Recensione

La politica dentro al piatto.
Una comunicazione solidale per una nuova economia

di Marco Sbardella | 10 01 2024

Che mangiare (e quindi acquistare ciò che mangeremo) sia un atto politico l’hanno detto in tanti, da Carlin Petrini a Massimo Bottura. Ma l’atto politico che compiamo tutti, ogni giorno, è davvero tale o è, piuttosto, una scelta reale solo per chi economicamente può permettersela? Ma ancora prima, quali sono i limiti di agibilità politica che ci sono concessi dal sistema di produzione, trasformazione, trasporto e distribuzione di ciò che mangiamo? E quindi, quanta parte della responsabilità della sostenibilità (o meno) del sistema agroalimentare ricade sulle scelte di consumo dei singoli cittadini? 

Queste sono le domande che hanno guidato la consultazione del volume Comunicazione solidale di Marco Binotto, che già dal sottotitolo rimanda al consumo responsabile e ai gruppi d’acquisto solidale (GAS).

Prima di arrivare alle forme organizzate di acquisto solidale, l’autore – professore di Comunicazione e consumo responsabile alla Sapienza Università di Roma – presenta un approfondito e argomentato excursus sulla sociologia dei consumi, spaziando dalle pratiche di boicottaggio al consumerismo politico (dalle forme di boicottaggio al consumo critico), passando dal culture jamming alla street art.

Il libro

Comunicazione solidale. Storia e media del consumo responsabile e dei gruppi d’acquisto solidale

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Autore: Marco Binotto

Anno: 2023

Editore: Guerini e Associati

Luogo di pubblicazione: Milano

Alla luce di questa solida cornice interpretativa, in cui tra gli autori più citati troviamo Francuccio Gesualdi, Jean Baudrillard, Michele Micheletti e Naomi Klein, ci si chiede quanto sia necessario auspicare lo sviluppo di consapevolezza per la totalità dei cittadini/consumatori, o quanto piuttosto sia sufficiente attivare una minoranza organizzata (la base di ogni campagna efficace di boicottaggio) in grado di scatenare un effetto valanga nella società, poiché a parere dell’autore «I grandi mutamenti della coscienza collettiva, i cambiamenti storici o di pratiche estremamente diffuse avvengono e sono avvenuti molto raramente con una piena e autoriflessiva consapevolezza di tutti gli individui implicati o che ne fossero diretti protagonisti» (p. 31).

Una minoranza organizzata, quindi, che già a partire dagli anni Novanta del secolo scorso ha cercato nelle forme di consumo responsabile quello spazio di agibilità politica che non trova più nelle forme classiche novecentesche di partecipazione: «La prima, e più appariscente, necessità è di cercare altri spazi di intervento. Tipi di partecipazione diverse da quelle proposte dalla democrazia liberale e rappresentativa (lo scontro elettorale, la militanza nei partiti, le forme di dialogo e pressione con il Parlamento o i governi). Un coinvolgimento nato dal discredito dei partiti e, in generale, dalla disillusione verso le istituzioni della democrazia […]» (pp. 59-60).

Se questo porsi come nuova frontiera della partecipazione, spostando l’arena di gioco dall’ambito della politica a quello dell’economia è il punto di forza del consumerismo politico, è allo stesso tempo anche il suo più grande pericolo, perché non può essere sufficiente limitarsi a scegliere di acquistare il prodotto più buono, pulito e giusto (per riprendere il celebre slogan di Slow Food) se così facendo non si attivano dinamiche in grado di modificare le grammatiche stesse del sistema di produzione e consumo, perché «In questo modo ognuna di queste sperimentazioni corre il rischio di esser vista come semplice rivitalizzazione dello stesso sistema, come una nuova linfa vitale per aziende ormai screditate, nuovi mercati per settori ormai saturi, nuove favole da raccontare per agenzie pubblicitarie a corto di idee» (p. 150).

La soluzione per evitare di cadere in questa contraddizione, e la più efficace risposta alle domande che ci siamo posti all’inizio di questa recensione, secondo Binotto risiede nella ‘politica della prefigurazione’, ossia nella relazione tra l’azione (che nei gruppi d’acquisto solidale è al tempo stesso individuale e di gruppo) e la sua comunicazione. Perché la comunicazione solidale che dà il titolo al volume non può che essere, di concerto con l’azione organizzata dei cittadini, la base su cui costruire una nuova economia (e con essa nuovi e più giusti rapporti sociali) basata su una rinnovata relazione tra conoscenza e consapevolezza, da una parte, e comportamenti quotidiani, dall’altra: «Le immagini e il racconto dell’acquisto nei gruppi, la descrizione dei progetti di collaborazione, possono costruire un catalogo dell’obiettivo da raggiungere, l’album fotografico del sogno dell’economia solidale. Possiamo vederlo nell’autonarrazione dell’esperienza dei GAS, concentrata a riconnettere il fine con il mezzo scelto piuttosto che a edificare un’immagine complessiva di società, quel progetto più ampio nato da quel movimento: il disegno di un’economia diversa, solidale» (pp. 185-186).

In conclusione, quella che viene prefigurata è un’economia diversa che in tanti desiderano, ma che nessuno può realizzare da solo. Ed è, ancora una volta, la comunicazione, intesa come comune-azione, a venire in soccorso: «Se il singolo atto di consumo coincide con l’obiettivo del mutamento sociale desiderato, l’atto di formare un gruppo diventa lo strumento più adatto per compierlo al meglio» (p. 188).

Un’economia che Jason Nardi, primo presidente della Rete Italiana per l’Economia Solidale e autore della postfazione del volume, indica come già pienamente realizzata nel modello dei GAS e come esempio a cui guardare per trovare risposte agli interrogativi posti a ciascuno di noi dallo stato attuale delle nostre società, ormai caratterizzate da crisi pandemiche ed ambientali: «[…] molti GAS hanno fatto – insieme ai loro produttori di riferimento – un percorso non solo per arrivare a un prezzo giusto ed equo, ma a modalità per poter distribuire cibo sano e genuino a chi non ha un reddito sufficiente, con sistemi di perequazione solidale e mutualistica che – in epoche di pandemie e disastri climatici – saranno sempre più importanti» (p. 330).

Ambito di Intervento

Agricoltura e sviluppo rurale

La recensione contribuisce alla ricerca del Centro Ricerche sAu sul concetto di valore: l’idea è che questo concetto debba essere ridefinito, allontanandosi da una definizione basata su parametri esclusivamente economico-finanziari.

La recensione è a cura di
Marco Sbardella

Ph.D., Ricercatore e socio fondatore del Centro Ricerche scientia Atque usus per la Comunicazione Generativa ETS.

Consulente presso Lab CfGC.