Una Noterella su “Ricerca e Terzo Settore”
Un quadro storico
di Lorenzo Marretti | 15 01 2026
Concetti come volontariato e Terzo Settore suonano ormai familiari e, soprattutto il secondo, è entrato a pieno titolo anche nel linguaggio burocratico-amministrativo con la riforma del 2017, che ne regola natura e attività.
Esiste tuttavia una parola di cui, probabilmente, questi termini possono essere considerati la diretta progenie: mutualità.
Le società di mutuo soccorso sono il frutto, o meglio trovarono la loro spinta ideale poco prima e soprattutto durante la più grande rivoluzione che l’umanità abbia mai visto: l’industrializzazione.
Da anni tuttavia ci troviamo immersi all’interno di un’altra grande rivoluzione che è quella digitale. Essa ha trasformato l’artigianato, i mestieri, le competenze e le classi sociali stesse a sua immagine e somiglianza.
In questo scenario i valori del mutuo soccorso però sembrano essere spariti. Scopo della seguente riflessione è quello di provare a comprendere, partendo dalla storia, la potenziale necessità, in un’epoca digitale o post-industriale che dir si voglia, di una mutualità allo stesso modo post-industriale o digitale e soprattutto del ruolo che quest’ultima può giocare per il vasto mondo del Terzo Settore
Ricerca e Terzo Settore
Il Centro Ricerche sAu intende ripensare i luoghi e gli strumenti della ricerca scientifica, oltre che i profili stessi dei ricercatori e delle organizzazioni, in uno scenario antropologico che vede l’intero pianeta trasformarsi in un laboratorio di dimensioni e di potenzialità immense.
Gli Enti del Terzo Settore impegnati nelle attività di ricerca possono svolgere un ruolo essenziale nell’orientare gli enti di ricerca pubblici e privati verso un rapporto radicalmente diverso con il mondo dell’usus.
Le società operaie di mutuo soccorso
Per comprendere cos’è la mutualità è necessario partire dalla storia delle società di mutuo soccorso in Italia, nate nel XIX secolo, e delle loro consorelle inglesi, le friendly societies, operanti già dal XVIII secolo.
Osservandone i “compleanni” si capisce subito il contesto storico in cui nacquero e i bisogni a cui intendevano rispondere.
Siamo negli anni della protoindustria, un modello di organizzazione delle attività extra-agricole che anticipa la Rivoluzione industriale e segna il passaggio da un’economia contadina a una manifatturiera.
Nel 1713, con la fondazione della fabbrica di seta di John Lombe in Inghilterra, si chiude simbolicamente l’era protoindustriale e si apre la stagione delle macchine e del lavoro salariato.
Non è un caso che le prime forme di mutuo soccorso nascano proprio nel Regno Unito, “paese first comer” della Prima Rivoluzione Industriale, mentre l’Italia, “third comer” nello sviluppo industriale, vedrà fiorire le proprie esperienze mutualistiche solo nella seconda metà dell’Ottocento.
Ma più che una questione di tempi, ciò che conta è il bisogno umano e collettivo di sostegno reciproco: con il declino dei legami tradizionali e comunitari, le classi lavoratrici cercano nuove forme di solidarietà, capaci di garantire assistenza in caso di malattia, disoccupazione o infortunio.
Dalla solidarietà meccanica alla solidarietà organica
La mutualità rappresenta dunque una transizione, quasi un passaggio “2.0”, tra due forme di solidarietà.
Come ricordava il sociologo francese Émile Durkheim, la solidarietà meccanica è propria delle società semplici, basata sulla somiglianza e sull’appartenenza, mentre la solidarietà organica appartiene alle società complesse, dove la coesione nasce dall’interdipendenza e dalla specializzazione dei ruoli.
Le società di mutuo soccorso incarnano esattamente questa trasformazione: piccole cellule di coesione sociale che anticipano l’idea moderna di welfare partecipato.
Cesare Pozzo: il padre nobile della mutualità in Italia
In questo contesto si inserisce la figura di Cesare Pozzo, ferroviere, patriota e figura centrale del mutuo soccorso italiano.
Originario di Novi Ligure, Pozzo fu tra i promotori di una nuova forma di cooperazione solidale tra lavoratori, fondata non solo sulla carità ma sulla mutualità come diritto e sulla dignità del lavoro.
Nel 1877, insieme ad altri colleghi ferrovieri, fondò la Società di Mutuo Soccorso fra i Ferrovieri, che divenne un modello nazionale di organizzazione mutualistica.
L’obiettivo era tanto semplice quanto rivoluzionario: creare un sistema di tutela collettiva in grado di sostenere i soci in caso di malattia, infortunio, disoccupazione o morte, anticipando così alcune delle funzioni che oggi appartengono al welfare pubblico.
Dopo la sua morte, la società prese il nome di “Società Nazionale di Mutuo Soccorso Cesare Pozzo”, oggi una delle più antiche realtà mutualistiche ancora attive in Italia.
La sua eredità è duplice: da un lato, la visione di una mutualità come strumento di giustizia sociale e partecipazione; dall’altro, il legame tra solidarietà e competenza, che oggi ritroviamo nelle organizzazioni del Terzo Settore e nel mondo del volontariato.
Mutuo soccorso e cattolicesimo: una rapporto poco sondato
La storia delle società di muto soccorso e delle rivendicazioni politiche che fecero da cornice alla loro nascita e sviluppo è facilmente associabile, da un punto di vista ideologico, alla cultura socialista.
C’è tuttavia un filone, poco conosciuto e tutto da esplorare con attenzione, che lega la cultura del mutuo soccorso alla matrice cattolica.
Per aprire questo scenario “inedito” è fondamentale partire dall’Enciclica “Rerum Novarum – sulla Questione Operaia”, di Papa Leone XIII, al secolo Vincenzo Gioacchino Raffaele Luigi Pecci, Papa dal 1878 fino alla morte avvenuta nel 1903.
L’Enciclica papale stigmatizzava ovviamente la lotta di classe portata avanti dalle rivendicazioni del socialismo ottocentesco e auspicava forme di collaborazione tra i diversi ceti sociali.
“Laboratori politici” che, cercando di dare seguito pratico alle indicazioni di Papa Leone XIII, trovarono il loro palcoscenico in Piemonte attraverso l’opera di due attori fondamentali: Il prevosto Domenico Gobetto ed il sacerdote Leonardo Murialdo.
Il primo fu’ il fautore delle prime forme di mutualità cattolica a Settimo Torinese mentre il secondo, figura pionieristica in questo senso, già nel 1871 aveva dato vita a Torno all’Unione di Operai Cattolici.
Dalla mutualità al volontariato odierno
Il principio fondante del mutuo soccorso, di qualsiasi tendenza culturale esso sia, ovvero aiutarsi reciprocamente per migliorare la vita collettiva, è lo stesso che anima il volontariato moderno.
Le Misericordie, le Pubbliche Assistenze, le Cooperative Sociali e le Associazioni di Promozione Sociale ne sono, a tutti gli effetti, gli eredi naturali.
Se ieri il bisogno era quello di creare reti di sostegno economico e sanitario per i lavoratori, oggi la sfida è quella di ricostruire legami comunitari alimentatori costanti di civismo, coscienza e consapevolezza in un contesto sociale confuso, frammentato, solitario, tanto connesso quanto isolato.
In fondo, il messaggio della cultura mutualistica resta attualissimo: la cura reciproca è il vero motore del cambiamento sociale.
Bibliografia/Sitografia
- Cannavò, S. (2018). Mutualismo – Ritorno al futuro per la sinistra. Alegre, Roma, pp. 25–40.
- Fondazione Cesare Pozzo. Cesare Pozzo.
- Proudhon, P.-J. (2002). Philosophie du progrès. Elibron Classics, Parigi.
- Leone XIII (1891). Enciclica Rerum Novarum – sulla Questione Operaia.
- Congregazione di San Giuseppe – Giuseppini del Murialdo. La vita di San Leonardo Murialdo.
- Bertotto, S. (2023). Il mutualismo cattolico. La Voce.
Autore
Lorenzo Marretti
Collaboratore del Centro Ricerche sAu nell’ambito dei progetti di ricerca applicata al Terzo Settore.