Salute e sanità

Educazione alimentare e salute pubblica in Toscana

Intervista ad Andrea Vannucci sulla legge regionale per la diffusione di corretti stili di vita

di Lorenzo Marretti | 30 04 2026

Di cosa parliamo in questo articolo?

L’intervista ad Andrea Vannucci, Consigliere regionale della Toscana, approfondisce motivazioni, struttura e prospettive della legge regionale dedicata all’educazione alimentare e alla promozione di corretti stili di vita.

Dal confronto emerge con chiarezza come la norma nasca dalla consapevolezza della stretta interconnessione tra alimentazione, salute e prevenzione, ambiti che incidono in modo significativo tanto sulla dimensione individuale quanto su quella collettiva.

La legge si sviluppa lungo due direttrici principali: da un lato la formazione, con un’attenzione particolare al contesto scolastico; dall’altro la comunicazione pubblica, rivolta all’intera cittadinanza.

L’intervista mette inoltre in luce il valore di un approccio graduale e culturale al cambiamento, basato sulla costruzione di una maggiore consapevolezza nelle scelte quotidiane e sul coinvolgimento di una pluralità di attori: dalle scuole alle aziende sanitarie, fino al Terzo Settore. Il testo, quindi, restituisce la portata della legge non solo come strumento normativo, ma anche come leva per promuovere una più ampia e diffusa cultura della salute.

Ambito di Intervento

Salute e sanità

Crediamo che le tante forme di partecipazione alle scelte di salute e alle modalità di fruizione dei servizi socio-sanitari debbano diventare atti di cittadinanza attiva e consapevole

Introduzione

Negli ultimi anni il tema dell’educazione alimentare ha assunto un rilievo crescente nel dibattito pubblico, perché incrocia alcune delle questioni più importanti per il presente e per il futuro delle comunità: la prevenzione, la sostenibilità del sistema sanitario, il benessere delle persone e la qualità della vita. Parlare di alimentazione, infatti, non significa soltanto richiamare comportamenti individuali, ma interrogare modelli culturali, contesti educativi, responsabilità istituzionali e pratiche sociali diffuse.

In questo scenario si colloca la scelta della Regione Toscana di dotarsi di una legge specifica in materia di educazione alimentare, approvata come legge regionale 18 agosto 2025, n. 48, con l’obiettivo di promuovere campagne di sensibilizzazione e percorsi formativi rivolti alla scuola, alle famiglie, agli studenti e agli operatori della ristorazione scolastica e collettiva. La norma individua nell’educazione alimentare uno strumento di prevenzione e di tutela della salute, riconoscendo il valore strategico della formazione e della comunicazione pubblica.

L’intervista ad Andrea Vannucci, consigliere regionale e promotore della proposta di legge, consente di approfondire non solo l’impianto normativo, ma anche la visione culturale che lo sostiene. Dalle sue parole emerge con chiarezza l’idea che il cambiamento non possa essere affidato esclusivamente a prescrizioni o raccomandazioni, ma debba passare attraverso un’azione continuativa di educazione, sensibilizzazione e coinvolgimento dei territori.

Quali motivazioni hanno portato la Regione Toscana a dotarsi di una legge sull’educazione alimentare e sui sani stili di vita?

La necessità nasce da una consapevolezza ormai sempre più diffusa: parlare di alimentazione significa parlare di salute, di prevenzione e, più in generale, di qualità della vita. Da tempo emerge, a diversi livelli della società, l’esigenza di promuovere stili di vita più sani e di accompagnare le persone verso scelte più consapevoli.
Dal punto di vista collettivo, investire nella prevenzione significa anche contribuire alla sostenibilità del sistema sociosanitario. È ormai chiaro che promuovere corretti stili di vita non porta benefici soltanto per il singolo, ma rappresenta anche un vantaggio per la collettività, sia in termini di benessere sia di riduzione dei costi sanitari.
La legge nasce dunque da questa convinzione: rafforzare la cultura della prevenzione, anche attraverso l’educazione alimentare, e fare dell’alimentazione uno strumento concreto di tutela della salute.

Come è strutturata la legge e quali sono i suoi principali ambiti di intervento?

La legge si compone di sei articoli e si sviluppa attorno a due direttrici principali, pensate per integrarsi tra loro. La prima riguarda la formazione, con un’attenzione particolare al contesto scolastico, considerato il luogo privilegiato in cui promuovere una maggiore consapevolezza alimentare fin dall’infanzia. La seconda riguarda invece le campagne di comunicazione e sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza.
Questa impostazione consente di agire su più livelli. Da un lato, attraverso la scuola, si coinvolgono i più giovani; dall’altro, con strumenti di comunicazione diffusi, si raggiunge la popolazione adulta. Un aspetto importante è proprio quello di evitare fratture tra i messaggi trasmessi in ambito educativo e ciò che avviene nella vita quotidiana e familiare, così da costruire un quadro più coerente e condiviso.

A che punto è oggi il percorso di attuazione della legge?

Siamo ancora in una fase iniziale. Come spesso accade, alla legge che definisce principi e obiettivi deve seguire un passaggio attuativo capace di renderla pienamente operativa. In questo momento, quindi, il lavoro si sta concentrando proprio sulla costruzione degli strumenti necessari a tradurre l’impianto normativo in azioni concrete.
Accanto a questo, sono già emersi alcuni segnali incoraggianti: diversi soggetti del territorio hanno manifestato interesse e apprezzamento per la norma. Tra questi, anche Coldiretti ha espresso una valutazione positiva, sottolineando il valore della qualità alimentare e dell’attenzione alla filiera.

Dalla Library di sAu

Legge regionale 18 agosto 2025, n. 48

Disposizioni in materia di educazione alimentare

Bollettino Ufficiale n. 54, parte prima, del 28 agosto 2025

La Regione Toscana, con la presente legge, favorisce la diffusione dell’educazione alimentare e della promozione di corretti stili di vita attraverso specifiche campagne di sensibilizzazione, nonché tramite percorsi formativi e informativi rivolti al personale scolastico docente e non docente, alle famiglie, agli studenti e agli operatori della ristorazione scolastica e collettiva.

La legge punta a promuovere un cambiamento culturale. Si colgono già alcuni segnali nei comportamenti o negli atteggiamenti delle persone?

È ancora presto per parlare di cambiamenti strutturati, ma alcuni segnali sono già visibili, soprattutto nelle esperienze che mettono al centro la quotidianità. Un esempio significativo arriva dal mondo della scuola: in alcune realtà, come a Firenze, la distribuzione quotidiana di frutta come merenda rappresenta un gesto semplice, ma dal forte valore educativo.

Sono pratiche che, proprio perché ripetute nel tempo, possono contribuire a orientare le abitudini e a rendere più familiari scelte alimentari sane. Anche le ASL stanno già lavorando in questa direzione attraverso iniziative come “Toscana Promuove Salute”, che portano nelle scuole competenze e professionalità legate alla prevenzione.

Si tratta quindi di segnali ancora iniziali, ma concreti, che mostrano come il cambiamento culturale possa cominciare a radicarsi attraverso esperienze diffuse e continuative.

Nel mondo del lavoro quali azioni possono favorire la diffusione di stili di vita più sani?

Anche il contesto lavorativo è uno degli ambiti su cui la legge intende intervenire, soprattutto attraverso attività di comunicazione e sensibilizzazione. È però un terreno particolarmente complesso, perché riguarda abitudini consolidate, spesso condizionate dai ritmi intensi della vita professionale e da contesti in cui il benessere personale tende a passare in secondo piano.

In una prima fase, l’obiettivo è soprattutto quello di accrescere la consapevolezza, aiutando le persone a riconoscere quanto le scelte quotidiane possano incidere sul proprio benessere. Non si tratta di immaginare cambiamenti immediati, ma di avviare un processo graduale, capace di aprire attenzione e riflessione su comportamenti che spesso vengono dati per scontati.

È una sfida complessa, ma essenziale, perché la promozione della salute passa anche dai luoghi in cui le persone trascorrono una parte rilevante della propria giornata.

Guardando al futuro, quale contributo può offrire il Terzo Settore per rendere più efficace questa legge?

Il Terzo Settore può svolgere un ruolo decisivo. In Toscana rappresenta una realtà diffusa, capillare e profondamente radicata nei territori, con una capacità di relazione molto forte con le comunità e con i bisogni concreti delle persone.

La legge riconosce esplicitamente questo valore: l’articolo 5 prevede il coinvolgimento dei soggetti del Terzo Settore nelle attività di comunicazione e sensibilizzazione. Si tratta di un passaggio importante, perché un messaggio istituzionale, quando incontra la prossimità, la credibilità e la presenza quotidiana di queste realtà, può diventare più efficace e più capace di incidere realmente.

Proprio in questa collaborazione tra istituzioni e Terzo Settore si può riconoscere una delle condizioni fondamentali per dare forza e continuità agli obiettivi della legge.

Da sAu On Air

Consapevolezza alimentare. Cosa dobbiamo sapere per mangiare bene

Podcast “Minuti di alimentazione e salute”

Secondo studi recenti, molte persone, se correttamente informate, sarebbero disposte a spendere dal 5 al 91% in più per alimenti più salutari. Tuttavia, spesso non prestiamo sufficiente attenzione a ciò che mangiamo, finendo per seguire un’alimentazione poco favorevole alla salute, nonostante la disponibilità — almeno potenziale — a investire di più in pasti sani.

Conclusioni

La legge regionale sull’educazione alimentare non si limita a regolare un ambito specifico, ma punta a sostenere un cambiamento culturale più profondo. Il suo tratto distintivo risiede nel riconoscimento dell’alimentazione come tema trasversale, capace di connettere salute, prevenzione, scuola, lavoro, famiglie e partecipazione civica.

Il percorso si colloca ancora in una fase iniziale e l’efficacia della norma dipenderà in larga misura dalla capacità di tradurne i principi in strumenti operativi, pratiche diffuse e alleanze territoriali stabili. In questo quadro, assume particolare rilievo il ruolo del Terzo Settore, esplicitamente richiamato dalla legge, come soggetto in grado di rafforzare prossimità, credibilità e continuità delle azioni di sensibilizzazione. La collaborazione tra istituzioni pubbliche e realtà sociali radicate nei territori emerge come una condizione decisiva per trasformare un impianto normativo in un processo concreto di cambiamento.

Nel complesso, si delinea una visione dell’educazione alimentare come leva di salute pubblica e come investimento sul futuro. Non si tratta soltanto di promuovere abitudini migliori, ma di favorire una più ampia cultura della prevenzione, in cui il benessere individuale si intreccia con quello collettivo e con la sostenibilità del sistema sociosanitario. In questa prospettiva, la legge toscana rappresenta un segnale rilevante: non una risposta definitiva, ma l’avvio di un percorso che riconosce nella salute un bene comune da costruire attraverso conoscenza, responsabilità e partecipazione.

Bibliografia

  • Regione Toscana. (2025). Legge regionale 18 agosto 2025, n. 48. Disposizioni in materia di educazione alimentare. Bollettino Ufficiale della Regione Toscana.
  • Regione Toscana. Scuola che promuove salute: la rete e il modello toscano. Pagina istituzionale.
  • Regione Toscana. Scuole che promuovono salute. Aggiornamento al 25 marzo 2026.
  • Azienda USL Toscana Centro. Scuole che promuovono salute: il modello toscano.

Autore

Lorenzo Marretti

Collaboratore del Centro Ricerche sAu, Master in Editoria, Giornalismo e Management culturale

Intervistato

Andrea Vannucci

Consigliere regionale della Toscana, promotore della legge regionale 18 agosto 2025, n. 48 – Disposizioni in materia di educazione alimentare