Una Noterella su “Ricerca e Terzo Settore”
Un’analisi sociologica
di Lorenzo Marretti| 09 01 2026
Il Centro Ricerche “scientia Atque usus” per la Comunicazione Generativa ETS (Centro Ricerche sAu) è impegnato da sempre nel ripensare i luoghi e gli strumenti della ricerca scientifica, oltre che i profili stessi dei ricercatori e di stakeholder e gatekeeper, in uno scenario antropologico nuovo e inedito per la costruzione di territori in salute a 360°.
La salute mentale è una componente essenziale di uno stato generale di benessere, che comprende anche la salute fisica e sociale. Attraverso un’attenta analisi di questi elementi e una collaborazione stretta con il mondo accademico e scientifico è possibile costruire processi di ricerca realmente cooperativi, capaci di generare innovazione per la costruzione di Territori in Salute.
In questa direzione l’articolo prende in esame la spinosa tematica del disagio mentale tra le fasce giovanili della popolazione ed il ricorso fatto da quest’ultime all’intelligenza artificiale. La domanda alla base della riflessione è: soluzione low cost o ricerca di nuove forme di empatia?
Ambito di Intervento
Ricerca e Terzo settore
Il Centro Ricerche sAu intende ripensare i luoghi e gli strumenti della ricerca scientifica, oltre che i profili stessi dei ricercatori e delle organizzazioni, in uno scenario antropologico che vede l’intero pianeta trasformarsi in un laboratorio di dimensioni e di potenzialità immense. Gli Enti del Terzo Settore impegnati nelle attività di ricerca possono svolgere un ruolo essenziale nell’orientare gli enti di ricerca pubblici e privati verso un rapporto radicalmente diverso con il mondo dell’usus.
Giovani, AI e salute mentale
Per quanto concerne i problemi di salute mentale, pare che circa il 63% dei giovani si rivolga all’intelligenza artificiale quando riscontra problemi afferenti a questa categoria di disagi.
Dal 2022 ad oggi si registra un 38% di italiani con un disturbo di natura psicologica, all’incirca 4 cittadini su 10. Di questi, ben il 68% non hanno ricorso a nessun tipo di aiuto. All’interno di questo campione, molto ampio, è importante notare che circa il 20% di coloro i quali non hanno intrapreso percorsi di analisi, non lo hanno fatto per i costi troppo elevati.
La fonte di tali dati è un’indagine condotta nel luglio 2025 da Altroconsumo come parte del progetto “Impegnati a Cambiare”, su un campione di 1000 cittadini italiani con fascia d’età compresa tra i 18 e i 74 anni.
Questo preoccupante scenario trova conferme in altre fotografie scattate da più realtà: l’Organizzazione Mondiale della Sanità ad esempio ha stimato, nei primi due anni di emergenza da Covid-19, un aumento del 25% di ansia e depressione su scala mondiale.
Anche il Mind Health Report, a cura di Axa e Ipsos, ha registrato nel 2023 un 28% di italiani con disturbi mentali. Tutti dati che trovano ulteriore conferma da un’indagine dell’Enpap che rileva, nel periodo 2020-2024, un aumento degli accessi ai percorsi di terapia dal 29% al 39%, 10 punti percentuali in 4 anni.
Il Master consulenziale sviluppa progetti che migliorano la comunicazione tra istituzioni, associazioni, aziende e cittadinanza.
Ogni corsista – oltre alle attività didattiche e ai laboratori – partecipa alla progettazione e allo sviluppo di interventi reali che ridefiniscono, migliorano, innovano la comunicazione di tutte quelle organizzazioni che, a diverso titolo, si occupano di ricerca e di servizi di ambito socio-sanitario
L’impatto della tecnologia nei processi di isolamento
La domanda da porsi è se la tecnologia, nello specifico l’universo digitale che ruota attorno ai social network, giochi un ruolo di primo nei processi di isolamento e nella crescita esponenziale dei disturbi mentali e psicologici osservata nei vari dati degli studi e delle analisi precedentemente descritti.
La risposta non ha natura univoca ma piuttosto appare come il connubio di più elementi e situazioni: la spinta infatti verso una direzione tutt’altro che positiva è stata causata dal dualismo Lockdown e utilizzo scarsamente consapevole del digitale. Tale natura o causa binomiale, rende il quadro più equilibrato e non attribuisce ad un utilizzo smodato o maldestro dei social tutta la colpa.
Questo perché si può evidenziare ed osservare che probabilmente, se vi è una causa ed una conseguenza in questo binomio “Lockdown – Dieta digitale inadeguata”, si può catalogare il primo fattore come genitore ed il secondo come figlio o conseguenza che dir si voglia. Una conseguenza amplificata, ingigantita ma comunque pur sempre una conseguenza.
Non sarebbe infatti possibile asserire il contrario, cioè che il Lockdown è conseguenza diretta di un utilizzo smodato dei social. E’ in quell’isolamento di forzato dettato da ragioni di carattere sanitario che le persone hanno trovato rifugio in una realtà “altra”.
Per affrontare questo tema è necessario effettuare una sorta di mappatura di quelli che sono i disagi emotivi maggiormente frequenti, in particolar modo nei giovani. Nello specifico: Ansia (30%); Problemi del sonno (20%); Depressione (17%); Stress/Burnout (13%), Instabilità emotiva (13%) ed infine attacchi di panico (12%).
Disagio giovanile: un’eredità del lockdown?
Negli ultimi anni, la salute mentale dei giovani ha mostrato segnali di crescente fragilità, con un aumento significativo dei disturbi psicologici e un ricorso sempre più frequente all’intelligenza artificiale come forma di supporto.
Secondo dati Altroconsumo 2025, circa il 63% dei giovani dichiara di rivolgersi all’AI per affrontare problemi di natura emotiva o mentale, in un contesto in cui il 68% degli italiani con disagio psicologico non ha mai chiesto aiuto professionale.
Il fenomeno si inserisce in un quadro complesso, dove il binomio “lockdown–uso digitale inconsapevole” ha contribuito a rafforzare dinamiche di isolamento e vulnerabilità emotiva. Le forme più diffuse di disagio tra i giovani includono ansia, insonnia, depressione e stress.
L’AI emerge così come strumento ambivalente: da un lato rappresenta una potenziale risorsa “low cost” di ascolto e sostegno, dall’altro pone interrogativi etici e relazionali sul ruolo della tecnologia nella costruzione di nuove forme di empatia digitale.
Comunicare la salute per il Terzo settore
Il Desk “SOS Comunicazione in Salute” è un prodotto del Centro Ricerche sAu, pensato come strumento di ascolto, di monitoraggio e d’intervento per l’effettivo miglioramento di ogni forma di comunicazione medico-scientifica e dei servizi sanitari – non solo digitale – cercando di dare agli aspetti comunicativi relativi all’E-HEALTH il senso di un valore aggiunto reale che vada oltre un’innovazione di sola facciata.
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Il ruolo dell’AI: soluzione low cost o nuova forma di empatia?
Il titolo del seguente paragrafo potrebbe apparire provocatorio ma la questione che pone potrebbe rivelarsi più realistica e concreta di quanto in realtà non sembri. Se si riprendono i dati numerici sopra citati infatti si può introdurre un ulteriore dato: di quel vasto campione sofferente di problematiche e disagi psicologici, circa il 26% ha ammesso di aver utilizzato l’intelligenza artificiale per chiedere assistenza o supporto emotivo.
Se si filtra e si restringe il perimetro ai giovani sotto i 27 anni di età, la percentuale di chi ha chiesto aiuto all’AI per quanto concerne i propri disagi psichici sale al 63%. Tralasciando per un attimo il fattore dei costi elevati del rivolgersi ad un professionista, il tema dell’umanizzazione dell’intelligenza artificiale apre uno spaccato interessante.
Molto spesso, troppo spesso viene posta la questione di quanto ci sia di umano nei robot in grado di soppiantare le nostre competenze, i nostri mestieri e, come in questo caso, la nostra capacità di essere empatici, di razionalizzare, in sintesi di condividere il “pathos”, dal greco “sofferenza” altrui. La questione sarebbe dal ricercare all’interno del perimetro che contiene il progetto sociale che si cela dietro i nuovi robot e l’intelligenza artificiale, quale tipo di umanità si sta costruendo attraverso le nuove tecnologie e non attribuire a queste ultime responsabilità degenerative in questo senso.
Le nuove tecnologie sono il nostro specchio e non viceversa, perciò quando ci si chiede quanta umanità sia presente nei robot in grado di insidiare la nostra natura, si dovrebbe forse ribaltare il paradigma e domandarsi quanto di robotico ormai sia permeante nel modo di operare e di vivere degli uomini. La tecnologia non apprende in modo errato, si nutre degli input che le vengono forniti semplicemente. In questo tipo di fenomeni, forse, si può tentare di comprendere, assieme a molte altre cause, l’utilizzo massiccio dell’AI da parte delle nuove generazioni per quanto concerne i loro disagi psichici. Il riconoscimento di un linguaggio artificiale che sta permeando tutto unito al continuo delegare all’intelligenza artificiale ogni aspetto della vita quotidiana. Tale contenuto non intende attribuirsi carattere accusatorio o giudicante ma seguire, trattando del rapporto tra giovani, salute mentale e nuove tecnologie, un famoso aforisma dello psichiatra Sigmund Freud: Nell’impossibilità di poterci veder chiaro, almeno vediamo chiaramente le oscurità.
Bibliografia/Sitografia
- Rorato, V. (2025), Salute mentale, il 63 % dei giovani si rivolge all’Intelligenza artificiale quando ha una difficoltà emotiva, in Corriere della Sera, 10 ottobre. Online: https://www.corriere.it/salute/figli-genitori/25_ottobre_10/salute-mentale-il-63-dei-giovani-si-rivolge-all-intelligenza-artificiale-quando-ha-una-difficolta-emotiva-93418828-872f-4dd5-b260-70bd51bf0xlk.shtml
- AXA Italia (2024), AXA pubblica la quarta edizione del Mind Health Report, Online: https://corporate.axa.it/-/axa-pubblica-la-quarta-edizione-del-mind-health-report
- World Health Organization (WHO) (2022), OMS: Covid-19 aumenta del 25% i casi di ansia e depressione, Online: https://unric.org/it/oms-covid-19-aumenta-del-25-i-casi-di-ansia-e-depressione/
- Altroconsumo (2025), Un italiano su quattro convive con ansia o depressione: l’indagine, Online: https://www.impegnatiacambiare.org/altrocurare/news/inchiesta-salute-mentale).