La multiculturalità nel dibattito pubblico tra polarizzazione e frammentazione mediatica. Intervista a Giorgia Bulli

Cultura e Società

La multiculturalità nel dibattito pubblico tra polarizzazione e frammentazione mediatica

Intervista a Giorgia Bulli

di Amos Tozzini e Marco Sbardella | 06 07 2026

Di cosa parliamo in questo articolo? 

L’intervista a Giorgia Bulli, Ricercatrice in Scienze Politiche presso la Scuola “Cesare Alfieri” dell’Università di Firenze, approfondisce gli spazi e i modi con cui la multiculturalità viene affrontata nel dibattito pubblico attuale.

Con la Professoressa Bulli abbiamo affrontato le ragioni alla base della ridefinizione del concetto di multiculturalità, passato da risorsa a minaccia, il ruolo dell’emotività nella retorica politica di oggi, il rapporto tra frammentazione mediatica e social network e gli effetti attuali e possibili dell’Intelligenza Artificiale nei dibattiti online e nell’accesso alle informazioni; infine, l’intervista si è soffermata sui potenziali benefici dei social per la partecipazione democratica.

Questa intervista è parte di una serie di articoli dedicati all’approfondimento dei temi trattati nel volume Caro Maestro… I Care! Lettere a don Lorenzo Milani di studenti e studentesse, nato nel contesto del progetto Lettere ad un maestro. Gli studenti e le studentesse “scrivono” a don Lorenzo Milani.

Ascolta gli highlights dell’intervista!

Introduzione

In un contesto segnato da crescenti tensioni politiche, polarizzazione dei media e nuove sfide poste dall’Intelligenza Artificiale, il tema della multiculturalità è tornato al centro del dibattito pubblico. Dopo decenni di progressi dei sistemi democratici in Europa e nel mondo, in cui la diversità culturale è stata considerata una risorsa delle democrazie contemporanee, oggi sempre più spesso questa viene rappresentata come un problema o una minaccia, alimentando contrapposizioni che incidono non solo sulla sfera politica, ma anche sulle relazioni sociali.

Nel capitolo “Multiculturalità e polarizzazione” ha sottolineato il fatto che dopo decenni di progressi democratici, ora il tema della multiculturalità sta tornando ad essere percepito come una minaccia, piuttosto che come una risorsa. Quali sono, secondo Lei, le ragioni per cui stiamo assistendo a questo fenomeno?

Si tratta di una dinamica paradossale: se la multiculturalità non è un tema del dibattito pubblico, questo è un indicatore del fatto che la multiculturalità viene accettata; al contrario, se lo è, è perché essa emerge come problema. E ciò avviene per l’azione di imprenditori politici che lo fanno emergere.

Quando più culture vivono in uno stesso ambito territoriale, che può essere definito dal concetto di nazione, di paese o di comunità subnazionale, questa convivenza può avere luogo senza necessariamente dover parlare di conflitti o di tensioni. Ma nel momento in cui all’interno del dibattito pubblico emerge il tema della multiculturalità, significa che la politica ha già insistito e investito sull’argomento, e che si è ormai trasferito nel dibattito pubblico. Studio le retoriche dei partiti populisti, di destra e di sinistra, da almeno 20 anni, e posso dirlo per esperienza: ogni volta che nei programmi dei partiti politici si è parlato di multiculturalismo, lo si è fatto per rigettare l’idea di società multiculturale.

Negli ultimi anni l’Italia è diventata più chiaramente un paese di immigrazione, cioè un paese che attira le migrazioni a livello sub-territoriale, sub-nazionale e internazionale, ma è sempre stato un territorio caratterizzato dalla migrazione.

Progetto

Lettere ad un maestro. Gli studenti e le studentesse scrivono a don Lorenzo Milani

Il progetto Lettere ad un maestro. Gli studenti e le studentesse scrivono a don Lorenzo Milani ha inteso sperimentare, con gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado, la Scrittura Generativa per lavorare su tematiche sentite da loro come di grande attualità.

Oltre 200 ragazzi e ragazze di 10 classi di scuole fiorentine hanno riflettuto su temi di attualità e di interesse condiviso (ambiente, sostenibilità, inclusione, razzismo), facendo il punto sui valori alla base della reciproca convivenza e realizzando attività di ricerca e documentazione.

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In questo senso, la retorica della multiculturalità non può che essere una retorica dell’urgenza più che dell’accettazione, perché le nostre società, in parte maggiore o in parte minore, a seconda del contesto, sono già multiculturali. Basti guardare alla composizione delle classi nelle scuole di ogni livello.

Dopo “multiculturalità”, l’altra parola chiave del Suo capitolo è “polarizzazione”. Lei distingue tra una polarizzazione “ideologica”, basata sulle idee, e una polarizzazione “affettiva”, che ha una dimensione più umorale. Perché l’emotività, soprattutto per quanto riguarda sentimenti di paura e rabbia, ha un ruolo così importante nella comunicazione di oggi?

Affronterei questo punto della polarizzazione riprendendo proprio l’esempio della negazione del carattere multiculturale delle società dell’Europa occidentale. Qualche anno fa, quando alcuni partiti politici scrivevano nero su bianco sui loro programmi che l’Italia non è un paese multiculturale e rifiutavano l’idea che potesse diventarlo, lo si faceva attraverso una polarizzazione di tipo ideologico. Si trattava cioè di una manifestazione di intenti prettamente politica, con la quale i partiti si impegnavano affinché l’idea del multiculturalismo non divenisse un dato di fatto. Cioè a dare luogo a politiche pubbliche che avrebbero impedito che l’Italia si trasformasse in una società di quel tipo. Questo tipo di polarizzazione si basa sul confronto e sul conflitto fra due idee: da una parte, per quanto riguarda la migrazione, quella del rifiuto, dall’altra parte quella dell’accoglienza, che ancora fatica a trasferirsi in maniera pervasiva nel dibattito pubblico.

Quando parliamo di polarizzazione affettiva intendiamo un passaggio in termini di intensità e di investimento, nel quale i sostenitori dell’una e dell’altra parte non solo non accettano la visione politica altrui, ma la rifiutano a tal punto da provocare delle inimicizie a livello personale che possono sfociare nell’assunzione di posizioni talmente radicali che si ripercuotono non solo sulle politiche pubbliche, ma anche sulla convivenza fra persone.

Il volume

Caro Maestro… I Care! Lettere a don Lorenzo Milani di studenti e studentesse

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Il volume nasce per comunicare i risultati di un progetto al quale hanno partecipato nell’anno scolastico 2024/2025 oltre 200 studenti e studentesse delle scuole secondarie di secondo grado della Città Metropolitana di Firenze: Lettere a un maestro. Gli studenti e le studentesse “scrivono” a don Lorenzo Milani.

Un altro concetto che ha esplorato nel contributo è quello di frammentazione mediatica. In questo senso, viene subito in mente il ruolo che possono avere in questo processo i social. Sono essi la causa di questa frammentazione, oppure sono un fattore accelerante?

Anche nel caso della frammentazione mediatica possiamo parlare di un processo di lunghissimo corso, che va di pari passo con la secolarizzazione della politica. Nel momento in cui i cittadini, le cittadine, gli elettori, le elettrici hanno smesso di trovare in un solo partito, in una sola idea valoriale, un riferimento dominante in cui riconoscersi e da dove attingere le proprie credenze, si è aperta la disponibilità per l’individuo di recuperare informazioni da una pluralità dei media.

Questa pluralità è stata poi spinta dalle logiche del mercato, che hanno portato a una pluralizzazione delle fonti di informazioni, grazie per esempio, restando al caso dell’Italia, all’abbattimento del monopolio della radiotelevisione e l’apertura delle tv commerciali. La diversificazione dei canali mediali, ovvero dei luoghi dove le persone, insieme a un disorientamento di tipo ideologico che ci ha reso più disponibili a cercare informazioni in vari luoghi, ha dato luogo a una frammentazione altissima, in cui i mezzi di comunicazione non rimangono sempre uguali a se stessi, ma si trasformano, adattandosi al pubblico.

Se a tutto ciò aggiungiamo l’impatto delle reti sociali su quello che era già un sistema mediatico ibrido, troviamo una situazione tendenzialmente esplosiva come quella attuale. Idealmente, possiamo sempre trovare quella porzione informativa che risponde al nostro interesse in quel preciso momento (ciò che viene chiamato principio di selettività). Quello che succede invece è che le cittadine e i cittadini, che hanno sempre meno tempo per la raccolta di informazioni e per l’approfondimento, vengono guidati dagli algoritmi delle reti sociali relativamente non solo negli interessi politici e sociali, ma anche in quelli di consumo, attraverso il processo della profilazione.

Tutto ciò crea una situazione nella quale il cittadino non è più solo cittadino-elettore, ma è consumatore e a sua volta propagatore di informazione politica memizzata, ridotta in pillole virali.

In questo scenario nel quale gli algoritmi sono sempre più capaci di prevedere i nostri bisogni, che effetto ha l’intelligenza artificiale? Rischia di isolarci ulteriormente in bolle informative e di soffocare il confronto politico?

Dipende dall’uso che se ne fa. Un primo uso è quello in cui, cercando un qualsiasi tipo di informazione online, le persone si fermano alla sintesi di informazioni per rispondere alla propria domanda che l’AI ci propone, senza approfondire, senza verificare i vari link che un tempo erano il solo risultato dell’interrogazione, perché hanno già soddisfatto la propria curiosità. In questo modo viene meno lo spazio per ulteriori curiosità, viene meno lo stimolo all’approfondimento, e ci si accontenta di un’informazione che di fatto è il risultato di una serie di processi algoritmici automatizzati. In questo modo, l’AI è solo il modo più veloce per rispondere a un bisogno informativo mordi e fuggi.

Tuttavia, l’AI può essere impiegata anche in ambiti più complessi. Tutto dipende dal prompt, ovvero dalle istruzioni che si forniscono per la ricerca. In questo probabilmente la nuova frontiera sarà non tanto rinunciare all’intelligenza artificiale, quanto piuttosto formare le cittadine e i cittadini alla conoscenza delle proprie necessità informative e alla formulazione di queste necessità informative attraverso dei prompt sempre più sottili e sempre più ben specificati. Insistere su questo sarà più utile rispetto a una ricerca sulle fonti già disponibili, funzione che ormai l’intelligenza artificiale svolgebenissimo. Quello che diventa centrale, anche a livello pedagogico e didattico, è stimolare la capacità nelle studentesse e negli studenti, così come nei ricercatori, di formulare una domanda di ricerca che, al di là di quello che viene normalmente definito domanda di ricerca in contesto accademico, soddisfi che cosa veramente interessa, come formulare questo interesse, e come capire quando la risposta che l’intelligenza artificiale dà è una risposta soddisfacente.

In un libro di qualche anno fa, Manuel Castells parlava di reti di indignazione e di speranza, ovvero di ambienti online che, almeno in origine, potevano essere interpretati anche come ambienti di confronto e di attivazione di pratiche di cittadinanza. Che caratteristiche dovrebbero avere, se c’è ancora la possibilità di immaginarli, questi ambienti?

Questo è un tema che è sempre esistito, cioè la contrapposizione fra coloro che vedevano l’introduzione delle nuove tecnologie, qualunque queste fossero, come la fine del dibattito pubblico, e gli ottimisti. È accaduto con la radio, con la televisione, e accade anche con le nuove frontiere della comunicazione, non solo politica. Tante ricerche mostrano che, anche attraverso la cosiddetta condivisione delle soft news, le persone riescono a raggiungere informazioni alle quali non avrebbero avuto accesso con le vecchie modalità di raccolta e diffusione delle informazioni di tipo prettamente partigiano e ideologico. Quindi non c’è dubbio che le nuove frontiere della comunicazione, anche attraverso le reti sociali, aprano a una disponibilità di confronto, seppure occasionale, su temi con cui non è detto che i cittadini si potessero confrontare fino a un momento precedente.

Detto questo, è vero che si tratta di informazioni molto spesso strutturate in pillole. Il ruolo dei meme, fino a qualche anno fa considerato come prettamente ludico, è stato studiato come mezzo per trasferire un significato politico attraverso una chiave simbolica che non sempre è facile da decifrare. In questo senso, i rischi di disinformazione e di polarizzazione sono altissimi. Per questo motivo un investimento sulla media literacy, sulla capacità di riconfigurare simbolicamente le proprie necessità e i propri interessi è altamente necessario.

Conclusioni

L’intervista mette in luce come multiculturalità, polarizzazione e trasformazione dei media siano fenomeni profondamente intrecciati. Se la crescente frammentazione dell’informazione e il ruolo degli algoritmi contribuiscono a ridefinire il modo in cui costruiamo le nostre opinioni, il rischio principale non sembra essere la tecnologia in sé, quanto l’uso che ne facciamo e la nostra capacità di interpretarne criticamente i contenuti. In una società sempre più complessa e interconnessa, la sfida non è soltanto preservare gli spazi del confronto democratico, ma sviluppare gli strumenti culturali e cognitivi necessari per abitarli consapevolmente. È proprio da questa capacità di comprendere la complessità, anziché semplificarla, che dipenderà la qualità del dibattito pubblico e della convivenza nelle società del futuro.

Autore

Amos Tozzini

Laureato in Pratiche, linguaggi e cultura della comunicazione presso l’Università degli Studi di Firenze. È collaboratore presso il Centro Ricerche “scientia Atque usus” per la Comunicazione Generativa ETS.

Autore

Marco Sbardella

Ph.D., Ricercatore e socio fondatore del Centro Ricerche scientia Atque usus per la Comunicazione Generativa ETS. Consulente presso il Generative Communication Lab

Intervistata

Giorgia Bulli

Giorgia Bulli è Ricercatrice in Scienze Politiche presso la Scuola “Cesare Alfieri” di Firenze, dove insegna “Comunicazione politica ed elettorale” e “Analisi del linguaggio politico”.

Svolge ricerche su partiti e movimenti politici, comunicazione politica, migrazioni contemporanee.