Mangiare bene non può essere un privilegio
Ricerca, educazione nutrizionale e contrasto alle disuguaglianze nell’intervista al Prof. Francesco Sofi, neo Presidente della Società Italiana Nutrizione Umana (SINU)
di Viola Davini | 01 07 2026
Di cosa parliamo in questo articolo?
L’intervista al Prof. Francesco Sofi, nuovo Presidente della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU), offre l’occasione per riflettere sulle sfide che attendono il mondo della nutrizione nei prossimi anni. Tra le priorità del suo mandato ci sono il contrasto alla disinformazione alimentare, il rafforzamento della ricerca scientifica e la promozione di una formazione sempre più capillare e accessibile.
Accanto a questi obiettivi, il Prof. Sofi richiama l’attenzione su una delle emergenze più rilevanti per la salute pubblica: le disuguaglianze nell’accesso a un’alimentazione sana. Oggi seguire un modello come la dieta mediterranea rischia di diventare sempre più difficile per chi vive in condizioni socio-economiche svantaggiate, trasformando un patrimonio culturale e sanitario in un privilegio.
Per affrontare questa sfida, sottolinea il Presidente della SINU, è necessario un impegno condiviso che coinvolga ricerca, istituzioni, sanità, scuola, imprese nel mondo dell’agricoltura e non solo, fino alla politica. Perché, se mangiare bene è una priorità di salute pubblica, garantire a tutti la possibilità di farlo deve diventare una responsabilità dell’intero sistema: solo così si può dare concreta attuazione a uno dei principi fondamentali della nostra Costituzione, la tutela della salute come diritto dell’individuo e interesse della collettività.
Ascolta il podcast!
Qui è possibile ascoltare la versione podcast dell’intervista con il Prof. Francesco Sofi
Il professor Francesco Sofi, ordinario di Scienze dell’alimentazione e delle tecniche dietetiche applicate all’Università degli Studi di Firenze e direttore della Struttura Organizzativa Dipartimentale di Nutrizione dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi, è stato nominato presidente della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) per il biennio 2026-2028.
Quali sono le priorità del suo mandato alla guida della Società Italiana della Nutrizione Umana e quali gli obiettivi principali per i prossimi anni?
Gli obiettivi per i prossimi anni sono innanzitutto quelli di continuare l’egregio percorso già avviato dal precedente Consiglio direttivo e, più in generale, negli ultimi dieci anni: un percorso di cambiamento e di continuo rinnovamento della società, con l’obiettivo di andare incontro alle esigenze della popolazione. Il nostro è un ambito, quello dell’alimentazione, che riguarda la salute pubblica a 360 gradi. Ci rivolgiamo naturalmente ai nostri soci e alle nostre socie, ma anche alla popolazione generale. Una delle priorità è quindi continuare a fornire informazioni corrette e autorevoli, soprattutto per contrastare la disinformazione e le fake news, che nel campo dell’alimentazione sono estremamente diffuse e si rinnovano continuamente. Un altro obiettivo fondamentale è alzare il livello della ricerca nutrizionale. La nutrizione è un campo particolare: tutti ne parlano, tutti pensano di esserne esperti, ma spesso la ricerca di alto livello non viene comunicata in modo adeguato. La Società raccoglie personalità accademiche e istituzionali che lavorano già in questo ambito, e per questo fare ricerca di qualità resta una priorità centrale.
La terza grande area è la formazione. Non soltanto formazione accademica, ma anche formazione rivolta ai soci, alle comunità scolastiche, alla popolazione generale e a gruppi specifici come anziani, sportivi, giovani e altre categorie. L’alimentazione è un tema molto importante e sensibile, e richiede strumenti formativi adeguati e personalizzati.
Quando si parla di disuguaglianze nell’accesso al cibo e all’alimentazione corretta, quali sono oggi le principali barriere?
Negli ultimi dieci anni, purtroppo anche in Italia, stiamo osservando disparità sempre più evidenti. L’Italia è un Paese in cui la nutrizione e l’alimentazione hanno un valore enorme: abbiamo tradizione, cultura alimentare e un patrimonio riconosciuto. Eppure anche qui emergono differenze importanti. Una prima disuguaglianza riguarda l’educazione nutrizionale. Le persone che stanno meglio dal punto di vista socio-economico tendono ad avere anche una maggiore consapevolezza alimentare. Questo si collega a molti altri aspetti dell’educazione e della salute. Ma il problema non è solo comunicativo. Esiste anche una disuguaglianza concreta nell’accesso ai prodotti tipici della nostra alimentazione di base, come quelli legati alla dieta mediterranea. Paradossalmente, ciò che un tempo era considerato “l’alimentazione dei poveri” oggi rischia di diventare “l’alimentazione dei ricchi”. Lo vediamo, per esempio, nei dati sull’aderenza alla dieta mediterranea. Gli indici risultano più bassi proprio in aree dove culturalmente e storicamente dovrebbero essere più alti, come alcune regioni del Sud Italia. Questo accade perché le condizioni socio-economiche influenzano la possibilità di acquistare determinati alimenti e di mantenere uno stile alimentare salutare.
Comunicare la salute di Genere
La nutrizione è donna
Il Prof. Sofi, insieme alla dott.ssa Sofia Lotti, è autore del capitolo “La nutrizione è donna” del volume Il nuovo dono di Eva. La salute di genere come strumento di cura personalizzata. Il contributo mette in evidenza come la nutrizione, dall’infanzia alla menopausa, rappresenti un elemento imprescindibile per la salute femminile.
Il capitolo è inoltre corredato da contenuti online, pubblicati nell’ambiente digitale del volume, consultabili e utilizzabili come strumenti per sviluppare progettualità nelle scuole e in altri contesti educativi e territoriali.
Vuoi saperne di più? Clicca qui
Quanto è importante rafforzare la collaborazione tra mondo scientifico, università, sanità e istituzioni per ridurre queste disuguaglianze?
È fondamentale. In questo ambito, più che in molti altri settori della salute pubblica, la collaborazione è indispensabile. La nutrizione è un tema trasversale che coinvolge l’agricoltura, la produzione, l’economia, la sostenibilità, la salute pubblica e la medicina specialistica. Da soli possiamo fare poco. Possiamo dire che le persone mangiano male, ma poi bisogna capire perché accade: magari un prodotto sano costa di più, costa di più perché la produzione è più bassa, la produzione è più bassa perché incidono fattori ambientali o economici. È una catena complessa. Per questo è necessario lavorare insieme: istituzioni governative, ministeri, realtà pubbliche, mondo scientifico e operatori sul territorio. Solo così si può provare a governare un sistema che negli anni ha mostrato diverse criticità e un calo importante della qualità.
Anche sul piano della comunicazione sembra necessario portare l’educazione nutrizionale nei luoghi della vita quotidiana: scuole, mense, luoghi di lavoro. Come si può intervenire?
Oggi siamo in una fase storica particolare. Da una parte ci sono persone che non hanno ancora un accesso adeguato all’informazione nutrizionale; dall’altra, soprattutto tra i più giovani, c’è una sovraesposizione a informazioni sull’alimentazione. Rispetto al passato è cambiato molto.
Noi abbiamo attraversato l’intero ciclo scolastico senza ricevere quasi nessuna lezione sull’alimentazione.
Oggi invece nelle scuole si parla di piramide alimentare, etichette, dieta equilibrata, corretti stili di vita. Questo è positivo, ma presenta anche un rischio: la qualità dell’informazione è molto variabile. In alcune scuole intervengono esperti qualificati, in altre l’informazione viene affidata a docenti di ambiti diversi o a materiali trovati online. Questo crea una disparità.
Bisogna quindi lavorare per rendere l’informazione nutrizionale uniformemente buona e accessibile a tutti. Serve però equilibrio. Dare a bambini e ragazzi di 10, 12 o 13 anni troppe informazioni su cosa mangiare, come leggere le etichette o cosa evitare può avere effetti positivi, ma può anche generare iper attenzione e sfociare in problematiche più delicate, sempre legate all’ambito nutrizionale. L’obiettivo deve essere formare senza creare ansia o eccessiva rigidità.
All’interno della società esiste anche un gruppo dedicato ai giovani, quali sono le principali attività?
Sì, esiste un gruppo di studio dedicato a giovani socie e soci. In Italia il termine “giovani” è abbastanza ampio, ma parliamo soprattutto di persone sotto i 35 anni, o comunque sotto i 40. Sono professionisti, professioniste e ricercatrici e ricercatori freschi di formazione accademica, spesso già coinvolti in attività di altissimo livello.
Questo gruppo svolge moltissime attività: ricerca scientifica, iniziative di educazione sul territorio, interventi nelle scuole, nelle ASL e nelle istituzioni, oltre a un’importante attività di comunicazione.
Hanno creato canali social molto seguiti, organizzano dirette Instagram e stanno cercando di portare contenuti di qualità anche in spazi dove la competizione comunicativa è altissima. Sui social c’è di tutto, ma non sempre il livello dell’informazione è adeguato. L’obiettivo è portare contenuti autorevoli dentro canali di grande divulgazione.
I risultati sono molto positivi, perché molte persone capiscono che l’informazione nutrizionale deve essere affrontata con serietà e competenza, anche quando viene comunicata con linguaggi più accessibili.
Disseminare sui social contenuti di qualità
La SINU è inoltre attiva sui social, anche attraverso il profilo Instagram ufficiale, con l’obiettivo di diffondere contenuti scientificamente corretti, accessibili e di qualità, contribuendo al contrasto della disinformazione in ambito nutrizionale.
Clicca qui per il canale Instagram
Quale messaggio vorrebbe lasciare ai professionisti e alle professioniste nell’ambito della nutrizione sull’importanza della comunicazione con il paziente?
La comunicazione oggi è importante in tutti gli ambiti, ma nel campo dell’alimentazione è centrale. Noi non ci rivolgiamo soltanto a pazienti che hanno un problema urgente e che quindi sono portati ad ascoltare con grande attenzione. Ci rivolgiamo spesso a persone che, fortunatamente, non hanno una patologia grave o immediata, ma vogliono informazioni per vivere meglio.
Questo rende il modo in cui comunichiamo ancora più importante. Conta cosa diciamo, ma conta moltissimo anche come lo diciamo. L’informazione deve essere corretta, comprensibile e utile. Io dico spesso agli studenti e alle studentesse che devono imparare a spiegare un concetto come se lo stessero raccontando a una persona incontrata per strada, o alla propria nonna di 90 anni. Se quella persona capisce, allora la comunicazione funziona.
L’alimentazione è un bene primario e tutti hanno un’esperienza personale con il cibo. Per questo tutti si sentono autorizzati a parlarne e a discutere.
Nessuno discute con un medico su un tema altamente specialistico, ma tutti discutono di alimentazione. Il compito di chi fa ricerca, medicina e divulgazione è quindi alzare il livello del confronto, mantenendo però un’informazione chiara, accessibile e scientificamente corretta.
Conclusioni
Le parole di Francesco Sofi richiamano l’urgenza di ripensare il ruolo della comunicazione nutrizionale come parte integrante delle strategie di salute pubblica. L’accesso a informazioni corrette, così come la possibilità di compiere scelte alimentari consapevoli, non riguarda soltanto gli stili di vita individuali, ma chiama in causa la qualità della cittadinanza, l’equità dei territori e la capacità del sistema di ridurre le disuguaglianze.
In questo senso, l’impegno del Prof. Sofi, come scienziato, come medico e come direttore della S.O.D. Nutrizione dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi, conferma quanto il contatto diretto con le persone rappresenti un elemento essenziale anche per la ricerca. È dall’ascolto dei bisogni reali, delle fragilità sociali e delle difficoltà quotidiane di accesso a una corretta alimentazione che possono nascere conoscenze più solide, interventi più mirati e forme di comunicazione realmente capaci di generare valore.
La nutrizione diventa così uno spazio in cui ricerca, cura, educazione e responsabilità collettiva si incontrano. Solo attraverso un impegno condiviso tra società scientifiche, istituzioni, professionisti, scuola, territori e mondo dell’informazione sarà possibile trasformare il diritto a mangiare bene in una leva concreta di salute, equità e partecipazione, capace di generare valore per le persone, le comunità e i territori.
Alimentazione, salute e consapevolezza: educare alla digital health literacy nella scuola contemporanea
Un corso per insegnanti
Il Prof. Sofi ha curato i contenuti di un percorso in-formativo che il Centro Ricerche sAu ha realizzato con insegnanti provenienti da tutta Italia.
Vuoi saperne di più? Clicca qui
Bibliografia/Sitografia
- Tristan Asensi, M., Marinoni, M., Costantini, L., Degli Innocenti, P., Pagliai, G., Lotti, S., … Dinu, M. (2026). The impact of perceived stress on adherence to the Mediterranean diet, eating behaviour and quality of life in a group of Italian adolescents. International Journal of Food Sciences and Nutrition, 77(3), 279–287. https://doi.org/10.1080/09637486.2026.2657945. Online: https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/09637486.2026.2657945#abstract
- S. Lotti, A. Moroni, F. Sguaizer, et al., “Enhance Adherence to the Mediterranean Diet in an Italian Academic Setting: A Workplace Health Promotion Programme,” Journal of Human Nutrition and Dietetics38 (2025): 1-10, https://doi.org/10.1111/jhn.70164. Online: https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/jhn.70164
- Sito web Società Italiana Nutrizione Umana: https://sinu.it/
Autrice
Viola Davini
Ph.D., Ricercatrice e socia fondatrice del Centro Ricerche “scientia Atque usus” per la Comunicazione Generativa ETS
Consulente presso Lab CfGC del PIN di Prato
Intervistato
Francesco Sofi
Francesco Sofi è Professore Ordinario di Scienze dell’alimentazione e delle tecniche dietetiche applicate del Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica dell’Università degli Studi di Firenze e Direttore della Struttura Operativa Complessa Nutrizione dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze. La sua attività scientifica si concentra sui temi della nutrizione clinica, della prevenzione cardiovascolare, del diabete e della dieta mediterranea, ambiti nei quali è autore di numerose pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali.
Da anni è impegnato nella promozione della ricerca e della divulgazione scientifica in campo nutrizionale e nel rafforzamento del dialogo tra comunità scientifica, professionisti sanitari e cittadini. Dal 2026 è Presidente della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU), incarico attraverso il quale promuove iniziative dedicate alla ricerca, alla formazione e al contrasto della disinformazione alimentare, con particolare attenzione alle disuguaglianze nell’accesso a una corretta alimentazione.