Recensione

La sanità come “progetto comune”. Verso un nuovo patto comunicativo medici-cittadinanza-servizi

di Viola Davini | 27 11 2023

«L’accresciuto ricorso a forme di welfare nell’assistenza sanitaria ha portato in Italia a una burocratizzazione del servizio che, oltre a rendere problematica l’erogazione delle prestazioni in seguito alle lungaggine tipiche di un sistema burocratizzato, ha corso il rischio di rendere il medico simile a un impersonale funzionario statale» (p. 41).

Così Domenico Ribatti, Professore Ordinario di Anatomia Umana dell’Università di Brescia, dopo un inquadramento storico delle principali tappe di evoluzione del nostro sistema sanitario, focalizza uno dei problemi attuali che il medico si trova ad affrontare nel proprio lavoro. L’elevato numero di procedure – che il digitale non riesce a ottimizzare, ma in molti casi amplifica – limita il tempo in cui il medico può dedicarsi all’ascolto e alla cura, nonostante si parli sempre più di “personalizzazione” delle medicina, processo basato sulla centralità del paziente e non della malattia.

Il libro

Il medico del nuovo millennio

Un modello che cambia

Il medico del nuovo millennio

Autore: Domenico Ribatti

Anno: 2023

Editore: Carocci 

Luogo di pubblicazione: Roma

Non si tratta solamente di procedure amministrative, ma anche di iter legati alla ricchezza e complessità di strumenti diagnostici che stanno ridefinendo radicalmente il modo in cui è possibile osservare e monitorare la malattia. Più gli strumenti di rilevazione e di analisi riescono a individuare, fotografare il nostro sistema anatomico e fisiologico, più la tendenza è quella di oggettualizzare la malattia, perdendo di vista il contesto, ovvero la dimensione psicologica, culturale e sociale dell’individuo. 

L’autore dedica un capitolo all’evoluzione della figura del Medico di Medicina Generale (MMG), la cui funzione originale sarebbe quella di occuparsi di ogni singolo/a cittadino e cittadina, delle relative famiglie, per costruire una relazione di cura e di assistenza prolungata nel tempo, che garantisca di conoscere la storia familiare oltre che di  stabilire una relazione di fiducia. Purtroppo, sia a causa della scarsità di personale e l’aumento di pazienti per medico, sia per il progressivo aumento delle tecniche di analisi e di diagnosi, il MMG si ritrova prevalentemente a svolgere un lavoro ambulatoriale, la cui funzione principale è quella di prescrivere esami che lo portano a una parcellizzazione del lavoro, perdendo di vista la prospettiva generale della presa in cura del paziente.

«Oggi il Medico di Medicina Generale è chiamato ad affrontare una serie di nuove sfide assistenziali e gestionali della pratica clinica. La presa in carico dei pazienti “fragili” (anziani, malati cronici, non autosufficienti, terminali) – caratterizzata, in modo particolare, dalla complessità di gestione, dalla lunga durata dell’intervento e dall’elevata intensità assistenziale – esige una pluralità di luoghi e approcci di cura differenti a seconda dei diversi bisogni, tanto della persona che della sua famiglia, e richiede l’attivazione di un sistema coordinato di relazioni a garanzia della continuità assistenziale» (p. 49). 

Proprio la programmazione socio-sanitaria integrata è al centro degli investimenti attuali rispetto al potenziamento delle strutture territoriali di presa in carico, quali le case della comunità, gli ospedali di comunità o le sperimentali “farmacie di servizi”. Questo perché il profilo di salute della popolazione sta cambiando molto rapidamente e le fragilità attuali prevedono la necessità di un’assistenza continuativa. Questa evoluzione ha un impatto anche sulla struttura ospedaliera ( a cui Ribatti dedica un capitolo), che necessita di un rinnovamento – non solo dal punto di vista architettonico – ma anche e soprattutto funzionale. L’ospedale, infatti, dovrebbe rivedere la propria funzione all’interno di un progetto di sanità e di promozione della salute condiviso con i diversi  attori del territorio. 

«Il principale criterio per valutare l’efficacia di un sistema sanitario che si vuole universalista dovrebbe essere l’equità nella distribuzione tra i cittadini dei suoi benefici e cioè la sua capacità di produrre salute, contrastando le disuguaglianze tra il personale e le comunità. Il tema della salute dovrebbe fondarsi sui servizi sanitari di base e l’ospedale dovrebbe essere concepito come integrativo» (p. 82). 

Quello che delinea Ribatti è un progetto culturale e politico che pone al centro la necessità di ripensare, non solamente il nostro sistema sanitario, ma anche l’intero sistema sociale perché  garantisca un accesso equo all’informazione e ai servizi legati alla salute.

Il sistema sanitario, infatti, dovrebbe essere concepito come un organismo vivente che vive e si nutre dell’interazione delle diverse componenti interne, ma anche dei legami con il mondo esterno, in primis tramite l’ascolto dei bisogni di salute della popolazione. 

Per realizzare questo progetto è necessario superare il modello comunicativo dividi et impera che predomina all’interno del  sistema sanitario i cui effetti più evidenti sono l’isolamente e il disorientamento che vivono i pazienti, procedure che opprimono il carico di lavoro dei medici, gerarchie tra le diverse professioni che ricadono sulla presa in carico dei pazienti. Serve un cambio di paradigma comunicativo per costruire una società in salute: attivare processi in grado di favorire la cooperazione tra specializzazioni diverse, valorizzare l’ascolto del paziente e delle famiglie, realizzare un patto comunicativo nuovo pazienti-medici-servizi in grado di generare conoscenza condivisa e migliorare costantemente sia l’erogazione dei servizi, sia una cultura della salute diffusa sul territorio.

Ambito di Intervento

Sanità e salute

Il Centro Ricerche sAu è da anni impegnato nell’ambito della salute e della sanità per realizzare progetti di innovazione che favoriscano il potenziamento della comunicazione tra il personale medico-sanitario, la cittadinanza e il territorio. 

La recensione è a cura di

Viola Davini

Ph.D., Ricercatrice e socio fondatrice del Centro Ricerche scientia Atque usus per la Comunicazione Generativa ETS

Svolge ricerca negli ambiti della salute e della sanità, è referente del Master in Comunicazione Medico-Scientifica e dei Servizi Sanitari realizzato dal Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica dell’Università di Firenze.