Salute e sanità

L’intelligenza artificiale per un nuovo paradigma di sostenibilità dei sistemi sanitari
Intervista a Gianni Amunni

di Amos Tozzini | 02 02 2026

Di cosa parliamo in questo articolo?

In questa intervista, il Dott. Gianni Amunni espone il suo punto di vista sul presente e sul futuro della prevenzione oncologica. Secondo Amunni, oggi il sistema sanitario pubblico è in una evidente fase di sottofinanziamento. In un momento storico nel quale la vita media si è allungata e l’efficacia delle cure ha cronicizzato malattie per le quali in passato si sopravviveva per meno tempo, questo comporta un grave vulnus per la salute delle persone. Si presentano due chine diverse, ma altrettanto pericolose: una è quella secondo cui il paziente migliore è quello che vive meno, l’altra è quella per cui si rende necessario imporre dei limiti alla disponibilità di cura, smettendo di trattare, per esempio gli ultraottantenni.
Per questo, si rende necessario cambiare il paradigma con cui si affronta il tema della sostenibilità, passando dal concetto di spesa al concetto di investimento. In questa ottica, la prevenzione e la medicina di precisione sono il migliore investimento che si possa fare. Cioè quello a minor costo e più alto registro. E l’AI, grazie alle sue capacità di analisi dei dati, potrebbe rivelarsi uno strumento prezioso per riuscire ad andare oltre i limiti attuali.

Ambito di Intervento

Salute e sanità

Il Centro Ricerche sAu è da anni impegnato nella realizzazione di progetti incentrati sul coinvolgimento di portatori d’interesse con lo scopo di avviare processi generativi di conoscenza in cui aziende sanitarie e ospedaliere, associazioni, istituzioni cooperino per aumentare il livello di health literacy della cittadinanza in campo medico-scientifico. Con un focus sulla medicina del lavoro

Le malattie oncologiche sono tra le patologie che maggiormente impatto la vita degli individui e la società tutta del presente e del prossimo futuro. Stando alle stime ECIS – European Cancer Information System, da qui al 2040 in Europa ci sarà un aumento tanto dell’incidenza quanto della mortalità per tumori, soprattutto a causa dei cambiamenti demografici. Anche in Italia l’attenzione rimane alta. Secondo l’Associazione Italiana Oncologia Medica, tra il 2008 e il 2017 si è registrato un aumento tra i giovani dell’incidenza del tumore alla mammella e ai testicoli. Gli stili di vita e le condizioni ambientali attuali infatti costituiscono spesso un fattore di rischio. Il consumo di alcol, ad esempio, dopo i lockdown negli anni del Covid-19 è tornato rapidamente ai livelli pre-pandemici, talvolta superandoli, mentre l’obesità e il sovrappeso rimane un fenomeno diffuso che non accenna a diminuire.
Dall’altra parte, le misure attuate dal Sanità Pubblica si stanno rivelando efficaci. La mortalità giovanile dovuta ai tumori in Italia è scesa di oltre il 20% tra il 2006 e il 2021, mentre l’aspettativa di vita è quantitativamente e qualitativamente migliore rispetto anche solo a pochi anni fa. Il merito di questi risultati è soprattutto della prevenzione. Quella secondaria in particolare, i cosiddetti screening, è uno strumento indispensabile da quando, a partire dagli anni ‘90, è entrata a far parte dei LEA e sono diventati gratuiti per tutta la popolazione target. Per questo, sostenerla e potenziarla è e sarà sempre più urgente per la salute (qui intesa in senso ampio, come stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non solo assenza di malattia) di tutti.

Dott. Amunni, le farei intanto una domanda di contesto: quali sono i dati della partecipazione ai programmi di screening in Toscana e nelle altre regioni?

In Toscana, l’adesione è più alta rispetto alla media nazionale. Le performance degli screening si basano sulla valutazione dei due parametri: l’estensione, cioè quante persone della popolazione target si riescono a raggiungere con una lettera di invito, e l’adesione, ovvero quante di queste persone effettivamente rispondono all’invito. In Toscana raggiungiamo ormai il 100% di estensione in tutti gli screening e sono molto alti anche i livelli di adesione, in modo particolare nel tumore della mammella, dove si raggiunge il 70%. Il valore più basso riguarda il tumore del colon retto, ma è un dato comune a livello nazionale, mentre per quanto riguarda il test del tumore della cervice uterina c’è una componente non rilevata delle donne che eseguono il Pap test in cliniche private.

In questo senso, il primo elemento determinante dello screening, come evidenzia anche la lettura scientifica, è senz’altro, trattandosi di un intervento di sanità pubblica, la sua gratuità.

Oltre a questo, nel caso della Toscana sono tre, a mio parere, le motivazioni principali di questi dati.
La prima è che c’è una buona organizzazione delle strutture. La Toscana infatti ormai da decenni ha un Istituto regionale dedicato alla prevenzione secondaria, quello che oggi si chiama Ispro, che da anni fa azione diretta sugli screening e conduce diverse attività di ricerca.
Il secondo aspetto è rappresentato da una fiducia nel servizio sanitario pubblico da parte dei cittadini, che trova sicuramente riscontro nelle evidenze di una buona qualità della sanità toscana.
Il terzo elemento ha a che fare con i due precedenti ed è la presenza di una cultura della prevenzione non solo diffusa, ma addirittura in crescita nella regione dal momento che anche la popolazione non indigena, indipendentemente dal territorio di provenienza, raggiunge buoni livelli di adesione.

Questo mi porta all’altro punto della domanda. Tra Nord, Centro e Sud Italia l’adesione agli screening non è uguale, con il Centro-Nord che ha risultati nettamente migliori rispetto al Sud. Peraltro, si tratta di una differenza che non si è ridotta nel tempo, ma anzi è stata acuita dal Covid. Dopo la sospensione forzata dei programmi di screening di quei mesi, le regioni già precedentemente virtuose hanno rapidamente ripreso i livelli pre-pandemici e li hanno talvolta superati, mentre in quelle meno virtuose non c’è stato lo stesso tipo di risposta

Progetto

Questo articolo approfondisce alcuni aspetti del progetto “Gli agenti conversazionali: un’opportunità per la ricostituzione dei sistemi sanitari” ideato e sviluppato nell’ambito del master in Comunicazione Medico-Scientifica e dei Servizi Sanitari, nato dalla collaborazione tra il  Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica dell’Università di Firenze e il Centro Ricerche sAu.

Il progetto si concentra sugli usi attuali e potenziali dell’intelligenza artificiale e ha come obiettivo la valorizzare e rafforzare il rapporto di fiducia tra gli stakeholder del mondo della sanità (ricercatori, medici, tecnici e pazienti) attraverso un prodotto AI frutto di una progettazione Generativa.

In questo scenario, occorre rafforzare la presenza degli screening su tutto il territorio nazionale. Infatti, la combinazione di un intervento di prevenzione primaria con un intervento di prevenzione secondaria potrebbe addirittura portare all’eliminazione di un tumore, come nel caso di quello alla cervice uterina.

La sanità pubblica oggi è in evidente difficoltà sotto molti punti di vista. In questo senso, di quali interventi ci sarebbe bisogno per sostenere e migliorare la prevenzione oncologica?

Non c’è dubbio che stiamo in una fase di sottofinanziamento del servizio sanitario pubblico. Occorre fare una riflessione a tutto tondo su quelli che sono i bisogni reali, o per continuare a garantire questo servizio o per modificarlo profondamente.

Oggi ci sono degli amplificatori di spesa enormi. La vita media si è allungata, il rapporto con il paziente è quindi più lungo, e con la cronicizzazione delle malattie aumenta il tempo di presa in carico. Una volta di tumore al polmone si moriva nell’arco di 6 mesi, oggi si muore meno e nell’arco di 36-40 mesi. Capisce bene come il sottofinanziamento può portare a due chine molto pericolose: sparare che i pazienti malati vivano meno a lungo possibile, o mettere dei limiti, scegliendo chi curare e chi no.

Per questo serve anche cambiare il paradigma con cui affrontiamo il tema della sostenibilità e abbandonare il concetto di spesa.
Semmai, bisogna spostarsi verso il concetto di investimento. E cioè riconoscere che quella spesa genererà un ritorno economico, riconoscere, per dirla in modo freddo, che una persona che prima avrebbe pagato le tasse per due mesi e ora le paga per quattro anni. In questa ottica, la prevenzione è il migliore investimento, perché è quello con il minor costo, dal momento che la diagnosi in ‘prevenzione lo è per definizione, e il più alto ritorno. L’ONU afferma che ad oggi il 35% dei tumori che vediamo sarebbero evitabili con buone pratiche individuali e collettive. Questo significa che un tumore su tre sarebbe evitabile, cioè c’è per responsabilità nostra. Se ci dessimo l’obiettivo di eliminare anche solo il 10% di questo 35%, quale valore economico si genererebbe? Capisce che il tema della sostenibilità è il tema su cui ci si gioca anche la salute.

L’intelligenza artificiale oggi promette di rivoluzionare il settore sanitario. Quale contributo potrebbe portare nella prevenzione oncologica?

Sicuramente l’intelligenza artificiale, che è un termine molto ampio, potrà aiutare la medicina e i servizi sanitari e sarebbe stupido o miope non confrontarsi sulle opportunità che l’intelligenza artificiale può produrre.
Diversi studi hanno già mostrato la presenza di meno falsi positivi e meno falsi negativi nelle analisi fatte dall’intelligenza artificiale. Questo perché si basa sull’esperienza. Più immagini ho visto e più sono stato in grado di correlare l’immagine ad una patologia e più sono più bravo a leggere. Questo è tipicamente un esempio in cui l’intelligenza artificiale può avere un ruolo importante.
Una cosa ormai diffusamente riconosciuta nel mondo di chi si occupa di screening è che non tutta la popolazione è uguale e che probabilmente ci sono persone che hanno un rischio maggiore e altre con un rischio più basso. Proporre una modalità uguale per tutti rischia allora di essere un intervento eccessivo. E’ un problema che riguarda più in generale tutta la medicina, in particolare quella che va sotto il nome di medicina iniziativa, ovvero quella della stratificazione del rischio.
Ora, la stratificazione del rischio richiede di mettere insieme una quantità enorme di informazioni che distinguono un soggetto da un altro per individuare quali sono le probabilità maggiori che uno ha di andare incontro a una patologia rispetto all’altro e viceversa. Capisce che questo ci porta a modulare in maniera significativamente più ottimale gli interventi.
C’è una parola molto indicativa: big data. Questa ci porta all’ oncologia di precisione. L’oncologia di precisione si basa sul fatto di correlare un numero enorme di possibili mutazioni del tumore con le varie tipologie di malattie e le eventuali possibilità di trattamento. Si tratta di un numero altissimo di dati di laboratorio che riguardano una singola persona, da confrontare su un numero altrettanto alto di persone che hanno contratto la stessa specifica malattia, tenendo conto del fatto se essa è stata o no sensibile ad un trattamento che sto per mettere in piedi. In questo l’ointelligenza artificiale sarà fondamentale, perché solo uno strumento che abbia importanti capacità di calcolo può gestire tutte quelle informazioni. Certo, ci sono rischi a cui prestare attenzione. Uno è la disparità che può crearsi nell’accesso a queste tecnologie. Un altro aspetto che mi lascia perplesso è quello della privacy.
Tuttavia, si tratta di un passo importante. In medicina da sempre ci si muove in termini probabilistici. Già fare la scelta di fare la mammografia nelle donne over 45 è una valutazione probabilistica. Ci sono tumori prima dei 45 anni? Sì. Li perdiamo. Il gioco vale la candela? Probabilmente sì. Il problema è un altro, si vuole cioè andare oltre un probabilismo molto limitato e legato all’esperienza individuale. Oggi abbiamo una medicina molto legata al valore del singolo, ma bisogna in qualche maniera essere pronti ad altre variabili.

Conclusioni

Il dialogo con il Dott. Amunni evidenzia come rafforzare gli investimenti nella prevenzione oncologica sia una priorità strategica per la sostenibilità dei sistemi sanitari. La prevenzione, in particolare attraverso gli screening, rappresenta infatti l’intervento con il miglior rapporto tra costi e benefici: consente diagnosi più precoci, riduce la mortalità e genera anche ritorni economici e sociali. In questa prospettiva, l’intelligenza artificiale potrà svolgere un ruolo sempre più rilevante, migliorando l’accuratezza delle diagnosi, riducendo errori e permettendo una medicina più personalizzata grazie all’analisi dei big data. Tuttavia, per garantire equità di accesso alle nuove tecnologie e tutelare la privacy dei dati sanitari, resta fondamentale mantenere un approccio umano alla pur indispensabile tecnologia.

Intelligenze artificiali: presente e futuro della Sanità

L’intelligenza artificiale è un argomento ambiguo. Da un lato è il trend onnipresente nel dibattito pubblico. Dall’altro è un tema così complesso e tecnico che, nonostante ne parlino tutti, in pochi lo capiscono davvero. Si corre così il rischio di derubricarla a moda del momento, destinata piano piano a sparire come altri progetti visionari digitali in precedenza. In realtà, l’AI è qui per restare, soprattutto in tutti quei lavori ad alto impatto sociale, dalla finanza alla medicina. Ed è proprio nel settore della sanità che stanno già avvenendo gli sviluppi più sconvolgenti.

In questo articolo, presentiamo la sintesi di una prima parte della ricerca focalizzata sull’uso dell’intelligenza artificiale in ambito sanitario.

Bibliografia/Sitografia

Autore

Amos Tozzini

Laureato in Pratiche, linguaggi e cultura della comunicazione presso l’Università degli Studi di Firenze. È collaboratore presso il Centro Ricerche “scientia Atque usus” per la Comunicazione Generativa ETS.

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Intervistato

Gianni Amunni

Coordinatore Scientifico di ISPRO; già Direttore del Dipartimento Oncologico presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi