Agricoltura e sviluppo del territorio
Quanto è innovativo il settore vitivinicolo italiano?
di Marco Sbardella | 23 10 2025
Di cosa parliamo in questa intervista?
In un contesto sempre più competitivo e globalizzato, l’innovazione rappresenta una leva strategica per la crescita e la sostenibilità del settore vitivinicolo. Ma cosa significa davvero innovare in questo ambito? E come si può misurare l’efficacia di un sistema di innovazione nazionale?
Achille Amatucci approfondisce il ruolo dell’innovazione nel comparto vitivinicolo italiano, partendo dall’analisi dei principali cambiamenti che hanno trasformato il settore negli ultimi decenni. A partire dai risultati di uno studio comparato pubblicato su Wine Economics and Policy, Amatucci riflette sulle performance dell’Italia in termini di produzione, diffusione della conoscenza, capacità istituzionale e sviluppo del capitale umano, proponendo un modello avanzato per misurare in modo multidimensionale l’efficienza dei sistemi nazionali di innovazione. Ne emerge un quadro in chiaroscuro: l’Italia eccelle nella produzione e nella ricerca, ma mostra ritardi strutturali che ne limitano la capacità di trasformare innovazione potenziale in valore reale. Da qui, l’urgenza di rafforzare le connessioni tra ricerca, politiche pubbliche e impresa per sostenere una crescita realmente competitiva e inclusiva.
Ambito di Intervento
Agricoltura e sviluppo del territorio
Questo articolo contribuisce alla ricerca del Centro Ricerche sAu sul ruolo sociale e culturale del cibo, per ridefinire e attualizzare il valore di costruzione di comunità che il cibo non può che continuare ad avere, tanto dal punto di vista della sua produzione quanto da quello del suo consumo
Nell’ambito vitivinicolo, cosa significa oggi fare innovazione e quali sono le principali sfide in questo senso?
Il settore vitivinicolo rappresenta una realtà peculiare all’interno dell’industria agroalimentare, poiché è probabilmente quello con il maggior valore aggiunto derivante dalla trasformazione del bene agricolo. Di conseguenza, si tratta di un comparto che dispone di significative risorse interne e che, nel corso degli anni, ha vissuto un’evoluzione rilevante nel proprio processo di innovazione.
Grazie alla liberalizzazione dei mercati e all’ingresso di nuovi attori, come il Cile, la Nuova Zelanda e gli stessi Stati Uniti, le quote di mercato dei produttori storici – tra cui l’Italia, la Francia e la Spagna – hanno subito un’erosione significativa. Questo ha richiesto da parte di questi Paesi una risposta strutturata sul piano dell’innovazione.
Tuttavia, questa innovazione non si è limitata – né poteva limitarsi – esclusivamente agli aspetti tecnologici della produzione, pur rimanendo questi fondamentali. Al contrario, ha coinvolto un sistema ben più complesso. Infatti, il processo di innovazione è un concetto sfaccettato che comprende non solo la dimensione tecnologica, ma anche quella economica e sociale. Pertanto, non si può prescindere da elementi quali gli investimenti pubblici – indispensabili per sostenere i percorsi innovativi – o dallo sviluppo di modelli di business capaci di competere efficacemente sui mercati internazionali.
Il settore vitivinicolo, proprio per la sua capacità di allocare risorse, ha intrapreso un processo che potremmo definire di decodificazione: si è evoluto da semplice comparto agricolo a un sistema capace di generare un prodotto innovativo e diversificato, costruito anche attorno a concetti di territorialità e identità locale. In questo senso, l’innovazione ha assunto anche una valenza commerciale e strategica, rafforzando barriere all’ingresso basate sul legame con il territorio.
Tutto ciò è il risultato di un sistema che mette insieme industria, investimento pubblico, ricerca e sviluppo e competenze tecnologiche. Oggi, dunque, è evidente che le principali sfide del settore consistano nella capacità di collocare l’innovazione all’interno di un ecosistema nazionale, un vero e proprio sistema dell’innovazione capace di sostenere tutti questi processi.
Come accennato, la sola creazione di nuovi modelli di business o la capacità di entrare e consolidarsi in mercati emergenti sono componenti essenziali dell’innovazione attuale. Non si tratta più soltanto della “vecchia” concezione di innovazione come mero miglioramento tecnologico. Certamente, l’ottimizzazione dei processi produttivi e la riduzione dei costi restano importanti, ma oggi l’innovazione richiede una visione più ampia, integrata e strategica per affrontare con successo la competizione globale.
Progetto
Una strategia di Comunicazione Generativa per UniCeSV
Questo articolo è stato realizzato nel contesto della collaborazione tra il Centro Ricerche sAu e il Centro di Ricerca e Formazione per lo Sviluppo Competitivo delle Imprese del Settore Vitivinicolo (UniCeSV) dell’Università di Firenze.
Una collaborazione nata per promuovere lo sviluppo di nuove progettualità derivanti dalla sinergia tra la ricerca di altissimo livello che UniCeSV realizza e il tessuto socioeconomico di riferimento (imprese, istituzioni locali, consorzi, ecc.). Perché il settore vitivinicolo può essere un vettore straordinario di sviluppo economico, sociale ed ambientale per i nostri territori.
Una sfida nella sfida è quella di misurare l’innovazione. Qual è la vostra proposta in merito?
La misurazione dell’innovazione rappresenta una sfida cruciale per il mondo della ricerca, e nel settore vitivinicolo questa sfida assume una complessità ulteriore, data la struttura stessa del comparto. In particolare, il contesto italiano è caratterizzato da una prevalenza di piccole e medie imprese, da una forte dipendenza dal capitale ambientale locale – ciò che viene comunemente definito terroir – da tecniche produttive spesso legate alla tradizione e da una frammentazione sia delle reti commerciali sia dei processi di generazione e diffusione della conoscenza, che sono elementi chiave nei meccanismi di innovazione.
La vera sfida, quindi, risiede nell’identificare metriche capaci di cogliere questa complessità e multidimensionalità. Serve un approccio teorico aggiornato, che superi la visione tradizionale e sia in grado di restituire una rappresentazione più sfaccettata dell’innovazione. In quest’ottica, proponiamo di distinguere il sistema di innovazione in due componenti principali:
- Il potenziale di innovazione, ovvero la capacità di un sistema – o di un Paese – di sfruttare in modo efficiente le risorse a disposizione;
- La capacità di innovazione, cioè la misurazione dei risultati ottenuti in termini di performance e posizionamento sui mercati internazionali.
Per rispondere a questa esigenza, abbiamo sviluppato un modello basato su un’ampia raccolta di dati e sulla costruzione di un sistema di indici in grado di descrivere nel dettaglio le diverse dimensioni dell’innovazione. A livello metodologico, abbiamo utilizzato tecniche econometriche che consentono la costruzione della cosiddetta frontiera tecnologica, una metodologia consolidata nella letteratura economica.
Più nel dettaglio, abbiamo articolato il sistema di innovazione in quattro aree principali, ciascuna rappresentata da un indice composito:
- Struttura produttiva: include indicatori relativi alle superfici coltivate, quantità prodotte, dotazione di risorse materiali e infrastrutturali.
Capacità istituzionale e imprenditoriale: si riferisce all’ambiente normativo, alle politiche di sostegno all’innovazione, alla facilità di fare impresa. In questa categoria abbiamo incluso indicatori tratti, tra gli altri, dal Global Innovation Index. - Capitale umano: riguarda la capacità del sistema di formare figure professionali specializzate, un aspetto spesso sottovalutato ma fondamentale. Infatti, la mancata adozione delle innovazioni è spesso legata alla carenza di personale adeguatamente formato.
Capacità tecnologica: comprende, ad esempio, il numero di brevetti registrati nel settore vitivinicolo, la produzione scientifica e la capacità delle università e dei centri di ricerca di generare conoscenza utile e applicabile.
A questi indici di input è stato affiancato un indice di output, costruito per misurare le performance del sistema sui mercati internazionali. Il modello mette quindi in relazione le risorse e le capacità di innovazione con i risultati ottenuti, valutando quanto efficacemente tali potenzialità vengano effettivamente sfruttate.
In sintesi, il nostro approccio propone una lettura dell’innovazione che va oltre la sola dimensione tecnologica, per abbracciare un insieme articolato di fattori economici, sociali, istituzionali e culturali. Grazie alla standardizzazione e all’elaborazione econometrica degli indici, il modello consente di descrivere l’efficienza complessiva del sistema di innovazione del settore vitivinicolo, offrendo uno strumento utile tanto per la ricerca quanto per le politiche di supporto all’innovazione.
Nell’articolo presentate i risultati di un’analisi comparata su diversi sistemi nazionali di innovazione: quali sono i risultati dell’Italia?
Dall’analisi condotta emerge un quadro che, in parte, conferma ciò che già intuivamo: l’Italia si conferma un leader indiscusso a livello produttivo nel settore vitivinicolo. Si tratta di un primato che ha radici storiche profonde e che continua a rappresentare un valore distintivo per il nostro Paese. Ma non solo: l’Italia si distingue anche per l’efficacia nella produzione di conoscenza e innovazione, con ottimi risultati negli indici legati alla proprietà intellettuale, alla produzione scientifica e alle performance sui mercati internazionali.
Per fare un esempio, nell’indice di performance sui mercati internazionali l’Italia si posiziona al secondo posto, subito dopo la Francia, mentre nell’indice di produzione è al primo posto, davanti a Francia, Spagna e Portogallo.
Tuttavia, emergono criticità significative in altre due dimensioni fondamentali. In particolare, l’Italia mostra prestazioni molto basse nell’ambito istituzionale e in quello che potremmo definire l’“environment” per lo sviluppo del business. Questo indice, che funge da proxy della capacità del Paese di sostenere l’innovazione dal punto di vista burocratico, normativo e infrastrutturale, colloca l’Italia oltre la 15ª posizione, superata da Paesi che, almeno in apparenza, dovrebbero trovarsi in posizione più arretrata, come alcuni stati dell’Est Europa.
Anche dal punto di vista del capitale umano, l’Italia presenta performance deludenti. La capacità del sistema di formare figure professionali in grado di adottare e gestire le innovazioni tecnologiche appare limitata, soprattutto se confrontata con i valori raggiunti dai Paesi del centro-nord Europa, come Austria, Germania, Svizzera e Belgio, che occupano le prime quattro posizioni. Questi Paesi si configurano come veri e propri modelli di eccellenza.
In sintesi, il modello che abbiamo costruito consente non solo di analizzare le risorse a disposizione, ma anche di valutare quanto efficacemente queste vengano sfruttate in relazione al peso che il settore vitivinicolo ha all’interno dell’export industriale del Paese.
Le debolezze individuate non sembrano essere direttamente legate al settore vitivinicolo in sé, che anzi mostra performance elevate, quanto piuttosto a limiti strutturali del sistema Paese. Questo suggerisce che, per colmare il divario competitivo, non bastano gli sforzi delle singole imprese o dei distretti produttivi, ma serve un rafforzamento del contesto istituzionale, formativo e amministrativo in cui queste realtà operano.
Performance and efficiency of national innovation systems: lessons from the wine industry
Questa intervista prende spunto dall’articolo pubblicato sulla rivista Wine Economics and Policy da Achille Amatucci, Vera Ventura, Dario Frisio.
Cosa dovrebbe fare il nostro paese per aumentare le sue performance?
Dall’analisi emerge chiaramente la necessità di sviluppare un vero e proprio sistema nazionale di innovazione, capace non solo di generare conoscenza, ma anche di creare una “domanda di conoscenza” da parte del sistema produttivo. In altre parole, è fondamentale costruire un contesto in cui il finanziamento pubblico e il supporto istituzionale siano orientati in modo strategico, diventando leve per incentivare le imprese ad adottare e integrare le innovazioni sviluppate dalla ricerca.
L’obiettivo non è soltanto creare conoscenza, ma anche favorirne la diffusione e l’assorbimento all’interno del tessuto imprenditoriale, affinché le innovazioni non rimangano confinate all’ambito accademico o sperimentale, ma diventino risorse operative e competitive per le aziende.
Questo aspetto è particolarmente rilevante se consideriamo che l’Italia, come emerso dalla nostra ricerca, presenta un alto potenziale di innovazione, ma una bassa capacità di trasformarlo in valore concreto, a causa di inefficienze strutturali che impediscono alle imprese di operare in un ambiente favorevole all’adozione di processi innovativi.
Da qui nasce una consapevolezza importante: le politiche pubbliche devono giocare un ruolo chiave, sia nell’identificare e sostenere le opportunità di business – in particolare sui mercati emergenti – sia nell’incanalare le aziende verso l’adozione di modelli innovativi. Si tratta di un’innovazione che non riguarda soltanto la tecnologia, ma anche i modelli di business, le strategie logistiche, la capacità di accesso ai mercati internazionali, il branding e il posizionamento competitivo.
In definitiva, rafforzare la connessione tra ricerca, politiche pubbliche e impresa è la condizione necessaria per migliorare l’efficienza complessiva del sistema e affrontare con successo le sfide del mercato globale.
Conclusioni
L’analisi proposta da Achille Amatucci offre uno spunto di riflessione cruciale: l’innovazione nel settore vitivinicolo non può essere considerata solo una questione tecnologica, ma va intesa come il risultato di un ecosistema articolato, che coinvolge competenze, conoscenza scientifica, capacità imprenditoriale e contesto istituzionale.
L’Italia, pur confermandosi leader nella produzione e nella generazione di innovazione, mostra forti limiti nella capacità di trasferire e diffondere tale valore nel sistema produttivo. Le criticità emerse, in particolare sul fronte del capitale umano e del contesto normativo e burocratico, segnalano l’urgenza di costruire un sistema nazionale dell’innovazione più integrato, capace di accompagnare le imprese nella transizione verso modelli competitivi, dinamici e sostenibili.
La proposta di misurazione sviluppata dai ricercatori rappresenta uno strumento importante non solo per comprendere dove si collocano le eccellenze e le fragilità, ma anche per orientare politiche pubbliche e investimenti in modo più efficace. Se adeguatamente sostenuto, il settore vitivinicolo può continuare a essere un laboratorio avanzato di innovazione agroalimentare, trainando con sé un modello di sviluppo territoriale che coniughi tradizione, qualità e apertura ai mercati globali.
Autore
Marco Sbardella
Ph.D., Ricercatore e socio fondatore del Centro Ricerche scientia Atque usus per la Comunicazione Generativa ETS. Consulente presso il Generative Communication Lab.
Svolge ricerca negli ambiti dello sviluppo rurale, del climate change e della comunicazione sanitaria.
Intervistato
Achille Amatucci
Assegnista di ricerca presso l’Università di Brescia
(DICATAM), dove si occupa di economia agraria ed estimo rurale, con focus su
bioeconomia, economia dell’innovazione e sostenibilità dei sistemi agroalimentari.
Autore di pubblicazioni scientifiche internazionali, partecipa a progetti nazionali ed internazionali (PRIN, Biodiversa).
Ha presentato i propri studi in convegni di settore (SIDEA, EAAE).