Recensione

L’equivoco Scotto di Luzio. Don Milani, la scuola e la democrazia

di Marco Sbardella | 15 01 2024

«Don Milani divide, oggi come ieri e come, temo, domani» (p. 5).

Nel Centenario dalla nascita del Priore di Barbiana sta trovando ulteriori conferme – purtroppo –  questa affermazione scelta come incipit del suo ultimo pamphlet da Riccardo Cesari, Professore Ordinario all’Università di Bologna e autore, pochi mesi fa, di un altro bel volume dedicato a don Lorenzo: Hai nascosto queste cose ai sapienti.

A differenza di quello, qui abbiamo a che fare con un instant book, una risposta al libretto di Scotto di Luzio (L’equivoco don Milani, Einaudi, 2023) e al ritratto non certo lusinghiero fatto al priore di Barbiana dal pedagogista dell’Università di Bergamo: «Il suo giudizio verso don Milani, le sue idee pedagogiche, la sua scuola, i suoi epigoni, il suo “mito”, coinvolge il prima e il dopo, il suo, il quasi-suo, il donmilaniano e il donmilanismo, ed è globalmente negativo e a volte persino infastidito da questa lunga e perseverante presenza, soprattutto a “sinistra” e nell’area “democratica”, di un nome e di un messaggio quanto meno “ambiguo” ed “equivoco”, due aggettivi oscuri e ricorrenti, con tutto il loro carico di insinuazioni» (p. 9).

Il libro

Don Lorenzo Milani. Preconcetti, calunnie e distorsioni

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Autore: Riccardo Cesari

Anno: 2023

Editore: Marietti 1820

Luogo di pubblicazione: Bologna

Questo di Cesari è un libro che sembra mosso dal bisogno morale – prima ancora che intellettuale – dell’autore di rispondere e fare giustizia alle accuse mosse a don Milani servendosi del rigore dello scienziato: «L’intento di questo lavoro è quello di prendere in esame le principali e più corrosive affermazioni dei critici del priore di Barbiana, a cominciare dalle più recenti, per metterle a confronto con dati e fatti documentabili, per verificare se i dati dei critici corrispondono, i fatti risultano, le interpretazioni hanno una qualche plausibile aderenza alla realtà storica, senza la quale, credo, si perde ogni finalità positiva di qualunque lavoro interpretativo» (p. 11).

La prima, e la più comune, tra queste critiche è che sia da addebitare alla Scuola di Barbiana e al primo comandamento della Lettera a una professoressa («La scuola dell’obbligo non può bocciare»), il successivo ‘sfascio’ della scuola italiana: «[…] il drappello di critici, unanime, ritiene che la “scuola permissiva”, la “scuola facilitata” non sia affatto un’aberrante interpretazione di personaggi pseudo-milaniani che hanno letto quel testo poco e male ma sia invece il frutto legittimo e voluto di quel libretto, cioè di don Milani» (p. 20).

Non è così, naturalmente, e Cesari lo dimostra rispondendo punto su punto alle critiche mosse all’esperienza di Barbiana – e in primis alla persona di don Lorenzo – (ri)dandogli parola: sono moltissime, infatti, le citazioni delle opere del priore di Barbiana, provenienti sia dalla Lettera a una professoressa sia dalle altre opere pubblicate oltre che  dall’epistolario privato.

Dal merito al classismo, dall’evangelizzazione all’antiautoritarismo, fino all’utilizzo o meno della scrittura collettiva, lo sforzo compiuto da Cesari è sempre quello di presentare le contraddizioni e le inesattezze insite nelle critiche più feroci mosse a don Lorenzo, senza cadere nell’errore opposto, nel rischio, cioè, di confezionarne ritratto agiografico e unidimensionale. Perché, è chiaro a Cesari come lo è a tutti i commentatori più attenti (a partire da quelli tra gli ex allievi che nel corso degli anni hanno sentito il bisogno di scriverne e di parlarne pubblicamente), che – santo o no – Lorenzo Milani è stato una persona prima che un personaggio, e come tale (come tutti noi, senza esclusione alcuna), ha incarnato dubbi, contraddizioni, difficoltà, molti pregi e qualche difetto. 

In conclusione, il valore di questo volumetto del professore bolognese è duplice: da un lato quello di aver fatto giustizia riguardo alle più ingiuste tra le recenti (e antiche) critiche avanzate a don Lorenzo, al suo pensiero e al suo operato, dall’altro quello di averlo fatto ricorrendo alle fonti primarie, non con spirito di tifoseria, ma per amore della correttezza e della verità storica («Di fronte a certe interpretazioni, il dubbio di non aver letto lo stesso libro viene seriamente», p. 88). 

Una lezione utile in questo Centenario in cui ancora troppo spesso la figura di don Milani viene strumentalizzata, deformata, tirata per la giacchetta per interessi più o meno privati.

Ambito di Intervento

Cultura e società

Il Centro di Ricerche sAu è impegnato da tempo per valorizzare un’idea di conoscenza non egemonica ma come costruzione di un bene comune. Frutto, cioè, di una collaborazione non più rinviabile tra ambiti socio-culturali ed economici fino ad oggi tenuti rigorosamente distinti.

La recensione è a cura di
Marco Sbardella

Ph.D., Ricercatore e socio fondatore del Centro Ricerche scientia Atque usus per la Comunicazione Generativa ETS.

Consulente presso Lab CfGC.