Agricoltura e sviluppo del territorio
La salute di un territorio comincia dall’acqua
Dall’ambiente all’agricoltura, dalla salute alle nuove tecnologie: perché ripensare il valore dell’acqua significa ripensare il futuro delle nostre comunità
di Marco Sbardella | 19 10 2026
Di cosa parliamo in questo articolo?
L’acqua attraversa molte delle dimensioni da cui dipende la salute di un territorio: la qualità dell’ambiente, la produzione agricola, le attività economiche e il benessere delle comunità. Ma disporre di acqua, dati e strumenti tecnologici non significa necessariamente essere in grado di governare questa risorsa in modo consapevole e condiviso. È necessario comprendere come le conoscenze scientifiche, le competenze di chi vive e lavora nel territorio e le responsabilità delle istituzioni possano entrare in relazione e contribuire alla costruzione di nuove capacità collettive.
A partire dalla Val di Cecina, l’articolo approfondisce il rapporto tra acqua, agricoltura e salute del territorio, esplorando il contributo delle nuove tecnologie e dell’Intelligenza Artificiale alla conoscenza dei sistemi idrici, ma anche il ruolo della partecipazione delle comunità nei processi decisionali. Attraverso la prospettiva dei Territori in Salute e della Comunicazione Generativa, propone inoltre di affiancare agli indicatori ambientali una riflessione sulla capacità delle persone e delle organizzazioni di accedere alle conoscenze, collaborare e contribuire al governo delle risorse.
L’acqua diventa così un punto di partenza per interrogarsi su che cosa significhi costruire un Territorio in Salute: un territorio capace di riconoscere il valore delle proprie risorse, metterle in relazione e sviluppare, attraverso la ricerca, la cooperazione e la responsabilità condivisa, nuove possibilità di benessere per le comunità.
Ambito di Intervento
Agricoltura e sviluppo del territorio
Questo articolo contribuisce alla ricerca del Centro Ricerche sAu sul tema dei Territori in Salute, declinandone lo sviluppo – grazie al ricorso a due progetti in corso – sulla base della conoscenza e della gestione delle risorse idriche.
Sappiamo misurare quanta acqua scorre in un fiume, monitorarne la qualità, prevedere periodi di siccità e stimare i fabbisogni delle colture. Disponiamo di strumenti sempre più sofisticati per conoscere una risorsa da cui dipende gran parte della nostra vita. Eppure, conoscere l’acqua non significa necessariamente saperla gestire.
Le informazioni possono essere numerose e restare frammentate. Le competenze possono essere diffuse sul territorio senza riuscire a incontrarsi. E le decisioni che riguardano una stessa risorsa possono continuare a essere affrontate separatamente da chi si occupa di agricoltura, ambiente, attività produttive e salute. È in questa distanza tra ciò che sappiamo e ciò che riusciamo a fare insieme che si colloca una questione decisiva per il futuro dei territori.
I cambiamenti climatici rendono questa distanza sempre più difficile da ignorare. Le trasformazioni del ciclo dell’acqua stanno già modificando la disponibilità della risorsa e aumentando la vulnerabilità dei sistemi naturali e umani (Caretta et al., 2022). Ma la risposta non può esaurirsi nel miglioramento dell’efficienza o nel potenziamento degli strumenti di monitoraggio.
Il rapporto UNESCO Valuing Water (2021) invita a riconoscere il valore economico, ambientale, sociale e culturale dell’acqua, oltre le misure puramente monetarie. Una prospettiva che solleva una domanda: che cosa rende un territorio realmente capace di prendersi cura delle proprie risorse?
Per il Centro Ricerche sAu, questa domanda incontra il concetto di Territorio in Salute. La disponibilità di risorse è fondamentale, ma altrettanto importante è la capacità delle persone, delle organizzazioni e delle istituzioni di conoscerle, valorizzarle e assumere decisioni condivise sul loro utilizzo. L’acqua offre un punto di osservazione privilegiato per comprendere come queste capacità possano svilupparsi e contribuire alla salute di un territorio.
Dalla salute dell’ambiente alla salute del territorio
Negli ultimi anni si è affermata una crescente consapevolezza dell’interdipendenza tra salute umana, salute animale, salute vegetale e salute degli ecosistemi. È il principio alla base dell’approccio One Health, promosso congiuntamente da FAO, UNEP, Organizzazione Mondiale della Sanità e Organizzazione Mondiale per la Salute Animale, che invita a superare le tradizionali separazioni tra ambiti disciplinari e settori di intervento (FAO et al., 2022).
In questa prospettiva, la salute non può essere considerata esclusivamente una questione sanitaria. La qualità dell’ambiente in cui viviamo, dei prodotti che consumiamo e delle condizioni nelle quali lavoriamo e costruiamo le nostre relazioni costituisce una componente fondamentale del nostro benessere. L’acqua rende particolarmente evidente questa interdipendenza.
La qualità delle acque superficiali e sotterranee influisce sugli ecosistemi e sulle attività produttive. La disponibilità idrica condiziona le possibilità dell’agricoltura, mentre le pratiche agricole possono incidere sulla qualità della stessa risorsa da cui dipendono. La gestione del suolo contribuisce a determinare la capacità di un territorio di trattenere l’acqua, favorirne l’infiltrazione e ridurre gli effetti degli eventi meteorologici estremi.
Fiume, colline, mare. Val di Cecina Territorio in salute
Un percorso di ricerca-azione per comprendere come sta cambiando la Val di Cecina, mettere in relazione dati, conoscenze e comunità e costruire una visione condivisa del suo futuro.
Comuni, imprese, associazioni, scuole, ricerca e cittadinanza sono coinvolti progressivamente nella costruzione dell’Indice di Territorio in Salute della Val di Cecina.
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La FAO, nel rapporto The State of the World’s Land and Water Resources for Food and Agriculture, evidenzia come il degrado dei suoli, la pressione sulle risorse idriche e la crescente competizione tra usi differenti mettano a rischio la sostenibilità dei sistemi agroalimentari (FAO, 2021).
Si tratta di relazioni circolari, nelle quali ogni trasformazione può generare conseguenze che si estendono ben oltre il settore in cui ha avuto origine. Ma per il Centro Ricerche sAu questa interdipendenza rappresenta soltanto un primo livello attraverso cui leggere la salute di un territorio.
Possiamo avere un territorio con buoni indicatori ambientali ed economici, senza che questo si traduca necessariamente in un miglioramento della vita delle persone. È da questa distinzione che prende forma la prospettiva dei Territori in Salute: ciò che conta non è solo la presenza di risorse, ma la capacità di renderle accessibili, collegarle tra loro e utilizzarle per costruire il Bene Comune.
Un territorio può disporre di risorse idriche significative senza riuscire a tutelarle adeguatamente. Può possedere dati e competenze scientifiche senza riuscire a trasformarli in conoscenze condivise, oppure ospitare soggetti impegnati nella gestione dell’acqua che faticano a collaborare. È in questa distanza tra risorse disponibili e capacità di utilizzarle collettivamente che si misura una parte importante della salute di un territorio.
La Val di Cecina: un territorio da leggere attraverso l’acqua
Per capire che cosa significhi affrontare la questione idrica come un problema territoriale, la Val di Cecina offre un punto di osservazione particolarmente interessante. Il fiume Cecina collega le aree collinari alla fascia costiera, attraversando territori rurali, insediamenti e sistemi produttivi differenti. Seguire il corso dell’acqua permette di osservare relazioni che superano i confini amministrativi e coinvolgono attività, comunità ed ecosistemi diversi.
Le trasformazioni che interessano un tratto del fiume possono produrre effetti a valle. Le scelte relative all’uso del suolo possono influenzare il ciclo idrologico. I fabbisogni dell’agricoltura devono confrontarsi con quelli delle popolazioni, delle altre attività produttive e degli ecosistemi.
La necessità di una lettura integrata del bacino del Cecina non è nuova. Già nel 2004, una pubblicazione dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana dedicata al monitoraggio delle acque del bacino affrontava la valutazione della qualità fluviale attraverso un approccio attento alla complessità dell’ecosistema (ARPAT, 2004).
Intelligenza idrica
Un progetto di ricerca-azione che mette in relazione ricerca scientifica, istituzioni, sistemi produttivi e comunità territoriali per costruire una nuova cultura dell’acqua. Attraverso percorsi di ascolto, ricerca e confronto in diversi territori della Toscana, il progetto vuole far emergere criticità, esperienze e pratiche innovative, creando una rete capace di trasformare la conoscenza condivisa in possibilità concrete di azione.
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È proprio questa visione che orienta la collaborazione tra il Generative Communication Lab, il Centro Ricerche sAu e il Distretto Rurale e Biologico della Val di Cecina, sviluppata nella prospettiva di valorizzare il ruolo dell’agricoltura nella costruzione di territori in salute.
Nell’agricoltura si incontrano molte delle questioni da cui dipende il futuro di un territorio. C’è naturalmente la produzione di cibo, ma ci sono anche la gestione dei suoli, la conservazione del paesaggio, il lavoro e la trasmissione delle conoscenze. L’acqua entra in ciascuno di questi processi, spesso in modi che diventano evidenti soltanto quando inizia a scarseggiare.
La domanda, allora, non riguarda soltanto il futuro delle risorse idriche della Val di Cecina, ma la capacità del territorio di mettere in relazione le conoscenze, le competenze e le responsabilità necessarie per costruirlo.
Dall’agricoltura alla salute: riconoscere il valore che non vediamo
Quando acquistiamo un prodotto agricolo, raramente ci soffermiamo a considerare il sistema di relazioni che ne ha reso possibile la produzione. Vediamo il prodotto finale, il suo prezzo, talvolta il luogo di provenienza. Molto meno visibile è il patrimonio di risorse naturali, conoscenze, competenze e lavoro di cui quel prodotto è espressione.
Tra queste risorse, l’acqua occupa una posizione centrale.
La sua disponibilità, insieme alla salute dei suoli e alla biodiversità, contribuisce a determinare le condizioni nelle quali si sviluppano le produzioni agricole. Ma il rapporto funziona anche nella direzione opposta: le modalità con cui coltiviamo e gestiamo il territorio possono favorire la conservazione delle risorse idriche oppure comprometterle.
Come evidenziato dalla FAO (2022), la sostenibilità dei sistemi agricoli dipende dalla capacità di adottare approcci integrati alla gestione del suolo e dell’acqua, evitando che il miglioramento della produttività avvenga a scapito delle risorse naturali da cui la produzione stessa dipende.
Riconoscere questo valore significa però anche interrogarsi su come venga generato, preservato e distribuito.
Diventa allora importante capire come riconoscere il contributo degli agricoltori alla tutela delle risorse naturali e quali responsabilità debbano assumersi gli altri soggetti del territorio. Il problema è tradurre queste responsabilità in scelte e azioni coordinate.
Migliorare l’efficienza nell’uso dell’acqua è necessario, ma lascia aperta una questione più ampia: come valutiamo il contributo dell’agricoltura alla salute di un territorio? La produttività e i risultati economici raccontano solo una parte di questo contributo. Restano da considerare gli effetti sulla qualità dei suoli, sulla biodiversità, sulle risorse idriche e sulle comunità locali. In questa prospettiva, l’agricoltura può diventare uno degli ambiti nei quali sperimentare nuove forme di collaborazione tra ricerca, imprese, istituzioni e comunità, facendone un soggetto attivo nella costruzione della salute del territorio.
InComuneLab
InComuneLab è un prodotto ideato dal Centro Ricerche sAu per supportare le amministrazioni pubbliche nella costruzione di alleanze territoriali e nell’attivazione di percorsi di governance civica.
Attraverso l’approccio della Comunicazione Generativa, InComuneLab favorisce la cooperazione tra istituzioni, cittadinanza, realtà imprenditoriali e associative, con l’obiettivo di riportare al centro della progettazione i bisogni reali delle comunità.
Conoscere l’acqua: il contributo delle tecnologie e dell’Intelligenza Artificiale
Oggi possiamo raccogliere informazioni sull’acqua con una precisione e una continuità difficili da raggiungere in passato. Sensori, rilevazioni satellitari e modelli previsionali permettono di seguire l’evoluzione di fenomeni complessi, mentre l’Intelligenza Artificiale apre nuove possibilità di analisi. Ma avere più dati non significa necessariamente capire meglio un territorio. La questione è quali informazioni servano davvero, a chi e per prendere quali decisioni. In agricoltura, ad esempio, l’integrazione tra dati meteorologici, informazioni sul suolo e fabbisogni delle colture può supportare una gestione più consapevole dell’irrigazione. Su scala territoriale, l’analisi di dati ambientali e climatici può aiutare a individuare situazioni di vulnerabilità, valutare scenari futuri e programmare interventi di adattamento. Il rapporto dell’IPCC dedicato all’acqua sottolinea l’importanza di rafforzare i sistemi di conoscenza, monitoraggio e previsione per sostenere le strategie di adattamento ai cambiamenti climatici (Caretta et al., 2022). È necessario mettere in relazione informazioni di natura differente, integrando le conoscenze scientifiche con l’esperienza di chi vive e lavora quotidianamente nel territorio.
Un agricoltore può conoscere trasformazioni del suolo e comportamenti delle colture che non emergono immediatamente dai dati disponibili. Un’associazione può intercettare bisogni delle comunità che non trovano espressione negli indicatori tradizionali. Un ente pubblico può disporre di informazioni essenziali per la programmazione, ma non riuscire a renderle accessibili o comprensibili agli altri soggetti interessati. Il problema, in ultima analisi, non è soltanto raccogliere e organizzare queste conoscenze, ma costruire le condizioni affinché possano dialogare.
È su questi interrogativi che si concentra la ricerca sull’Intelligenza Idrica promossa dal Centro Ricerche sAu. L’obiettivo è esplorare come strumenti tecnologici, conoscenze scientifiche ed esperienze territoriali possano integrarsi nella gestione dell’acqua, aiutando persone e organizzazioni a comprendere i problemi, confrontare le alternative e partecipare alle decisioni.
Non c’è filologia senza critica, ovvero come gestire e restituire i risultati di ricerca
Sarebbe disonesto raccontare il percorso come se fosse stato privo di ostacoli. Tre nodi, in particolare, hanno richiesto scelte precise.
Il primo è il rischio di frammentazione: raccogliere dati da decine di soggetti diversi senza una struttura che li tenga insieme significa produrre un archivio inservibile. Lo abbiamo affrontato facendo di InComuneLab l’ambiente unico di raccolta e condivisione, dove ogni informazione resta collegata a chi l’ha fornita e al contesto in cui è nata.
Il secondo è la difficoltà di coinvolgere attori con linguaggi e culture molto diverse. L’ascolto è partito dalle reti formali — istituzioni, sistema economico, associazioni di categoria — per estendersi progressivamente verso reti informali, comunità di pratica, gruppi spontanei e singoli cittadini, con strumenti personalizzati: online e in presenza, strutturati e aperti. Un’attenzione particolare l’abbiamo riservata ai corpi intermedi, che non consideriamo soltanto soggetti di rappresentanza ma anche realtà da osservare e rafforzare nella loro capacità di mantenere un dialogo effettivo con la propria base sociale. È spesso lì, nell’incontro tra competenze istituzionali e conoscenze diffuse, che nasce l’innovazione.
Il terzo nodo è forse il più insidioso: la tentazione di restituire tutto senza selezionare. Ogni analisi è anche una proposta, e non c’è filologia senza critica. Il punto di partenza è stata un’idea chiara di cosa potrebbe essere la comunità di Viareggio nel futuro — la visione “Viareggio vista dal mare” — e il percorso di ascolto è servito a confermare, perfezionare e rendere operativa quell’idea, non a sostituirla con un catalogo indistinto di desideri.
Dalla gestione dell’acqua alla partecipazione delle comunità
Se l’acqua attraversa dimensioni così diverse della vita collettiva, anche il modo in cui ne discutiamo e decidiamo il futuro deve cambiare. Troppo spesso le questioni idriche vengono affrontate prevalentemente quando si manifesta un’emergenza: una siccità prolungata, un evento alluvionale, un problema di approvvigionamento o un episodio di inquinamento. In queste circostanze emerge con particolare evidenza la nostra dipendenza dalla risorsa. Ma, una volta superata l’emergenza, il rischio è che l’acqua torni a essere considerata una questione settoriale, affidata prevalentemente agli specialisti. Costruire una cultura dell’acqua significa invece renderla oggetto di una riflessione continuativa, capace di coinvolgere soggetti diversi.
Il rapporto UNESCO Water for Prosperity and Peace (2024) evidenzia come una gestione equa e sostenibile delle risorse idriche richieda cooperazione tra istituzioni, settori produttivi e comunità. L’acqua non rappresenta soltanto una condizione dello sviluppo economico, ma può diventare anche un elemento di collaborazione e coesione sociale.
Questa prospettiva richiama una questione centrale per la salute dei territori: la qualità delle relazioni tra governance e cittadinanza. Informare i cittadini su una decisione già presa e coinvolgerli nella sua costruzione sono due cose diverse. Nel primo caso la comunicazione arriva quando le scelte sono ormai definite; nel secondo può contribuire a far emergere problemi, conoscenze e alternative che altrimenti rischierebbero di restare fuori dal processo decisionale. Per la gestione dell’acqua, questa differenza è tutt’altro che secondaria. Un ruolo fondamentale in questo senso è svolto dalle organizzazioni che operano nel territorio: associazioni, rappresentanze economiche e sociali, scuole, enti del Terzo Settore, imprese e gruppi organizzati della comunità.
Questi soggetti non costituiscono semplicemente intermediari attraverso i quali diffondere informazioni. Possono svolgere una funzione essenziale nel riconoscere bisogni meno visibili, raccogliere conoscenze diffuse, mettere in relazione interessi differenti e costruire forme di partecipazione continuative.
Sapere è potere: come si costruiscono le basi di un processo di ricerca-azione che metta al centro la comunità. La lezione di Viareggio Futura
Come si costruisce una comunità capace di partecipare davvero al futuro di un territorio? A partire dall’esperienza di Viareggio Futura, l’articolo racconta un metodo di ricerca-azione in cui raccogliere dati significa prima di tutto costruire relazioni, far emergere conoscenze e coinvolgere chi vive e opera nei territori. Una riflessione che da Viareggio apre un nuovo percorso di ricerca nella Val di Cecina. Sapere è potere. Ma solo se il sapere è di tutti.
Le metodologie di ricerca-azione partecipata e di Community-Based Participatory Research offrono strumenti per sviluppare processi nei quali le comunità non siano soltanto oggetto di osservazione o destinatarie di interventi già definiti, ma partecipino alla costruzione della conoscenza, all’individuazione delle priorità e alla progettazione delle risposte (Israel et al., 1998).
Misurare la salute dell’acqua e la capacità di generare nuovo benessere
Come possiamo capire se un territorio sta diventando più capace di tutelare e valorizzare le proprie risorse idriche? Una prima risposta viene dagli indicatori ambientali: qualità delle acque, disponibilità idrica, consumi, stato degli ecosistemi, efficienza delle reti e vulnerabilità agli eventi estremi. Si tratta di strumenti indispensabili. L’Agenzia Europea dell’Ambiente, nel rapporto Europe’s State of Water 2024, sottolinea la necessità di migliorare la resilienza idrica europea attraverso la protezione degli ecosistemi acquatici, la riduzione dell’inquinamento e una maggiore capacità di adattamento ai cambiamenti climatici (EEA, 2024).
Ma se assumiamo la prospettiva dei Territori in Salute, questi indicatori, pur fondamentali, non sono sufficienti. Occorre affiancare alla misurazione delle condizioni ambientali una riflessione sulla capacità delle persone e delle organizzazioni di conoscere, comprendere e utilizzare le risorse disponibili, collaborare e contribuire al governo del territorio.
In Italia, il sistema BES – Benessere Equo e Sostenibile, sviluppato dall’ISTAT, e la sua declinazione territoriale BesT rappresentano riferimenti importanti per superare una concezione del benessere fondata esclusivamente su indicatori economici. Questi strumenti integrano dimensioni relative a salute, ambiente, istruzione, lavoro, relazioni sociali, servizi e qualità della vita (ISTAT, 2025). La prospettiva della Comunicazione Generativa assume questo patrimonio di ricerca come punto di partenza e introduce un ulteriore livello di analisi, che richiama il Capability Approach sviluppato da Amartya Sen (1999). Non basta chiedersi quali condizioni di benessere siano presenti in un territorio. Occorre comprendere in quale misura queste condizioni possano tradursi in effettive capacità delle persone e delle organizzazioni di agire, collaborare e generare nuovo benessere.
Applicare questa prospettiva alla gestione dell’acqua significa ampliare ciò che scegliamo di osservare. Accanto alla disponibilità e alla qualità della risorsa, diventano rilevanti l’accessibilità delle informazioni, le occasioni di confronto tra istituzioni, imprese e cittadini e la possibilità che le conoscenze raccolte contribuiscano effettivamente alle decisioni. Non basta quindi verificare se un territorio dispone di dati sul proprio sistema idrico: occorre capire chi riesce a utilizzarli e con quali risultati. Un territorio può migliorare la propria efficienza idrica senza sviluppare una maggiore capacità di governare la risorsa. Allo stesso tempo, nuove reti di collaborazione e processi partecipativi possono creare le condizioni per risultati ambientali che emergeranno soltanto nel tempo. Per valutare la salute di un territorio occorre tenere insieme queste due dimensioni, senza confonderle.
La Comunicazione Generativa come progetto per il futuro dei territori
La gestione dell’acqua offre un esempio concreto di ciò che la Comunicazione Generativa può contribuire a realizzare. Chi produce dati ambientali, chi lavora quotidianamente con la risorsa e chi è chiamato ad assumere decisioni dispone di conoscenze differenti, che raramente confluiscono in uno stesso processo di progettazione. Il problema non si risolve aumentando la quantità di informazioni diffuse o moltiplicando le occasioni di consultazione. Occorre lavorare sul modo in cui queste conoscenze entrano in rapporto, si confrontano e contribuiscono a definire problemi e possibili risposte. Un dato ambientale può assumere significati diversi per un ricercatore, un agricoltore o un amministratore pubblico. Mettere queste prospettive a confronto è uno dei compiti che la Comunicazione Generativa si propone di affrontare. In questo senso, la comunicazione diventa uno strumento per attivare risorse che altrimenti rimarrebbero separate, valorizzare competenze poco visibili e trasformare bisogni e idee in iniziative concrete.
La collaborazione con il Distretto Rurale e Biologico della Val di Cecina e la ricerca sull’Intelligenza Idrica possono essere lette anche attraverso questa prospettiva: come occasioni per sperimentare processi nei quali conoscenza scientifica, innovazione tecnologica e partecipazione delle comunità concorrano alla costruzione di nuove capacità territoriali.
L’acqua per progettare il territorio che vogliamo
L’acqua ci insegna qualcosa che va oltre la gestione di una risorsa naturale: il futuro di un territorio non può essere progettato per compartimenti stagni. La salute delle persone dipende anche da quella dell’ambiente. La qualità delle produzioni agricole dipende dalla salute dei suoli e dalla disponibilità di acqua. La sostenibilità delle attività economiche dipende dalla capacità di preservare nel tempo le condizioni che le rendono possibili. E la qualità della vita di una comunità dipende anche dalla possibilità di partecipare alle scelte che ne orientano lo sviluppo.
Ma queste relazioni, da sole, non garantiscono che un territorio riesca a governare il proprio futuro. Occorre conoscerle, comprenderle e costruire le condizioni affinché possano generare nuovo valore. È qui che la prospettiva dei Territori in Salute incontra la questione dell’acqua. La sfida non è soltanto conservare le risorse che abbiamo, per quanto questa rimanga una priorità imprescindibile. È anche sviluppare la capacità collettiva di riconoscerne il valore, metterle in relazione e rigenerarle attraverso nuove conoscenze, nuove collaborazioni e nuove forme di responsabilità condivisa.
In questa prospettiva, la Val di Cecina può rappresentare un importante contesto di sperimentazione, nel quale l’agricoltura, la ricerca, le tecnologie e la partecipazione possano concorrere alla costruzione di un progetto territoriale capace di tenere insieme ambiente, economia, salute e comunità. L’obiettivo non è individuare una soluzione unica, valida in qualunque contesto. È piuttosto costruire le condizioni affinché i territori possano riconoscere le proprie specificità, comprendere le interdipendenze che li caratterizzano e sviluppare risposte coerenti con i bisogni presenti e con le possibilità future. Per questo il primo passo è forse cambiare il modo in cui guardiamo l’acqua. Smettere di considerarla soltanto una risorsa che utilizziamo e iniziare a riconoscerla come parte di un sistema di relazioni che contribuisce a rendere possibile la nostra vita.
La Val di Cecina offre l’opportunità di mettere alla prova questa prospettiva. Il lavoro da sviluppare riguarda certamente la conoscenza e la tutela delle risorse idriche, ma anche le relazioni tra i soggetti che di quelle risorse si occupano, con competenze, esigenze e responsabilità differenti. La questione decisiva è capire se e come queste differenze possano diventare una risorsa per il territorio. È qui che la ricerca sull’Intelligenza Idrica e la prospettiva dei Territori in Salute trovano un possibile terreno di incontro: non nella ricerca di una risposta valida per tutti, ma nella costruzione delle condizioni che permettano a una comunità di affrontare, con maggiore consapevolezza, le scelte da cui dipende il proprio futuro.
Sei un ente, un’impresa, un’associazione o un’istituzione che opera in uno dei comuni del Distretto Rurale e Biologico della Val di Cecina?
Stiamo costruendo una base dati condivisa sul territorio — attività produttive, turismo, ambiente, cultura, salute, scuola — e abbiamo bisogno dei dati che solo chi lavora e vive qui può fornire. Si tratta di mettere a sistema ciò che già esiste, perché diventi utile a tutti. Se vuoi contribuire, scrivi a direzione@sau-centroricerche.org
Perché sapere è potere — ma solo se il sapere è di tutti.
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Bibliografia
- ARPAT. (2004). Rete di monitoraggio acque bacino del Fiume Cecina (M. Mazzoni, a cura di). Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana. https://www.arpat.toscana.it/pubblicazione/rete-di-monitoraggio-acque-bacino-del-fiume-cecina/
- Caretta, M. A., Mukherji, A., Arfanuzzaman, M., Betts, R. A., Gelfan, A., Hirabayashi, Y., Lissner, T. K., Liu, J., Lopez Gunn, E., Morgan, R., Mwanga, S., & Supratid, S. (2022). Water. In H.-O. Pörtner et al. (a cura di), Climate Change 2022: Impacts, Adaptation and Vulnerability. Contribution of Working Group II to the Sixth Assessment Report of the Intergovernmental Panel on Climate Change (pp. 551–712). Cambridge University Press.
- European Environment Agency (EEA). (2024). Europe’s state of water 2024: The need for improved water resilience (EEA Report 07/2024).
- FAO. (2022). The state of the world’s land and water resources for food and agriculture: Systems at breaking point. Main report. Food and Agriculture Organization of the United Nations.
- FAO, UNEP, WHO, & WOAH. (2022). One health joint plan of action (2022–2026): Working together for the health of humans, animals, plants and the environment. Food and Agriculture Organization of the United Nations.
- Israel, B. A., Schulz, A. J., Parker, E. A., & Becker, A. B. (1998). Review of community-based research: Assessing partnership approaches to improve public health. Annual Review of Public Health, 19, 173–202.
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- ISTAT. (2025b). Il benessere equo e sostenibile dei territori (BesT): Report regionali – Anno 2025. Istituto Nazionale di Statistica. https://www.istat.it/comunicato-territoriale/il-benessere-equo-e-sostenibile-dei-territori-report-regionali-anno-2025/
- Sen, A. (1999). Development as freedom. Alfred A. Knopf.
- UNESCO. (2021). The United Nations world water development report 2021: Valuing water. UNESCO. https://www.unesco.org/reports/wwdr/2021/en
- UNESCO. (2024). The United Nations world water development report 2024: Water for prosperity and peace. UNESCO. https://www.unesco.org/en/reports/wwdr/2024
Autore
Marco Sbardella
Ph.D., Ricercatore e socio fondatore del Centro Ricerche scientia Atque usus per la Comunicazione Generativa ETS. Consulente presso il Generative Communication Lab.