Sostenibilità quotidiana e Clima

Acqua, infrastrutture e clima: la Toscana ripensa la sicurezza idrica

Marco Masi spiega perché il nuovo Piano Regionale di Tutela delle Acque è una scelta strategica per il futuro del territorio

di Marco Sbardella | 21 04 2026

Di cosa parliamo in questo articolo?

L’aggiornamento del Piano di Tutela delle Acque della Regione Toscana rappresenta un passaggio strategico per affrontare in modo organico e lungimirante le sfide legate alla qualità e alla quantità della risorsa idrica. In un contesto segnato dal cambiamento climatico, dall’aumento delle crisi idriche e dalla necessità di rendere più resilienti territori e infrastrutture, il Piano si configura come uno strumento centrale di governance, capace di integrare conoscenza, programmazione, tutela ambientale e indirizzi operativi.

Nell’intervista a Marco Masi, Dirigente del Settore Tutela Acqua e Costa della Regione Toscana, emerge una visione articolata della gestione dell’acqua, in cui infrastrutture, riuso, innovazione tecnologica, partecipazione pubblica e sicurezza idrica diventano elementi di una stessa strategia per il futuro del territorio.

Acta diurna

Evento “Acqua, agricoltura e territorio: sfide e soluzioni per il futuro”

25 aprile 2026, Braccagni (GR)

Nell’ambito della Fiera del Madonnino, un incontro promosso dalla Fondazione per il Clima e la Sostenibilità e dal Centro Ricerche sAu per riflettere sulle sfide legate all’acqua, ai cambiamenti climatici e al futuro dei territori agricoli e costieri.

Introduzione

La gestione dell’acqua è oggi una delle questioni più urgenti per i territori, soprattutto in un contesto segnato da crisi climatiche sempre più frequenti, lunghi periodi di siccità, eventi meteorologici estremi e crescente pressione sugli ecosistemi. In questo scenario, la Regione Toscana sta aggiornando il proprio Piano di Tutela delle Acque, uno strumento fondamentale per orientare politiche, investimenti e priorità.

Non si tratta soltanto di un documento tecnico o amministrativo, ma di una cornice strategica capace di tenere insieme conoscenza, pianificazione, tutela ambientale, infrastrutture e partecipazione pubblica. Per comprendere il significato di questo aggiornamento e le prospettive che apre, abbiamo intervistato Marco Masi, Dirigente del Settore Tutela Acqua e Costa della Regione Toscana.

La Regione Toscana sta aggiornando il suo Piano di Tutela delle Acque. In cosa consiste questo documento e perché è importante?

Il Piano di Tutela delle Acque è lo strumento con cui la Regione governa in maniera organica il tema dell’acqua. La sua funzione non si esaurisce nell’adempimento normativo, pur essendo previsto dalla legislazione nazionale in coerenza con gli indirizzi europei e con gli obiettivi fissati dai Piani di Gestione delle Acque dei distretti idrografici in cui la Toscana ricade.

Il suo valore strategico, però, va oltre questo perimetro. Il Piano nasce da un principio chiave: una buona pianificazione è possibile solo a partire da una conoscenza solida e aggiornata. Per questo la Regione ha investito e continua a investire nella raccolta, nello studio e nel monitoraggio dei dati relativi ai diversi segmenti del ciclo idrologico: dalle precipitazioni alle portate dei corsi d’acqua, dai livelli di falda alla qualità chimica e biologica delle acque, fino alla stima dei fabbisogni presenti e futuri per i diversi usi della risorsa.

Su questa base si costruisce una visione complessiva, capace di rendere coerenti le politiche regionali in materia di acqua, di fornire un quadro conoscitivo essenziale per l’azione amministrativa e di orientare investimenti e priorità. Oggi il Piano è importante soprattutto perché mette al centro il tema della sicurezza idrica, intesa come obiettivo condiviso tra istituzioni, territori e cittadini.

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Piano di tutela delle acque della Toscana – Aggiornamento

Il Piano di Tutela delle Acque della Toscana (PTA), previsto dall’art.121 del D.Lgs n.152/2006 “Norme in materia ambientale”, è lo strumento per il raggiungimento degli obiettivi di qualità dei corpi idrici superficiali e sotterranei, la protezione, valorizzazione e la gestione delle risorse idriche.

Parlare di invasi e infrastrutture significa spesso scontrarsi con resistenze ambientali e sociali. Come si supera questa dicotomia?

Il punto è non considerare invasi e infrastrutture come elementi isolati, ma come parte di una strategia più ampia e integrata. Il Piano, infatti, prevede grandi riserve e infrastrutture per il trasporto e la distribuzione dell’acqua sul territorio come una soluzione di lungo periodo, ma accanto a queste indica anche altre misure percorribili e necessarie in un breve periodo: interventi di ricarica delle falde, riuso e riciclo, riqualificazione fluviale, realizzazione di ecosistemi filtro, sistemi di depurazione naturale, stoccaggi e drenaggi urbani. L’idea di fondo è che qualità e quantità della risorsa vadano migliorate insieme, con strumenti diversi ma complementari.

Per questo la sicurezza idrica deve essere letta come un progetto collettivo, che si costruisce insieme. Il documento insiste molto sul coinvolgimento degli Enti locali, delle Istituzioni, della comunità scientifica, dei servizi pubblici (Servizio Idrico Integrato), dei Consorzi di bonifica, dei
portatori di interesse, delle associazioni e dei cittadini.
Anche nella fase di formazione del Piano è stato dato ampio spazio all’ascolto e alla consultazione pubblica. Questo è il modo per superare contrapposizioni astratte: collocare le infrastrutture dentro una visione di tutela delle acque, degli ecosistemi e degli equilibri territoriali, condivisa e costruita con i soggetti coinvolti.

Ambito di Intervento

Sostenibilità quotidiana e Clima

L’articolo contribuisce alla ricerca del Centro Ricerche sAu, impegnato a colmare la distanza tra il patrimonio di conoscenze oggi disponibile sui temi della sostenibilità e la loro concreta traduzione nei comportamenti individuali e collettivi. L’obiettivo è favorire un dialogo continuo tra ricerca e società, mettendo in relazione chi produce conoscenza e chi può applicarla in pratiche condivise.

Il riutilizzo delle acque reflue e piovane è spesso richiamato nel dibattito pubblico, ma fatica a diventare pratica diffusa. Qual è oggi il nodo principale?

Nel testo il riuso, il riciclo e il recupero delle acque sono indicati con chiarezza come parte importante di una strategia vincente per migliorare la qualità e la quantità della risorsa. Lo stesso vale per gli stoccaggi e i drenaggi urbani e, in ambito agricolo, per il recupero delle acque e per l’uso diffuso di acque reflue. Più che soffermarsi su un elenco di ostacoli, il documento evidenzia la necessità di mettere in campo strumenti concreti per rendere queste pratiche effettivamente realizzabili e diffuse.

Tra questi strumenti vengono richiamate disposizioni attuative rivolte ai soggetti competenti, il coordinamento con le altre programmazioni regionali, l’adeguamento degli strumenti urbanistici, le procedure negoziate, le direttive tecniche e gli incentivi. In questo senso, il messaggio è che il riuso non può restare solo un obiettivo dichiarato: ha bisogno di pianificazione, coordinamento operativo, sostegno amministrativo e capacità di tradurre gli indirizzi in misure attuabili sul territorio. È soprattutto su questo passaggio, dalla condivisione del principio alla sua piena applicazione, che si gioca oggi la sfida.

In che modo il cambiamento climatico impone di ripensare il linguaggio e l’approccio della progettazione infrastrutturale?

Il documento è molto chiaro nel dire che i cambiamenti climatici sono già in atto e che le crisi idriche tendono a divenire strutturali. Lunghi periodi di siccità, precipitazioni intense e alluvioni sono ormai fenomeni frequenti, che investono insieme le componenti sociali, produttive e ambientali del territorio. In questo scenario, la progettazione infrastrutturale deve necessariamente misurarsi con un quadro nuovo, in cui gli eventi estremi sono destinati ad aumentare e in cui la gestione della risorsa idrica deve diventare più razionale, più resiliente e più capace di integrare usi diversi e obiettivi diversi.

Per questo il Piano richiama la necessità di pensare a infrastrutture resilienti e a nuove traiettorie di innovazione tecnologica di prodotto e di processo, capaci di trasformare i rischi in opportunità. Che si tratti di accumulare e riutilizzare l’acqua piovana o da depurazione, di sviluppare processi di desalinizzazione ad alta efficienza o di sperimentare nuovi sistemi irrigui, il punto centrale è che l’adattamento al cambiamento climatico deve diventare un processo concreto e possibile. Anche la progettazione, quindi, è chiamata a muoversi dentro questa prospettiva, tenendo insieme sicurezza idrica, tutela ambientale, innovazione e capacità di lungo periodo.

Progetto

Intelligenza liquida. Il vero valore dell’acqua

Il progetto nasce con l’obiettivo di sviluppare un ambiente di Comunicazione Generativa e partecipata dedicato al tema dell’acqua, capace di integrare ricerca scientifica, governance istituzionale, innovazione tecnologica, divulgazione e partecipazione culturale. L’intento è promuovere una nuova consapevolezza sull’uso sostenibile delle risorse idriche, in ambito agricolo e più in generale nei diversi contesti territoriali e produttivi.

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Se dovesse spiegare alla cittadinanza per quale ragione le infrastrutture non sono soltanto un tema tecnico, ma anche una questione culturale e politica, che cosa direbbe?

Direi che l’acqua e la sua tutela non riguardano solo aspetti tecnici, ma chiamano in causa una responsabilità collettiva. Nel documento si afferma chiaramente che la sicurezza idrica deve essere un progetto costruito insieme da cittadini e istituzioni. Questo significa che servono certamente conoscenza, programmazione, investimenti e strumenti amministrativi, ma servono anche partecipazione, ascolto, condivisione degli obiettivi e una crescita diffusa della consapevolezza sul valore della risorsa idrica.

In questo quadro, assumono un ruolo importante anche il potenziamento della comunicazione verso cittadini e imprese e la promozione dell’educazione ambientale, anche come crescita culturale delle nuove generazioni. Le infrastrutture, quindi, non sono solo opere materiali: sono parte di una scelta pubblica che riguarda il modo in cui una comunità tutela i propri ecosistemi, organizza i propri usi dell’acqua e affronta le sfide del futuro. Per questo sono anche una questione culturale e politica, nel senso di una responsabilità condivisa verso il territorio e verso il bene comune.

Conclusione

Dalle parole del Dirigente Marco Masi emerge con chiarezza una visione della politica dell’acqua che supera la logica emergenziale e punta invece a costruire una strategia di lungo periodo. Il nuovo Piano di Tutela delle Acque della Regione Toscana si presenta come uno strumento di governo capace di connettere conoscenza, programmazione, infrastrutture, innovazione, sostenibilità e partecipazione.

La sfida non riguarda soltanto la disponibilità materiale della risorsa, ma la capacità di trasformare la sicurezza idrica in un obiettivo strutturale e condiviso. In questo senso, la tutela dell’acqua diventa anche una questione di cultura istituzionale, responsabilità pubblica e visione collettiva del futuro.

Autore

Marco Sbardella

Ph.D., Ricercatore e socio fondatore del Centro Ricerche scientia Atque usus per la Comunicazione Generativa ETS. Consulente presso il Generative Communication Lab

Intervistato

Marco Masi

Dirigente della Regione Toscana, Dirigente settore Tutela Acqua e Costa all’interno della Direzione Difesa del Suolo e Protezione Civile