenza delle note scritte riguardo all’immagine della piramide stessa. Le note raccomandano, correttamente, 2-4 porzioni di cereali integrali al giorno, mentre la seconda lascia questi alimenti in basso, per un consumo non frequente.
Già solo l’impatto comunicativo delle linee guida risulta perciò problematico. Non credo infatti ci siano dubbi sul fatto che chi visita il sito sia colpito e ricordi più facilmente l’immagine della piramide rispetto alle note delle linee guida. Da questo punto di vista, risulta subito evidente la profonda differenza con la piramide della dieta mediterranea, che, al contrario, mette in primo piano, oltre agli stili di vita generali, il consumo di verdure, ortaggi e cereali integrali, mentre limita a un uso non frequente i prodotti animali come carni rosse e latticini grassi. Così, il rovesciamento rispetto alle tante piramidi pubblicate sembra voler rimescolare le carte ed è certamente studiato per rompere gli schemi da tempo utilizzati, con il risultato di confondere l’osservatore.

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Una dieta iper-proteica

Una grande enfasi è posta, nella nuova piramide USA, sulla necessità del consumo di alimenti proteici, portando la quantità di proteine dai precedenti 0,8 grammi per Kg di peso corporeo al giorno agli assai più consistenti 1,2-1,6 grammi. Tra questi, le raccomandazioni considerano sia le proteine di origine animale che quelle vegetali. E tuttavia le immagini trascurano chiaramente i legumi e mettono in rilievo la carne, in una gerarchia visiva assai più eloquente delle note scritte e delle dichiarazioni.
L’eccesso di proteine, soprattutto di proteine animali, risulta intossicante per l’organismo umano, generando uno stress metabolico per i reni e per il fegato, ed è associato a un rischio maggiore dell’insorgenza di alcuni tumori. Livelli come quelli riportati dalle nuove linee guida alimentari americane sono riportati dalla letteratura scientifica solo per gli atleti professionisti, i quali metabolizzano una grande quantità di nutrienti con l’attività fisica intensa e protratta e seguono, per il tempo della vita sportiva competitiva, protocolli alimentari specifici per le singole discipline e altamente personalizzati.

Il disallineamento con le evidenze scientifiche

C’è per fortuna un richiamo positivo dello slogan “Eat real food !”. Un invito cioè a mangiare cibo vero anziché quei cibi processati e ultra-processati che attualmente rappresentano, secondo varie ricerche, almeno la metà del cibo consumato normalmente negli Stati Uniti. Nonostante lo slogan, però, non c’è alcuna limitazione esplicita per il consumo di tali alimenti. Non solo. Non compare alcun riferimento riguardo al cibo vegetale o a quello biologico prodotto con l’agricoltura rigenerativa, entrambi più sani rispetto a quello generato con processi chimici.
Nutrirsi di cibo vero, non industriale, è l’unica raccomandazione in linea con l’evidenza scientifica, che evidenzia quanto il cibo scomposto e pesantemente trattato con una miriade di sostanze chimiche, a base di grassi nocivi, zuccheri e sale inserite per creare dipendenza e assuefazione, risulti estremamente deleterio per la salute umana, favorendo l’obesità, il diabete, malattie cardiovascolari e tumori.
Infatti, sebbene nelle note del sito si apprenda che i grassi saturi, che sono per lo più di derivazione animale, non dovrebbero superare, in linea con le raccomandazioni internazionali, il 10% delle calorie giornaliere, è difficile, osservando la piramide, pensare che questa quota non sia ampiamente superata. Allo stesso modo, i grassi sani da olio d’oliva e frutta secca sono posizionati in alto, ma con immagini di piccole dimensioni, che scompaiono al confronto con il tacchino, la bistecca, il cartone di latte intero e il formaggio non magro. Le linee guida inoltre suggeriscono di cucinare con burro e sego, cioè grasso bovino, rendendo di fatto impossibile la limitazione dei grassi saturi, responsabili dell’aumento del colesterolo nel sangue.
Anche per l’alcol non ci sono raccomandazioni per limitarne il consumo.
In linea generale le raccomandazioni, insieme alla nuova piramide alimentare, non risultano affatto chiare e sembrano scaturire piuttosto dal conflitto fra le evidenze scientifiche della letteratura internazionale e le tante influenze dei vari portatori d’interesse.

La politica dietro alle linee guida

Non sorprende che la metà dei componenti del comitato scientifico che hanno elaborato le nuove linee guida alimentari statunitensi abbiano dichiarato rapporti economici con l’industria agro-alimentare.
I componenti del precedente comitato infatti sono stati allontanati, e risulta che un terzo dei nuovi abbia ricevuto soldi dall’Associazione Nazionale americana di carni bovine e da quella delle carni suine, oltre che da quelle dei produttori di latticini.
La procedura sistematica di studio e revisione è inoltre apparsa frettolosa, senza la solita presentazione preventiva per favorire i commenti e gli scambi di opinioni tra gli esperti, come era avvenuto precedentemente.
Questo fa sorgere molti dubbi. Non c’è alcun dubbio scientifico infatti sul fatto che l’eccesso di prodotti animali non sia favorevole per la salute umana, oltre ad essere del tutto insostenibile dal punto di vista ambientale, questione neppure accennata nelle linee guida. Non sorprende, da questo punto di vista, che l’attuale amministrazione statunitense e lo stesso presidente Trump, noto consumatore di hamburger e negazionista del cambiamento climatico, abbia tolto tutte le sovvenzioni alle associazioni impegnate per ridurre l’inquinamento del suolo, dell’aria e delle acque, e per combattere il riscaldamento globale.

Un’occasione persa per la salute degli americani

Attualmente anche gli Stati Uniti devono affrontare in modo determinante una vera e propria emergenza sanitaria riguardo alla spesa sanitaria crescente, alimentata per il 90% dal trattamento medico e riabilitativo delle classiche malattie degenerative del XXI secolo, per una popolazione che risulta per oltre il 70% obesa o in sovrappeso, con quasi un adolescente su tre in condizioni di pre-diabete.
Sono proprio queste le patologie che risentono in modo determinante della qualità dell’alimentazione. Una campagna seria di prevenzione e corretta informazione sui determinanti effetti delle scelte alimentari sulla salute, il benessere e l’efficienza quotidiana sarebbe stata davvero indispensabile. Di sicuro si poteva fare meglio. Un’occasione persa.

Conclusioni

Nel dialogo politico tra interessi di parti diverse e a volte contrapposte, anche ciò che è alla base del benessere e dell’esistenza stessa dei popoli diventa terreno di scambio e scontro. Il cibo, come abbiamo visto, non fa eccezione. Proprio per questo, occorre prestare attenzione ai processi che influenzano la nostra dieta quotidiana, affidarsi agli esperti e sviluppare una solida consapevolezza alimentare. Perché l’alimentazione ha davvero il potere di plasmare il modo e il mondo in cui viviamo, e non possiamo permetterci che siano altri a sfruttarlo, contro gli interessi della nostra salute.

Bibliografia/Sitografia

Autore

Amos Tozzini

Laureato in Pratiche, linguaggi e cultura della comunicazione presso l’Università degli Studi di Firenze. È collaboratore presso il Centro Ricerche “scientia Atque usus” per la Comunicazione Generativa ETS.

Esperto

Armando Sarti

Medico e specialista in cardiologia, pediatria, anestesia e rianimazione, mette in luce l’importanza di un approccio umano e personalizzato nella pratica medica. Ex primario dell’ospedale Santa Maria Nuova di Firenze.